Categorie approfondimento: Ricerca e innovazione
5 Luglio 2013

Le modifiche in materia di start-up innovative: i nuovi requisiti

Di cosa si tratta

Un recente intervento del legislatore ha apportato modifiche al d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con Legge 17 dicembre 2012, n. 221, che aveva introdotto nel nostro ordinamento le c.d. start-up innovative, in ordine ai cui requisiti soggettivi e oggettivi ci eravamo già occupati in un precedente articolo pubblicato sul sito (“Società a responsabilità limitata “innovativa” e incubatori certificati: requisiti”).
Proprio in relazione a tali requisiti è ora intervenuto il legislatore, con il d.l. 76/2013, mirando a “attenuare” alcune prescrizioni che limitavano forse eccessivamente l’accesso a questa tipologia di società.
Da alcuni recenti dati emerge infatti che sarebbero quasi 800 le start-up innovative regolarmente iscritte nella sezione dedicata del Registro delle Imprese, di cui più della metà si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. I tempi di evasione delle pratiche di iscrizione variano da sede a sede, ma siamo nell’ordine di qualche mese.
Venendo alle innovazioni introdotte, l’art. 25 del citato d.l. 179/2012 è stato modificato in alcuni punti, in particolare:

  1. è stata soppressa la lettera a) del comma II, che imponeva come requisito il fatto che “i soci, persone fisiche, detengono al momento della costituzione e per i successivi quattro mesi, la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale o dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria dei soci”;
  2. è stata abbassata la percentuale (dal 20% al 15%) del valore delle spese in ricerca e sviluppo che la start-up deve sostenere rispetto al maggior valore fra costo e valore totale della produzione;
  3. è stata introdotta, con riferimento al livello di formazione della forza-lavoro, la possibilità che il personale (dipendenti o collaboratori) siano in possesso di laurea magistrale ai sensi del D.M. 270/2004, come alternativa al possesso di un dottorato di ricerca o di laurea, ma con attività di ricerca triennale certificata post-laurea; nel caso vengano assunti soggetti in possesso di laurea magistrale, essi devono essere almeno i due terzi della forza-lavoro impiegata dall’impresa innovativa;
  4. infine, è prevista la possibilità che l’impresa sia titolare di diritti relativi a “un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale”, oltre che titolare/depositaria/licenziataria di privativa industriale relativa a invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale.
    L’intento che emerge dall’illustrativa delle modifiche apportate è evidente ed è nel senso di allargare le maglie, eliminando dei limiti o introducendo ipotesi alternative a quelle già considerate.

L’eliminazione del requisito di cui alla lettera a), comma II, è volto proprio a consentire una maggiore dinamicità dello strumento, nel senso che non prevede più che i soci persone fisiche debbano essere la maggioranza del capitale sociale, né che – soprattutto – tale maggioranza personale debba rimanere “bloccata” per almeno 24 mesi successivi alla costituzione. La modifica apportata potrebbe dunque consentire l’ingresso, fin dall’inizio o nelle fasi di reale start-up aziendale di un socio di capitali, un finanziatore, costituito in forma di società di capitale, senza che questo rappresenti un impedimento al riconoscimento della qualifica di “impresa innovativa”.
Allo stesso modo riteniamo possa essere espresso un giudizio positivo in riferimento all’attenuazione degli altri requisiti, che sono considerati in via alternativa alla lettera h), sempre comma II, art. 25.
Ricordiamo che dei tre requisiti previsti alla lettera h), l’impresa innovativa ne deve possedere almeno uno. Essi riguardano tre aspetti diversi dell’attività e della struttura aziendale, in quanto riguardano:

  1. il livello di spesa aziendale in ricerca in sviluppo;
  2. la qualità della formazione professionale dei dipendenti e collaboratori;
  3. la titolarità di diritti di privativa industriale o software.

Le modifiche di cui al d.l. 28 giugno 2013, n. 76 incidono proprio su questi aspetti, rendendo più morbidi i limiti imposti dalla norma e l’auspicio è che lo strumento possa quindi trovare ancor maggiore favore nella prassi, cercando altresì di migliorare e superare le difficoltà burocratiche che si frappongono al riconoscimento tempestivo della qualifica di impresa innovativa, al fine di godere dei benefici previsti dalla normativa (sul punto, si vedano gli articoli già pubblicati: “ Società innovative: differenze dalla solita s.r.l. e peculiarità” e “ Società innovative: l’esclusione dal fallimento”).

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