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6 Marzo 2020

Nullità selettive delle singole operazioni nell’ambito del contratto quadro bancario.

Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 28314 del 4 novembre 2019 sono intervenute nel dibattito sulla possibilità che l’impugnazione di un contratto quadro consenta l’azione volta a fare valere le risultanze di altre operazioni, non oggetto di impugnazione.
Le Sezioni unite civili, decidendo su questione di massima di particolare importanza, hanno enunciato il seguente principio di diritto: «La nullità per difetto di forma scritta, contenuta nell’art. 23, co. 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, può essere fatta valere esclusivamente dall’investitore, con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell’accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L’intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l’eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro».
Il contrasto riguardante la legittimità della limitazione degli effetti derivanti dall’accertamento della nullità del contratto quadro ai soli ordini oggetto della domanda proposta dall’investitore, è stato risolto a favore degli intermediari.
Quando si è domandata ed accertata la nullità del contratto quadro per violazione dell’art. 23 TUF, che richiede la stipulazione in forma scritta e che una copia venga consegnata al cliente, il quesito restava se l’investitore sia legittimato a selezionare gli ordini di acquisto oppure se la dichiarazione di nullità del contratto quadro travolga anche le operazioni di acquisto che non hanno formato oggetto della domanda proposta dal cliente ma che comunque derivano dall’esecuzione di quello. Le conseguenze pratiche sono molto importanti.
L’investitore può scegliere quali ordini di investimento intende annullare (quelli che sono stati svantaggiosi) e recuperare quanto investito; i vantaggi invece che gli sono derivati da altri ordini di investimento, che sono stati redditizi, non essendo nella domanda che l’investitore formula, resterebbero fermi.
Accertata la nullità del contratto quadro questa travolge tutti gli ordini di acquisto, senza possibilità da parte dell’investitore di selezionarli, e l’intermediario ha la possibilità, in via di eccezione o di domanda riconvenzionale, di formulare richiesta di compensazione o di restituzione. Per la normativa in materia d’indebito, il cliente sarebbe tenuto a restituire alla banca i titoli acquistati, le cedole riscosse ed ogni altra utilità, al netto dell’importo erogato per l’acquisto dei titoli.
Le Sezioni Unite sottolineano il carattere funzionale dell’obbligo della forma scritta, stabilito a pena di nullità in favore del cliente, volto a riequilibrare l’asimmetria informativa-conoscitiva in favore del soggetto più debole, e danno evidenza all’obbligo solidaristico di buona fede, gravante anche sull’investitore, che impone che l’esercizio del diritto, potestativamente riconosciutogli, di far valere la nullità di protezione, non possa travalicare in abuso, diventando un ingiustificato pregiudizio in danno dell’altra parte.
Il criterio guida nel valutare la legittimità dell’uso selettivo delle nullità di protezione nei contratti d’investimento deve essere il principio di buona fede, per evitare che l’esercizio dell’azione in sede giurisdizionale possa produrre effetti distorsivi ed estranei alla ratio in funzione della quale lo strumento di protezione è stato introdotto.
L’avvenuto uso selettivo della nullità non comporta automaticamente la violazione del principio di buona fede perché si determinerebbe un effetto sostanzialmente abrogativo del regime giuridico delle nullità di protezione, dal momento che si stabilirebbe un’equivalenza, senza alcuna verifica di effettività, tra uso selettivo delle nullità e violazione del canone di buona fede.
L’insufficienza della esclusiva valorizzazione della buona fede soggettiva, ritenendo invece necessario anche effettuare in concreto un esame degli investimenti complessivamente eseguiti, ponendo in comparazione quelli oggetto dell’azione di nullità, derivata dal vizio di forma del contratto quadro, con quelli che ne sono esclusi, al fine di verificare se permanga un pregiudizio per l’investitore corrispondente al petitum azionato, dovendo ritenersi, in questa ultima ipotesi, che l’investitore abbia agito coerentemente con la funzione tipica delle nullità protettive, ovvero quella di operare a vantaggio di chi le fa valere.
In concreto può accertarsi che gli ordini non colpiti dall’azione di nullità abbiano prodotto un rendimento economico superiore al pregiudizio confluito nel petitum e in questo caso ritengono che possa essere opposta dall’intermediario, al solo effetto di paralizzare gli effetti della dichiarazione di nullità degli ordini selezionati, l’eccezione di buona fede, per non determinare un ingiustificato sacrificio economico in capo all’intermediario stesso.
Può, però, accertarsi che un danno per l’investitore, anche al netto dei rendimenti degli investimenti relativi agli ordini non colpiti dall’azione di nullità, si sia determinato e in tale evenienza, entro il limite del pregiudizio per l’investitore accertato in giudizio, l’azione di nullità non contrasta con il principio di buona fede; oltre tale limite, opera, ove sia oggetto di richiesta dell’intermediario, l’effetto paralizzante dell’eccezione di buona fede.
Quindi se i rendimenti degli investimenti non colpiti dall’azione di nullità superino il petitum, l’effetto impeditivo è integrale, ove invece si determini un danno per l’investitore, anche all’esito della comparazione con gli altri investimenti non colpiti dalla nullità selettiva, l’effetto paralizzante dell’eccezione opererà nei limiti del vantaggio ingiustificato conseguito.
In relazione ai contratti d’investimento, della dichiarata invalidità del contratto quadro può avvalersi soltanto l’investitore, sia sul piano sostanziale della legittimazione esclusiva che su quello sostanziale dell’operatività ad esclusivo vantaggio di esso. L’intermediario, alla luce del peculiare regime giuridico delle nullità di protezione, non può avvalersi degli effetti diretti di tale nullità e non è conseguentemente legittimato ad agire in via riconvenzionale od in via autonoma ex artt. 1422 e 2033 cod. civ., potendo quando sussistono i presupposti e nei limiti precisati, opporre l’eccezione paralizzante di buona fede, che, pur non configurando eccezione in senso stretto, tuttavia deve essere oggetto di specifica richiesta.

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