Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
1 Aprile 2014

Notifica di cartelle esattoriali e di atti giudiziari via PEC

Di cosa si tratta

Stravolgendo la consueta impostazione dei nostri articoli in questa occasione muoviamo dai consigli che solitamente riserviamo alla parte finale del testo: è fortemente consigliato consultare quotidianamente l’indirizzo di posta elettronica certificata che è stato segnalato al Registro delle Imprese in forza del D.L. n. 185 del 29 novembre 2008. Dal 15 dicembre 2013, infatti, l’omessa verifica del contenuto della PEC potrebbe comportare sgradite sorprese.
Da quando per i soggetti iscritti al Registro delle Imprese venne introdotto l’obbligo di dotarsi (e di comunicare) di un indirizzo di posta elettronica certificata (si veda nel sito: Nuovi obblighi in materia di posta elettronica certificata.), è spesso capitato che i clienti dello studio ci chiedessero cosa prevedesse la normativa di riferimento.
Nella maggior parte dei casi il quesito era finalizzato a conoscere quali fossero la portata e gli effetti dell’uso della PEC, quale strumento “ordinario” nella quotidianità dell’impresa. L’intenzione era quella di farne un impiego “attivo” con i fornitori, clienti e la pubblica amministrazione riducendo, laddove possibile, i costi delle comunicazioni e rendendo certo il recapito.
Tuttavia dal 15 dicembre 2013 è opportuno che l’attenzione delle imprese, ma anche dei professionisti, si concentri su ciò che attraverso la posta elettronica certificata può essergli recapitato, in particolare atti giudiziari e cartelle esattoriali. A decorrere dalla menzionata data sono infatti divenuti definitivi gli indirizzi di posta elettronica certificata contenuti nei pubblici elenchi individuati dall’art. 16-ter del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 e sono ora utilizzabili ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale. L’articolo individua i seguenti elenchi:
– l’indice nazionale degli indirizzi PEC di imprese e professionisti c.d. INI-PEC;
– gli indirizzi indicati dall’art. 16 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (registro delle imprese);
– il registro generale degli indirizzi elettronici del processo telematico c.d. REGINDE;
– l’elenco degli indirizzi PEC della P.A.;
– gli indirizzi inseriti nell’anagrafe nazionale della popolazione residente (c.d. domicilio digitale).
I primi due elenchi sono di certo i più importanti in quanto riportano tutti gli indirizzi di posta elettronica dei soggetti iscritti al Registro delle Imprese e a ordini professionali.
Ciò significa che è quindi possibile procedere alla notificazione con modalità telematica di un atto civile, ad esempio un atto di citazione o un decreto ingiuntivo, per mezzo della posta elettronica certificata all’indirizzo risultante dai citati pubblici elenchi, “nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici” come afferma l’art. 3-bis della L. 21 gennaio 1994, n. 53.
Senza addentrarci nelle regole tecniche del processo telematico, di cui al D.M. 44/11, in questa sede è opportuno rilevare quali siano gli effetti della notifica telematica (ossia la consegna dell’atto al destinatario). Ebbene, come previsto dall’art. 3-bis, comma 3, della L. 21 gennaio 1994, n. 53 “la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68”; si tratta della ricevuta rilasciata dal sistema al mittente di una e-mail qualora questa e-mail abbia i requisiti richiesti. Nella pratica si tratta di una comunicazione che il mittente riceve non appena spedito il messaggio.
Più interessanti sono gli effetti per il destinatario per il quale la notifica si perfeziona “nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68”; in questo caso si tratta della ricevuta, anch’essa pressoché istantanea, che il sistema rilascia al mittente una volta che il messaggio è stato inserito nella casella di posta elettronica certificata del destinatario.
Pertanto, perché la notifica si perfezioni per il destinatario, non è necessario che il soggetto legga il messaggio o abbia conoscenza dell’avvenuta ricezione. E’ sufficiente la conoscibilità derivante dall’essere stato il messaggio “inserito” nella casella di posta.
Gli effetti sono immaginabili anche per un soggetto non esperto della materia. Se solo si pensa che per impugnare un decreto ingiuntivo vi sono inderogabilmente 40 giorni dalla notifica, è possibile che l’omesso controllo per poco più di un mese della propria casella PEC possa comportare l’impossibilità di proporre un’opposizione.
A ciò si aggiunga che, in via sperimentale, le persone giuridiche con sede in Molise, Toscana, Lombardia e Campania possono essere destinatarie di cartelle di pagamento attraverso la Posta Elettronica Certificata “presenti negli elenchi previsti dalla legge”.
Da quanto appena illustrato risulta evidente che la gestione della casella di posta elettronica certificata, sia nelle realtà grandi sia nelle realtà medio-piccole, debba essere effettuata con una rigorosa metodica al fine di evitare l’omessa lettura di eventuali messaggi. Per questa ragione consigliamo che, da un punto di vista operativo, ci sia sempre un soggetto individuato preposto al controllo della PEC.

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