Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
20 Agosto 2016

Monitoraggio fiscale e beni all’estero: nuovi obblighi e individuazione dei soggetti

Di cosa si tratta

L’Agenzia delle Entrate ha provveduto con una Circolare (23 dicembre 2013, n. 38/E) ad illustrare in termini applicativi le novità derivanti dalla legge 6 agosto 2013, n. 97: “Legge Europea 2013. La Circolare dà chiarimenti sulle modifiche alla disciplina del monitoraggio fiscale” (DL. n. 167/1990) introdotte dall’art. 9 della legge (vediamo il tema in tre articoli nel sito).
Dalla dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta 2013, le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate, residenti in Italia, che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria, da cui possono derivare redditi imponibili in Italia, sono tenuti a indicare, esclusivamente, le consistenze di tali attività nel quadro RW del modello Unico. L’obbligo sussiste a prescindere dall’importo degli investimenti ed è stato tolto ogni limite al di sotto del quale non vi è l’obbligo,; non vi sono eccezioni. Prima l’adempimento scattava se l’importo era superiore a 15mila euro e comprendeva anche i trasferimenti che, nel corso del periodo d’imposta, avevano interessato investimenti e attività (sezioni I e III del modulo RW).
Dal periodo di imposta 2013, i trasferimenti non vanno più indicati.
Per le sanzioni viene precisato che, siccome la legge 2013 è entrata in vigore il 4 settembre 2013, le violazioni di omessa e infedele compilazione delle sezioni I e III del modulo RW, commesse antecedentemente a tale data, non sono più punibili con le sanzioni previste dal Dl n. 167/1990 in base al principio di legalità, per cui nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che non costituisce violazione punibile secondo una legge posteriore.
Per il monitoraggio delle consistenze non ci sono novità sul tipo di investimenti e attività da indicare nel quadro RW rispetto a quanto indicato dalla circolare n. 45/E del 2010.
Diversa è diventata la valorizzazione di tali investimenti e attività, dovendo fare riferimento ai criteri stabiliti per l’imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie) e l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe), anche se non dovute dal contribuente
Si precisa per le attività in comunione o cointestate che dovrà essere indicato l’intero valore delle attività e la relativa percentuale di possesso da parte di ciascun intestatario qualora ne abbia la piena disponibilità, mentre prima era richiesto il valore della propria quota di possesso.
Novità è l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina che è stato ampliato. Sono obbligati alla compilazione del quadro RW le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate, residenti in Italia, non soltanto quando i medesimi soggetti sono possessori diretti degli investimenti e attività, ma anche quando risultano essere i “titolari effettivi” di tali attività.
La circolare precisa che, sebbene la nozione del “titolare effettivo” derivi dalla disciplina dell’antiriciclaggio (e a questi ultimi fini tale nozione si riferisce esclusivamente alla persona fisica che, in ultima istanza, possiede o controlla il veicolo societario o altra entità giuridica, quali trust e fondazioni) per il monitoraggio fiscale si considera titolare effettivo non solo la persona fisica, ma anche l’ente non commerciale e la società semplice ed equiparata che soddisfa i requisiti del possesso o controllo (il requisito del controllo per la società si realizza se la percentuale di partecipazione al capitale sociale corrisponde al 25% più uno, mentre nel caso delle altre entità diverse dalle società, in presenza di beneficiari del 25% o più del patrimonio o del controllo sul 25% o più del patrimonio dell’entità giuridica), sempre secondo la normativa antiriciclaggio, del veicolo interposto realmente e che detiene gli investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria.
Sul fronte dell’interposizione fittizia resta confermato che, in presenza di soggetti che abbiano l’effettiva disponibilità di attività finanziarie e patrimoniali estere o italiane, formalmente intestate a soggetti meramente interposti, il patrimonio deve essere attribuito al socio o al beneficiario indipendentemente dalla verifica del requisito del controllo.
Per il “titolare effettivo” l’obbligo di monitoraggio varia a seconda che l’investimento o l’attività estera sia detenuta per il tramite di società o di entità giuridiche, diverse dalle società, quali fondazioni e istituti giuridici quali i trust.
Nel primo caso l’Agenzia precisa che l’obbligo di monitoraggio riguarda il valore della partecipazione nella società qualora residente in un Paese collaborativo (per Stati o territori collaborativi cioé quelli che assicurano comunque la possibilità di un controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria italiana da attuare tramite lo strumento dello scambio di informazioni, non soltanto i Paesi o territori inclusi nella white list ma anche i Paesi che, esclusi nella white list, prevedono però un adeguato scambio di informazioni tramite una convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito, uno specifico accordo internazionale o con cui trovano applicazione disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa), oltre all’indicazione della percentuale di partecipazione.
Se la partecipazione è in una società residente in un Paese non collaborativo, si deve seguire l’approccio del look through, (letterale guarda attraverso) in base al quale si supera la mera titolarità dello strumento finanziario partecipativo per dare rilevanza, nel quadro RW, al valore dei beni all’estero del soggetto “controllato”. Detto approccio deve essere adottato fino a quando nella catena partecipativa sia presente una società localizzata in questi Paesi e sempreché risulti integrato il controllo secondo la normativa antiriciclaggio.
Nel secondo caso, ossia nelle fattispecie di titolarità effettiva del contribuente per il tramite di entità giuridiche diverse dalle società, quali fondazioni e trust, si applica sempre l’approccio del look through, a prescindere dalla residenza dell’entità giuridica.
Per queste entità rileva la residenza sia in Italia sia all’estero, sempreché le medesime entità detengano investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria. Il “titolare effettivo” del trust deve indicare, nel quadro RW, il valore complessivo delle attività estere che l’entità giuridica “controllata” detiene direttamente e per il tramite di altri soggetti esteri situati in Paesi non collaborativi e fintantoché si configuri la titolarità effettiva degli investimenti, nonché la percentuale di patrimonio nell’entità stessa.
Con riferimento alle partecipazioni in organismi collettivi del risparmio (Oicr), la circolare evidenzia che non rilevano, ai fini dell’individuazione del “titolare effettivo”, le partecipazioni ad Oicr istituiti in Italia che effettuano investimenti all’estero, ma esclusivamente quelle in organismi di diritto estero. In quest’ultima ipotesi, ai fini del monitoraggio, si seguono i medesimi criteri stabiliti per il “titolare effettivo” di società estere.

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