Categorie approfondimento: Ricerca e innovazione
8 Gennaio 2013

Nanotecnologie: la prima legge europea è francese

Di cosa si tratta

Qualcuno doveva iniziare e lo ha fatto la Francia.
Con Legge JORF n° 0043 del 19 febbraio 2012, decreto n° 2012-232 del 17 febbraio 2012, relativo alla dichiarazione annuale delle sostanze allo stato di nano dimensione, adottato in applicazione dell’art. L. 523-4 del Codice dell’ambiente, già in vigore dal 1° gennaio 2013 con l’art. 185 la Francia ha dato disposizioni circa la presenza di prodotti che impieghino nanotecnologie.
In Italia nessuno si è dato carico del fatto che forse qualche impresa italiana le impieghi e che forse il mercato francese sia un mercato nel quale le nostre imprese esportino.
Fuori da polemiche, la legge francese non è la completa regolamentazione di un settore importante ed in via di esplorazione, ma per il quale il concetto di “precauzione” è un ricorso obbligatorio (nel sito cfr.: Principio di precauzione: alcune applicazioni).
In modo provocatorio abbiamo già affermato l’esistenza di norme in materia (nel sito cfr.: Nanotecnologie: esiste la normativa europea e la definizione di “nanomateriale”), ma sta arrivando il momento in cui, magari in modo frammentario, qualcuno si dia carico in concreto di cosa si debba fare.
Dal 1° gennaio i fabbricanti e i distributori di prodotti contenenti delle particelle “nano” devono dichiararlo all’Agenzia Nazionale della sicurezza sanitaria francese al fine di poter realizzare un minimo di tracciabilità e di fornire al pubblico un’informazione per poter disporre di un quadro dei prodotti che vengono immessi sul mercato.
L’Europa non ha elaborato una normativa sul tema e gli stati europei cominciano a muoversi considerandolo necessariamente perché da un lato ci sono i rischi che derivano dagli impieghi, ma dall’altro ci sono gli sviluppi industriali che non possono risentire tardivamente della mancanza di una normativa per potere compiere adeguati investimenti nello spingersi verso l’innovazione dei prodotti.
Per la Francia sarà dal 2014 la decorrenza dell’obbligo di “un étiquetage systématique des ingrédients nanoparticulaires” (obbligo di etichettatura); questo però allo stato non può comportare un sostanziale controllo dei prodotti prima che vengano immessi sul mercato, ma solo rappresenta un passo verso una considerazione sistematica, che possa in seguito consentire di fare scaturire una individuazione per regolarne gli effetti.
Un altro limite della legislazione francese è rappresentato dal fatto che la msura di riferimento della presenza dei prodotti “nano” è la soglia del 50% del prodotto, quando il Comitato scientifico europeo dei rischi sanitari pone il limite al 0,15%.
Si pone inoltre il problema che per la clausola di “confidentialité” (riservatezza-protezione Know-how) l’industria non intenderà rendere note quelle parti che hanno la protezione del diritto industriale e commerciale consentendo una dispensa al produttore di dichiarare la composizione del prodotto, fatto questo che rende l’obbligo limitato.
Come qualcuno ha commentato, la legge è “nano” in sé e non per l’oggetto trattato.
Al momento piccole integrazioni derivano dal Regolamento per gli alimenti c.d. “Novel Food”; i nuovi alimenti devono essere autorizzati prima di essere immessi sul mercato, ma pare che nessuna richiesta sia stata al momento presentata.
Abbiamo ancora per le sostanze chimiche il “Reach” in vigore dal 2007, ma nei fatti le nanomaterie entrano nel mercato senza alcuna registrazione preventiva, né sono seguite nei successivi impieghi. Le ragioni sono note; da un lato è sufficiente che la produzione sia al di sotto di certi quantitativi e dall’altro c’è il problema di differenziare il nano materiale da quello simile non nano.
L’impegno francese sul tema è forte ed articolato. Forse a breve si potranno anche vedere i risultati delle iniziative francesi, messe in campo al fine d potere avere una maggiore chiarezza.
Su questo fronte abbiamo che ANSES (Agence nationale de sécurité sanitaire) ha costituito dal settembre 2012 un gruppo di lavoro dal nome “Nanomateriali e salute, il cibo, l’ambiente, il lavoro”; l’obiettivo di questo gruppo di esperti con competenze multidisciplinari è di offrire una visione scientifica permanente e produrre una relazione annuale sullo stato delle conoscenze relativo ai pericoli, ai rischi da esposizione a contatto e ai rischi sanitari e ambientali associati all’impiego dei nanomateriali per gli usi più vari.
ANSES lancia ogni anno un invito a progetti di ricerca in Salute Ambiente e Lavoro, che permette di sostenere progetti di ricerca in questo campo. A fronte delle incertezze scientifiche e alla preoccupazione sociale sollevata per i potenziali rischi sanitari per l’impiego dei nanomateriali, ANSES ha deciso di istituire un comitato di dialogo “Nanomateriali e Salute” ad integrazione delle proprie attività di valutazione dei rischi e di sostegno ricerca. Il comitato ha lo scopo di informare l’Agenzia in merito alle aspettative della società. Riunisce una ventina di partecipanti, selezionati a seguito di un invito pubblico a manifestare interesse. Questo forum vuole essere un luogo di discussione, riflessione e informazione su questioni scientifiche relative ai potenziali effetti dei nanomateriali sulla salute umana e la loro valutazione.
Il legame del comitato di dialogo a l’ANSES permette di fornire gli orientamenti di lavoro, tanto al Comitato scientifico sulla linea del programma di ricerca Ambiente, Salute e Lavoro che ai gruppi di esperti che lavorano su questi temi riunendosi da due a quattro volte l’anno.
L’azione congiunta a NANOGENOTOX Consortium, coordinata da ANSES, riunisce diciotto istituzioni di undici paesi dell’Unione europea e ha lo scopo di sviluppare una metodologia di valutazione robusta e affidabile del potenziale genotossico dei nanomateriali prodotti. La conferenza finale si terrà 22 febbraio, 2013 a Parigi, e sarà il culmine di tre anni di collaborazione per integrare, sostenere e promuovere le attività degli Stati membri per garantire l’uso sicuro dei prodotti fatti da nanomateriali.
I risultati di ogni fase del progetto saranno dettagliati e un gruppo di esperti interverrà dopo ogni presentazione di ulteriori studi per approfondire il tema. Verrà soprattutto sviluppata la metodologia per rilevare il potenziale genotossico di nanomateriali. L’adozione e il monitoraggio di questo metodo nel contesto di REACH e di altri meccanismi di regolazione sarà una messa a fuoco della linea sulla quale operare. La metodologia dovrà essere una spinta ad un’azione congiunta di unificazione del quadro dato dal REACH e di altri meccanismi di regolamentazione che vanno ancora focalizzati. La tavola rotonda sulle conclusioni degli sviluppi degli orientamenti politici e delle proposte di raccomandazione saranno fondate su questa metodologia, che potrebbe imprimere un deciso passo avanti sul tema.

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