Categorie approfondimento: Societario, Approfondimenti Homepage
1 Aprile 2021

Modifiche al diritto di voto e recesso dalla società

Nell’affrontare il tema delle modifiche al diritto di voto nelle società si ritiene spesso che si possa interpretare estensivamente l’ipotesi in concreto ricorrente, legittimando il recesso dalla società, ma così non è ritenuto in giurisprudenza che si va orientando verso un’interpretazione restrittiva.
Una conferma è data dalla pronunzia della Corte di Cassazione sul tema delle modifiche dei quorum per l’assemblea ordinaria e straordinaria (Cassazione, sez. n. 1 del 1 giugno 2017, n. 13875) ed anche pronunzie di merito in tema di delega a partecipare all’assemblea (Trib. Venezia, Sez. Specializzata del 26 febbraio 2021, n 360). In entrambe le tipologie di oggetto, legittimante il recesso del socio, la risposta è stata negativa.
La modifica dei quorum deliberativi non tocca né i diritti di voto, poiché cambia solamente il peso del voto, né i diritti di partecipazione, da intendersi come diritti di natura economica e dunque di partecipazione agli utili, essendo irrilevante che genericamente danneggi il socio senza che i diritti siano attinti dalla deliberazione; non potrà esercitarsi legittimamente il recesso del socio che voglia fondarsi su questi.
La sentenza di appello osservava che il mutamento del quorum deliberativo non incide se non indirettamente sul diritto di voto e di partecipazione, per cui la delibera di modifica non avrebbe legittimato l’esercizio del diritto di recesso perché si sarebbe collocata al di fuori della portata precettiva della norma.
I soci avevano proposto ricorso per cassazione, contestando la violazione dell’art. 2437 c.c., che i giudici di legittimità hanno però respinto, pervenendo alle conclusioni della Corte di Appello, non condividendo la motivazione a fondamento della sentenza che doveva essere corretta.
L’art. 2437, comma 1, lett. g), c.c. riconosce il diritto di recesso ai soci di società per azioni che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione. Sulla base di tale presupposto normativo, la Cassazione ha evidenziato che l’affermazione, secondo cui la disciplina sul recesso andrebbe limitata, poiché il suo esercizio comporta un depauperamento della società e nuoce agli interessi dei creditori sociali, è solo in parte vera e non è decisiva: il depauperamento rappresenta una eventualità, visto quanto disposto dall’art. 2473 quater c.c., che disciplina il procedimento di liquidazione del socio. L’alternativa della riduzione del capitale sociale o dello scioglimento della società si pone come una possibile conseguenza del recesso.
La Cassazione ha ritenuto che la delibera che ha mutato il quorum deliberativo per le assemblee, riconducendolo alla previsione di legge, non comporta una modificazione dei diritti di voto o di partecipazione, sussistendo elementi letterali e sistematici che depongono per una interpretazione restrittiva dell’art. 2473, co. 1, lett. G) c.c.
Nel raffrontare i diritti di voto con i diritti di partecipazione, i giudici di legittimità hanno chiarito che questi ultimi si riferiscono unicamente ai diritti di natura economica e dunque ai soli diritti di partecipazione agli utili.
Va escluso che la deliberazione di modificazione del quorum deliberativo per le assemblee possa essere considerata ai fini del sorgere del diritto di recesso sotto l’aspetto delle modificazioni dello statuto concernenti i diritti di partecipazione; hanno respinto l’idea che una modifica del quorum deliberativo possa incidere, direttamente o indirettamente, sui diritti di partecipazione.
Per i diritti di voto, la Cassazione rinvia a quanto disposto dall’art. 2351 c.c. in forza del quale ogni azione attribuisce ai soci il diritto di voto fatte salve le eventuali limitazioni ivi previste, per cui si è evidenziato che le modificazioni concernenti i diritti di voto rilevanti, ai fini dell’esercizio del diritto di recesso ex art. 2437 c.c., sono soltanto quelle che intervengono sulle limitazioni previste dall’art. 2351 c.c..
Nel caso di variazione del quorum, i diritti di voto nel loro assetto statutario non vengono neppure indirettamente a modificare, rimanendo immutati perché ciò che viene eventualmente a cambiare è il peso del voto che può aumentare o diminuire in modo più o meno rilevante.
Si tratta di un ipotetico pregiudizio per il socio titolare del pacchetto azionario che avrebbe potuto condizionare le scelte della società prima della delibera, ma il cui peso può ridursi a causa della deliberazione.
L’esercizio del diritto di recesso ex 2437 c.c. non può essere collegato ad alcun pregiudizio di mero fatto per il socio o alle possibili ricadute sfavorevoli sulla sua posizione; infatti è necessario che la delibera di modificazione del quorum vada a toccare direttamente e forse anche indirettamente il diritto di voto o di partecipazione, essendo difatti irrilevante che essa genericamente danneggi l’azionista senza che i diritti siano in nessuna misura attinti dalla deliberazione.
L’interpretazione restrittiva dell’art. 2437 c.c. non consente alla maggioranza di introdurre modifiche al quorum deliberativo prive di un obiettivo serio o di un fondamento nelle esigenze della società, con il mero fine di ridurre il peso delle minoranze. In questo senso va escluso fino a prova contraria, il carattere abusivo della deliberazione che ha conformato i quorum deliberativi previsti nello statuto a quelli indicati ex lege.

(Visited 1 times, 7 visits today)