Categorie approfondimento: Credito e banche
10 Settembre 2002

Nuove regole per le scritture contabili e recupero dei crediti

Di cosa si tratta

Due circolari del 30 luglio e 1º agosto scorsi le Nro 60/E e 64/E dell’agenzia delle Entrate sono tornate ad occuparsi delle semplificazioni delle scritture contabili, introdotte dall’articolo 8 della legge 383/2001.
L’articolo ha soppresso l’obbligo di bollatura e di vidimazione per:
– il libro giornale,
– il libro degli inventari,
– i registri obbligatori
e ha lasciato il solo obbligo di numerazione progressiva delle pagine, confermando che restano soggetti alle ordinarie regole di vidimazione i libri sociali obbligatori, indicati nell’articolo 2421 del Codice civile.
Per la numerazione delle pagine la circolare 92/E del 22 ottobre 2001 aveva chiarito che questo adempimento:
– deve essere eseguito direttamente dal contribuente obbligato alla tenuta delle scritture;
– non occorre che sia preventivo per blocchi di pagine.
È possibile, in alternativa alla numerazione preventiva, numerare le pagine durante la fase di stampa del registro.
In caso di bollatura facoltativa dei libri contabili e di bollatura obbligatoria, prevista da leggi speciali, rimane ferma la competenza dell’ufficio del registro delle imprese o dei notai e in queste ipotesi si applicano le regole contenute nella circolare del Ministero dell’Industria 3407/C del 1997, che già fissava il criterio della progressività della numerazione entro l’anno in cui è effettuata la vidimazione. Il Fisco aveva chiarito che la numerazione del libro giornale, degli inventari e dei registri obbligatori Iva e imposte dirette, non bollati e non vidimati facoltativamente dal contribuente, doveva essere effettuata progressivamente per ciascun anno, con l’indicazione, pagina per pagina, dell’anno a cui si riferiva.
Erano sorti dubbi in merito all’anno da indicare sui registri. Non va infatti dimenticato che in presenza dell’obbligo di bollatura e vidimazione (e dunque prima del l’entrata in vigore della legge 383/2001) l’anno di riferimento era immediatamente individuabile nell’anno di vidimazione: i registri vidimati nel corso del 2000, dunque, dovevano recare l’indicazione del medesimo anno. Non essendovi più l’obbligo di vidimazione, era dunque necessario dare una soluzione al problema dell’anno da riportare in sede di numerazione.
La circolare 64/E del 30 luglio 2002 ha affermato che l’anno da indicare sui registri è l’anno a cui fa riferimento la contabilità e non quello in cui è effettuata la stampa delle pagine, mentre è importante il chiarimento, fornito sempre dalla circolare 64/E, sulle modalità di numerazione da adottare nel libro degli inventari, ove è stato precisato che l’indicazione dell’anno può essere omessa se le annotazioni riportate occupano solo poche pagine per ciascuna annualità.
La soppressione dell’obbligo di bollatura e vidimazione del libro giornale e del libro inventari, intervenendo sul testo dell’articolo 2215 del Codice civile, ha comportato la semplificazione degli adempimenti amministrativi, ma rende più ardua la procedura giudiziale di recupero dei crediti delle imprese.
Venuti meno il rischio di tardive registrazioni rispetto alla data di vidimazione e l’applicazione di sanzioni pecuniarie di rilievo, stanno verificandosi conseguenze negative per i soggetti tenuti alle scritture contabili sul piano del recupero dei crediti.
Le disposizioni infatti non sono state coordinate con la nuova versione dell’articolo 2215 del Codice civile: la prima si riferisce all’efficacia probatoria delle scritture contabili tra imprenditori (articolo 2710 Cod. civ.) e la seconda (articolo 634 Codice procedura civile) riguarda la prova idonea per conseguire un decreto ingiuntivo, cioè il provvedimento che, divenuto esecutivo, consente di procedere all’esecuzione forzata nei confronti del debitore e all’iscrizione di ipoteca giudiziale sui suoi beni.
L’articolo 2710 Cod. civ. prevede che “i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti all’esercizio dell’impresa” e l’articolo 634 del Cod. proc. civ. stabilisce invece che “sono prove scritte idonee a norma del n. 1 dell’articolo precedente le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti prescritti dal Codice civile. Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di denaro nonché per prestazioni di servizi fatte da imprenditori che esercitano una attività commerciale anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 e seguenti del Codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite per tali scritture”.
Gli articoli richiedono i requisiti della bollatura, vidimazione e regolare tenuta; allo stato della normativa attuale si domanda se possano produrre gli effetti loro connessi. L’argomento è stato oggetto di vari interventi dalla entrata in vigore della legge 383/2001; lo studio del Consiglio nazionale del Notariato, emanato lo scorso maggio evidenzia una conseguenza rilevante per le imprese: se queste intendono utilizzare, quale prova idonea al rilascio del decreto ingiuntivo, l’estratto autentico delle scritture contabili dovranno necessariamente far vidimare e bollare prima dell’uso il libro giornale; in mancanza dell’adempimento, il notaio non potrà procedere alla certificazione richiesta.

In sintesi

Fatto da noi non infrequente, il legislatore non prende in considerazione tutti gli effetti dei provvedimenti che adotta con la conseguenza che l’impresa potrà ancora godere del procedimento di ingiunzione per recuperare il proprio credito, ma non in via semplificata.
Vero che vi sono altre prove idonee ad ottenere l’ingiunzione, come l’utilizzo delle fatture e dei documenti di trasporto, attestanti la consegna della merce, ma si tratta di un sistema meno agevole rispetto all’estratto autentico della pagina del libro giornale. I documenti aziendali possono infatti essere di anni precedenti ed essere archiviati al momento in cui si intende presentare la richiesta di decreto ingiuntivo; la ricerca richiede tempi più lunghi e maggiori difficoltà; in molti casi poi le sottoscrizioni di ricevuta delle merci non sono complete o mancano elementi che diano la certezza del credito, sui quali il magistrato, che resta perplesso, provvede a sospendere l’emissione del provvedimento, imponendo di fatto l’altra strada, che non è percorribile se i registri sono nella condizione beneficiata dalla semplificazione. A questo punto non resta che la via ordinaria dell’azione civile, indubbiamente più lunga e costosa.
Soprattutto per le aziende a clientela diffusa, soprattutto commerciali, che abbiano rilevanti percentuali di insolvenza e frequente ricorso al recupero del credito, è preferibile non beneficiare degli effetti della riforma e procedere per le scritture contabili come in precedenza.

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