Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
20 Agosto 2016

Monitoraggio fiscale e beni all’estero: sostituzione tributaria, tassazione alla fonte, ritenuta d’ingresso e sanzioni

Di cosa si tratta

L’Agenzia delle Entrate ha provveduto con una Circolare (23 dicembre 2013, n. 38/E) ad illustrare in termini applicativi le novità derivanti dalla legge 6 agosto 2013, n. 97: “Legge Europea 2013. La Circolare dà chiarimenti sulle modifiche alla disciplina del monitoraggio fiscale” (DL. n. 167/1990) introdotte dall’art. 9 della legge.
Una delle principali novità illustrata dalla circolare riguarda gli obblighi di sostituzione tributaria a carico degli intermediari finanziari residenti (art. 4, comma 2, Dl 167/1990). L’obbligo riguarda non solo i redditi derivanti dagli investimenti detenuti all’estero e dalle attività estere di natura finanziaria che sono già assoggettati a ritenuta o a imposta sostitutiva secondo le norme vigenti, ma anche tipologie di redditi di capitale e di redditi diversi di fonte estera che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente, per i quali è stata introdotta la nuova ritenuta a titolo di acconto (“ritenuta all’ingresso”).
I soggetti interessati sono gli stessi intermediari finanziari e gli altri soggetti esercenti attività finanziaria indicati dall’art. 11 della disciplina dell’antiriciclaggio.
Gli obblighi di sostituzione tributaria degli intermediari trovano applicazione con riferimento ai redditi e ai flussi finanziari per i quali gli intermediari intervengono nella loro riscossione a decorrere dall’1 gennaio 2014. Il provvedimento del Direttore ha previsto che: le ritenute e le imposte sostitutive derivanti dalla predetta sostituzione tributaria dovute per il periodo dall’1 febbraio al 30 giugno 2014 possono essere versate entro il 16 luglio 2014, maggiorate dei relativi interessi e senza applicazione di sanzioni e per i flussi esteri ricevuti in pagamento nel mese di gennaio 2014, gli intermediari non applicano il prelievo ed effettuano la segnalazione dell’operazione all’Amministrazione finanziaria. Il contribuente, nei mesi successivi, e comunque entro il 30 giugno 2014, conferisce all’intermediario l’incarico all’applicazione del prelievo, se dovuto.
Le previsioni sono volte a consentire agli intermediari di adeguare le procedure relative ai nuovi adempimenti di sostituzione tributaria sul nuovo sistema di pagamento, tenuto conto che il regolamento UE 260/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 marzo, che ha modificato i requisiti tecnici e commerciali per i bonifici e gli addebiti diretti in euro (Single euro payments area, Sepa) fissa all’1 febbraio 2014 la data finale unica per la migrazione ai nuovi sistemi da parte dei Paesi dell’area dell’euro.
In linea generale gli intermediari sono tenuti ad applicare il prelievo alla fonte nei confronti dei contribuenti appartenenti alle categorie alle quali si applicano gli obblighi di monitoraggio (ossia persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparate residenti), quando intervengono nella riscossione dei flussi e dei redditi derivanti dagli investimenti detenuti all’estero e dalle attività estere di natura finanziaria.
Il versamento deve essere eseguito, secondo le regole ordinarie, entro il sedicesimo giorno successivo a quello di effettuazione del prelievo. In sostanza, l’obbligo di sostituzione tributaria prescinde da un formale incarico all’incasso degli stessi, a meno che il contribuente non attesti, mediante un’autocertificazione resa in forma libera, che i flussi in esame non rivestono profili reddituali nell’ambito dei redditi di capitale o dei redditi diversi derivanti da investimenti all’estero o da attività estere di natura finanziaria. L’autocertificazione può essere resa dal contribuente in via preventiva e può riguardare la generalità dei flussi che saranno accreditati presso il medesimo intermediario, salva contraria specifica indicazione da parte del contribuente.
L’intermediario è tenuto a segnalare all’Amministrazione finanziaria le posizioni per le quali non sia stato applicato il prelievo alla fonte, ossia quando il contribuente autocertifica all’intermediario che i flussi non costituiscono redditi derivanti da investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria. Il prelievo alla fonte non deve essere effettuato per i titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, in quanto sussiste una presunzione in base alla quale i flussi finanziari si considerano derivanti dall’esercizio di tali attività, indipendentemente dalla loro entità, salva indicazione contraria da parte dei medesimi contribuenti.
Gli intermediari sono obbligati ad applicare il prelievo alla fonte, previsto già dalle norme vigenti, sui redditi derivanti da investimenti esteri e dalle attività estere di natura finanziaria (art. 4, comma 2, primo periodo, Dl 167/1990) in tutti i casi in cui l’intermediario sia utilizzato come veicolo per l’accredito in Italia di flussi provenienti dall’estero, a prescindere da un formale incarico all’incasso degli stessi.
La circolare precisa che l’obbligo è posto in via generale, indipendentemente dalla circostanza che i titoli e le attività finanziarie siano collocati o meno nel territorio dello Stato.
Dove le norme vigenti individuano il sostituto d’imposta tenuto all’applicazione delle ritenute o delle imposte sostitutive, è confermata la sostituzione tributaria già prevista, posto che, per queste fattispecie, non sono intervenute modifiche normative.
Seguendo questa logica, resta confermata l’imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi di capitale di fonte estera e dei redditi diversi di natura finanziaria, a cura del contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi o dell’intermediario in caso di opzione per i regimi fiscali dell’amministrato e del gestito.
Gli intermediari sono tenuti ad applicare una nuova forma di tassazione alla fonte a titolo di acconto (“ritenuta d’ingresso”) su determinate tipologie di redditi di capitale e di redditi diversi che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente, sempre quando gli stessi intervengono nella riscossione di questi redditi (art. 4, comma 2, secondo e terzo periodo, Dl 167/1990).
La circolare dettaglia i redditi di capitale interessati dalla ritenuta all’ingresso, che già la norma individua in quelli indicati dall’art. 44, primo comma, lettere a), c), d), h), del Tuir, e le fattispecie di redditi diversi di cui all’art. 67 del Tuir che, se derivanti da investimenti all’estero e da attività finanziarie estere, sono soggetti alla ritenuta all’ingresso, in quanto diretti a formare il reddito complessivo del contribuente. Tra questi, assumono rilevanza anche quelli diversi da quelli di natura finanziaria (ad esempio, plusvalenze imponibili derivanti da cessione di immobili all’estero, ai sensi dell’art. 67, co. 1, lettera b), del Tuir).
Con riferimento ai redditi diversi di natura finanziaria, viene chiarito che quelli potenzialmente assoggettabili alla ritenuta d’ingresso sono le plusvalenze realizzate mediante la cessione di partecipazioni qualificate in società non residenti o in società residenti qualora detenute all’estero, nonché le plusvalenze derivanti da fattispecie assimilate (art. 67, co. 1, lettera c), del Tuir).
Infatti, le altre ipotesi di redditi diversi di natura finanziaria di cui alle lettere da c-bis) a c-quinquies) dell’articolo 67 del Tuir non concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente, in quanto assoggettate a imposta sostitutiva (a carico degli intermediari finanziari abilitati, se conseguite nell’ambito dei rapporti opzionali del risparmio amministrato o gestito, ovvero a cura del contribuente, se nell’ambito del regime dichiarativo).
Il contribuente è tenuto a fornire all’intermediario i dati e ogni utile informazione per la corretta individuazione della natura reddituale del flusso in pagamento, nonché della fattispecie imponibile e dell’imposta dovuta per consentire il corretto adempimento degli obblighi di sostituzione tributaria da parte degli intermediari.
Viene precisato che il contribuente partecipa attivamente al procedimento di accertamento del tributo dovuto ai sensi dell’art. 64 del Dpr n. 600/1973. Si evita così di assoggettare a imposizione flussi che non hanno natura reddituale per il contribuente o che ce l’hanno in una determinata misura e non per l’intero importo. Infatti, in mancanza di tali informazioni, l’intermediario è tenuto ad applicare la ritenuta sull’intero importo del flusso messo in pagamento.
Nell’ipotesi in cui il contribuente subisca il prelievo di un’imposta non dovuta o l’imposta sia applicata in misura superiore a quanto dovuto, può richiederne la restituzione all’intermediario entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello del prelievo. Il contribuente, in alternativa alla richiesta di rimborso all’intermediario, può presentare istanza di rimborso all’Amministrazione finanziaria con le modalità e i termini stabiliti dall’art. 38 del Dpr n. 602/1973. Al riguardo, la circolare precisa che l’intermediario è tenuto a segnalare le posizioni per le quali non sia stato applicato il prelievo alla fonte anche per effetto del predetto rimborso.
Per le sanzioni, la circolare precisa che sono applicabili le previsioni di cui all’art. 7, co. 4, del Dlgs n. 472/1997, che attribuisce agli uffici il potere di disporre la riduzione delle sanzioni fino alla metà del minimo, qualora concorrano “eccezionali circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra l’entità del tributo cui la violazione si riferisce e la sanzione”. La ratio della disposizione mira a evitare, in presenza di circostanze eccezionali, che si palesi una manifesta sproporzione tra la sanzione e il tributo o, comunque, un manifesto squilibrio tra la sanzione e l’effettivo disvalore della condotta del contribuente.
La medesima disposizione può essere applicata anche alle sanzioni per le violazioni relative all’omessa o infedele compilazione del quadro RW. Il comportamento del contribuente che regolarizzi la propria posizione fiscale, prestando una piena e spontanea collaborazione ai fini della ricostruzione degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, può essere suscettibile di configurare una circostanza di carattere eccezionale e giustificare un modulato ridimensionamento della sanzione fino alla metà del minimo previsto dalla legge.

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