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2 Ottobre 2018

Mutuo: il ritardo nei pagamenti che risolve il contratto

Il secondo comma dell’art. 40 del T.U.B prevede che: “La banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata”.
Il Tribunale di Taranto, 12 Luglio 2018. Est. Casarano, ha ritenuto la norma imperativa e non derogabile dalle parti, neanche utilizzando la forma richiesta per la clausola vessatoria.
Secondo il Tribunale non si può parlare di risoluzione quando siano intervenuti pagamenti integrali della rata, sebbene tardivamente: si deve trattare di un adempimento integrale ma tardivo.
Nel caso sottoposto invece prima della lettera di decadenza dal beneficio del termine venivano eseguite dal debitore esclusivamente due rimesse parziali. Il Giudice pertanto rigettava la richiesta di sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto dal debitore, non ravvisando l’illegittimità dell’anticipata risoluzione del contratto di mutuo dedotta dalla banca.
Ritiene il giudice che “La banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata”.
Dal tenore letterale della disposizione emerge evidente come lo scopo del legislatore sia stato quello di porre un freno all’autonomia negoziale: limitare il potere della parte mutuante di prevedere nel contratto una forma di risoluzione di diritto del contratto, quando il tardivo pagamento delle rate non abbia assunto la gravità qualificata contemplata.
Di conseguenza deve ritenersi che si tratti di norma imperativa, non derogabile dalle parti, neanche utilizzando la forma richiesta per la clausola vessatoria. Altrimenti la disposizione in parola sarebbe rimasta sulla carta, poiché il contraente forte di un mutuo fondiario e cioè la banca avrebbe facilmente predisposto una deroga pattizia per sé favorevole.
Nella situazione descritta avveniva un pagamento parziale della rata nei 180 giorni e non un semplice suo ritardato pagamento, alla quale ultima ipotesi la disposizione speciale ex art. 40 del T.U.B. fa esclusivo riferimento: dal punto di vista della fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti delle rate del piano di ammortamento, un conto è la semplice difficoltà per il mutuatario di rispettare le scadenze delle rate, entro un certo arco di tempo, un conto è pagare soltanto una parte della rata. Pertanto appare corretta l’assunta risoluzione di diritto del contratto di mutuo e legittimo quindi il rifiuto che la banca avrebbe opposto ad altri asseriti tentativi di ulteriori pagamenti.

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