Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
21 Marzo 2014

Nuovo reclamo tributario

Di cosa si tratta

La Legge di Stabilità (legge 27 dicembre 2013, n. 147) al comma 611 ha apportato rilevanti modifiche alla procedura di reclamo-mediazione, disciplinata dall’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992.
La norma statuisce che per gli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate di valore non superiore a 20.000 euro, il contribuente, in luogo del ricorso, è tenuto a notificare apposito atto di reclamo, che può contenere un’istanza di mediazione. Se la fase di mediazione ha esito negativo il reclamo si tramuta in ricorso, per cui, senza integrazione dei motivi, va depositato presso la segreteria del giudice.
Il principale elemento negativo dell’istituto consiste nel fatto che l’assenza di notifica del reclamo causa l’inammissibilità del ricorso, con susseguente definitività dell’atto.
Nella nuova formulazione dell’art. 17-bis del DLgs 546/92, la presentazione del reclamo non è più prevista a pena di inammissibilità, posto che essa diviene una condizione di procedibilità dell’azione.
Dal punto di vista degli adempimenti e dell’iter procedurale, l’art. 17-bis del D.Lgs 546/92 non viene, in sostanza, modificato, per cui, se l’atto emesso dall’Agenzia delle Entrate è reclamabile, occorre notificare il reclamo entro i consueti sessanta giorni. Dalla notifica del reclamo possono trascorrere 90 giorni per stipulare l’atto di mediazione.
La costituzione in giudizio del contribuente, in base al “nuovo” co. 9 dell’art. 17-bis del D.Lgs. 546/92 deve avvenire, a pena di ammissibilità, entro 30 giorni che decorrono dallo spirare dei 90 dalla proposizione del reclamo, per cui la costituzione deve di fatto avvenire entro 120 giorni dalla notifica del medesimo.
Tali considerazioni valgono anche per il termine di sessanta giorni entro cui il resistente, ai sensi dell’art. 23 del DLgs 546/92, deve costituirsi in giudizio.
E’ espressamente previsto che ai fini del computo dei novanta giorni, operano le norme sui termini processuali: pertanto, se il reclamo viene notificato a giugno, ai novanta giorni dovranno essere sommati i 45 della c.d. “pausa estiva”, e lo stesso, ovviamente, dicasi per il termine di 30 giorni o di 60 per la costituzione in giudizio.
La novità più importante riguarda l’effetto conseguente all’errore del contribuente, che, nelle ipotesi dubbie, potrebbe notificare il ricorso in luogo del reclamo o viceversa: nel modello antecedente, come evidenziato la presentazione “diretta” del ricorso avrebbe comportato l’inammissibilità del medesimo.
Con la nuova disciplina il reclamo diviene una condizione di procedibilità, per cui nessuna inammissibilità può essere dichiarata.
Dal punto di vista procedurale, se il difensore notifica l’impugnazione e si costituisce in giudizio prima del decorso dei novanta giorni, come si trattasse di una lite ricorribile, spetta all’Agenzia delle Entrate la scelta circa l’opportunità di eccepire l’improcedibilità.
Qualora la eccepisca, il Presidente rinvia la trattazione della controversia per consentire la mediazione tra le parti. Se la mediazione non avviene, il processo proseguirà per le vie ordinarie, e lo stesso dicasi se l’Agenzia delle Entrate nulla eccepisce oppure omette di costituirsi in giudizio tempestivamente.
Con l’introduzione del co. 9-bis all’art. 17-bis del D.Lgs. n. 546/92 è contemplata la sospensione della riscossione delle somme dovute in base all’atto oggetto di reclamo. La sospensione dura sino al decorso dei novanta giorni dalla notifica del reclamo, termine entro il quale deve essere stipulata la mediazione. Essa, però, non opera in caso di dichiarazione di improcedibilità.
Le modifiche apportate all’art. 17-bis del DLgs 546/92 operano a decorrere dagli atti notificati dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della Legge, ossia dal 3 marzo 2014.

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