Categorie approfondimento: Credito e banche
30 Gennaio 2015

Nuovo anatocismo: meno chiarezza e maggiore complessità

Di cosa si tratta

Con il D.L. del 24 giugno 2014 n. 91 “Disposizioni urgenti per … la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea” (c.d. Misure per la crescita economica), all’art. 31, si è intervenuti nuovamente sul testo dell’art. 120 TUB (Decorrenza delle valute e calcolo degli interessi), riducendo ulteriormente la chiarezza alla quale non aveva contribuito la legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013), entrata in vigore il? 1° gennaio 2014, che con il co. 629 aveva modificato la disciplina dell’anatocismo bancario introdotto dall’art. 25, co. 2, D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342 a parziale deroga di quanto previsto dall’art. 1283 cod. civ., che dispone: “In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.
Con il D.L. n. 91/2014 il testo è conformato alla giurisprudenza in tema di capitalizzazione composta (Cassazione civile, sez. un., 4 novembre 2004, n. 21095) che aveva dichiarato la nullità del patto relativo all’anatocismo trimestrale; con la pronuncia della Cassazione civile sez. un., 3 dicembre 2010, n. 24418 si è stabilita la nullità dell’anatocismo annuale in favore della banca in quanto la capitalizzazione annuale è stata esclusa per difetto di base negoziale che la prevedesse, e non perché nulla la clausola e si è conservata la legittimità di quello annuale in favore del cliente.
La disposizione consente ora alla banca di introdurre nei contratti in conto corrente o in conto di pagamento la previsione di una convenzione anatocistica ex ante e avente ad oggetto interessi non ancora scaduti in deroga alla norma di cui all’art. 1283 c.c., purché si riferisca ad interessi maturati in un periodo mai inferiore all’anno. La banca può inserire nei nuovi contratti in conto corrente o in conto di pagamento una clausola di capitalizzazione composta che non sia mai inferiore all’anno a partire dal 60° giorno dalla pubblicazione della legge avvenuta il 19 agosto 2014, mentre per i contratti già in corso l’adeguamento avrebbe dovuto avvenire entro il 24 dicembre 2014; cioè il contratto doveva già prevedere una capitalizzazione mai inferiore all’anno, in quanto l’eventuale previsione di una capitalizzazione trimestrale con clausola nulla non comporta l’automatico inserimento della capitalizzazione annuale: la capitalizzazione annuale o per periodi di tempo superiori deve avere una base negoziale.
Fino al momento nel quale verrà adottata una nuova delibera CICR, che stabilisca modalità e criteri per la produzione anatocistica di interessi con periodicità non inferiore a un anno nei contratti in conto corrente o in conto di pagamento, avrà applicazione ancora la delibera del CICR del 9 febbraio 2000, mentre per i contratti in corso l’adeguamento sarebbe dovuto avvenire entro il 24 dicembre 2014.
Si apre così un ventaglio di date con conseguenti effetti sull’esattezza dei computi che verranno effettuati e i professionisti degli accertamenti tecnici saranno scopritori di interessanti risultati.
Per i contratti conclusi prima dell’entrata in vigore (1° luglio 2000) della delibera CICR del 9 febbraio 2000 saremo di fronte a un contratto che difetta di qualsiasi base negoziale che abbia previsto la capitalizzazione annuale o superiore all’anno, prevedendo per la normativa dell’epoca un anatocismo trimestrale invalido e si dovrà concludere un accordo di convenzione anatocistica annuale.
Per i contratti stipulati dopo il 1° luglio 2000, periodo nel quale era ammessa la stipulazione di contratti contenenti la clausola anatocistica trimestrale con il solo limite della reciprocità, la banca dovrà modificare la cadenza della capitalizzazione trimestrale in periodi non inferiori all’anno.
I contratti stipulati dopo il 1° gennaio 2014 e fino al 24 giugno 2014, sottoposti al comma 629 della legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013), entrata in vigore il 1° gennaio 2014, non potevano prevedere alcuna forma di anatocismo, in quanto il provvedimento della delibera CICR non era intervenuto e deve essere destinato esclusivamente alla modalità di determinazione del c.d. monte interessi, non potendo intervenire sul problema dell’illegittimità della clausola anatocistica.
Si è nei fatti realizzata una ingiustificata disparità di trattamento dei diritti soggettivi dei clienti con l’assurda situazione che il CICR, non danneggiando le banche, ha indugiato un semestre nell’applicazione dell’art. 120 TUB, come modificato dalla c.d. legge di stabilità e la Banca d’Italia ha impiegato più di un anno per l’applicazione della legge n. 108 del 7 marzo 1996, entrata di fatto in vigore il 1° aprile 1997.
Nella precedente formulazione dell’art. 120 TUB la banca doveva creare un monte interessi da liquidazione periodica d’interessi che non poteva essere capitalizzato e il creditore non poteva esprimere il consenso ad imputare il pagamento al capitale, piuttosto che ad interessi e alle spese. Il pagamento effettuato dal debitore, salvo diversa volontà della banca, doveva sempre essere imputato prima agli interessi e spese e poi al capitale, essendo venuta meno la possibilità della banca di poter capitalizzare. Si è tornati alla consuetudine bancaria, unica a gestire il rapporto bancario per la quale la banca procede all’imputazione dei pagamenti secondo la prassi bancaria imputandoli a capitale, interessi e spese, derogando a quanto previsto dall’art. 1194 c.c. in tema d’imputazione dei pagamenti, ove è stabilito che l’imputazione del debitore deve avvenire con il consenso del creditore e i pagamenti imputati al capitale e interessi, vanno imputati agli interessi.

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