Categorie approfondimento: Credito e banche
6 Settembre 2007

MIFID: Markets In Financial Instruments Directive

Di cosa si tratta

MIFID è l’abbreviazione di “Markets in Financial Instruments Directive”, sigla che si riferisce alla Direttiva 2004/39/CE (c.d. Primo Livello) del 21 aprile 2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, nonché la Direttiva 2006/73/CE del 10 agosto 2006, che contiene modalità di esecuzione di Mifid (c.d. Secondo Livello).
Per espressa dichiarazione della Direttiva 2004/39/CE viene sostituita la disciplina in precedenza data per gli strumenti finanziari dalla Direttiva 93/22/CEE del 10 maggio 1993; inoltre la qualificazione di primo e secondo livello è data proprio dalla Direttiva al 64° “considerando”, che prevede quattro livelli sulla base dell’introduzione di nuove tecniche legislative basate sui principi quadro (1° livello), misure tecniche di esecuzione, adottate dalla Commissione europea (2° livello), cooperazione e vigilanza sull’osservanza della normativa (3° e 4° livello).
Già il Consiglio dei Ministri ha approvato nella riunione del 6 luglio 2007 uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva comunitaria n. 2004/39 (direttiva MiFid) relativa ai mercati degli strumenti finanziari, passato al nuovo vaglio del Governo dopo l’esame dei parlamentari in data 30 agosto 2007. Il provvedimento disciplina la vigilanza sugli intermediari, i servizi e le attività di investimento, l’operatività transfrontaliera, la gestione collettiva del risparmio, i provvedimenti ingiuntivi, i mercati e la gestione accentrata di strumenti finanziari, le sanzioni penali e amministrative.
I destinatari delle nuove disposizioni – gli intermediari – sono obbligati ad applicarle a partire dal 1° novembre 2007. Le disposizioni legislative richiedono l’emanazione di una normativa regolamentare di attuazione da parte di Banca d’Italia e CONSOB (che già ha predisposto la bozza di Regolamento: cfr. nel presente sito: “MIFID: intermediari assicurativi: la bozza del nuovo regolamento”). Tutta la normativa, primaria e secondaria, deve dunque entrare necessariamente in vigore prima del 1° novembre.
Secondo il modello realizzato, la Banca d’Italia è competente per la stabilità, la CONSOB per la trasparenza e la correttezza dei comportamenti. I compiti di ciascuna Autorità nell’esercizio della vigilanza sono chiariti secondo il criterio della prevalenza delle funzioni. Il protocollo regolamenta anche il regolare scambio di informazioni, anche in relazione alle irregolarità rilevate da ciascuna Autorità.
Sono introdotti i principi generali della regolamentazione da parte delle Autorità di vigilanza:

  1. valorizzazione dell’autonomia decisionale degli intermediari, *proporzionalità,
  2. salvaguardia della posizione competitiva dell’industria italiana,
  3. agevolazione dell’innovazione e della concorrenza.

È anche riprodotto nel Testo Unico Finanza (TUF) il divieto di imporre obblighi aggiuntivi rispetto alla normativa comunitaria. L’industria finanziaria è posta su un piano di parità rispetto alla concorrenza comunitaria e la protezione degli investitori è fondata più su strumenti ispettivi e informativi, che su una regolamentazione, che riduce i benefici del mercato e della concorrenza.
Viene introdotto lo strumento innovativo costituito dal regolamento unitario delle due Autorità di vigilanza, che contiene tutte le disposizioni sugli intermediari in materia di organizzazione e procedure.
La direttiva MiFID introduce la consulenza tra i servizi di investimento: diventa un’attività riservata. Nella prestazione del servizio di consulenza, la direttiva garantisce all’investitore un grado di tutela più elevato: il consulente è obbligato ad acquisire tutte le informazioni necessarie a valutare l’adeguatezza delle raccomandazioni prestate. È necessario identificare l’attività di consulenza in modo da poterla chiaramente distinguere dalla fornitura di consigli generici attraverso le reti di distribuzione, e chiarire l’ambito di applicazione degli obblighi più rigorosi:

  1. nel rispetto della delega, la prestazione del servizio di consulenza è consentita anche alle persone fisiche;
  2. è istituito l’albo dei consulenti finanziari tenuto da un organismo di natura associativa, che ha anche compiti di vigilanza sui consulenti e sanziona le violazioni delle norme con la sospensione o la radiazione dall’albo;
  3. la CONSOB detta la regolamentazione sui consulenti finanziari e sul funzionamento dell’organismo, che è anche sottoposto alla sua vigilanza.

La MiFID individua tre tipologie di clienti:

  1. controparti qualificate, clienti professionali,
  2. clienti al dettaglio.

I clienti meno protetti sono le controparti qualificate (nei loro confronti gli intermediari non sono tenuti ad applicare importanti regole di condotta), che vengono individuate dal decreto (l’elenco può essere completato dalla CONSOB con regolamento, qualificando altri soggetti privati come controparti qualificate). Beneficiano di una tutela attenuata (in particolare, dal punto di vista informativo) anche i clienti professionali, identificati dalla CONSOB, se privati, dal Ministero dell’Economia e delle finanze, se pubblici.
Gli intermediari sono obbligati ad adottare ogni misura per identificare i conflitti di interesse e per gestirli in modo da evitare che incidano negativamente sugli interessi dei clienti. Se le misure adottate per la gestione dei conflitti di interesse non sono sufficienti per assicurare, con ragionevole certezza, che il rischio di nuocere agli interessi dei clienti sia evitato, gli intermediari informano chiaramente i clienti, prima di agire per loro conto, della natura generale e delle fonti dei conflitti di interesse.
Altri soggetti – oltre alle SIM e alle banche – potranno accedere, per negoziare in conto proprio in via diretta, ai mercati regolamentati, cui si affiancano, come sedi di negoziazione alternative, i sistemi multilaterali di negoziazione e gli internalizzatori sistematici. Gli intermediari hanno l’obbligo di monitorare periodicamente le condizioni praticate dalle sedi di negoziazione cui accedono, e di verificare che garantiscano sistematicamente di ottenere le migliori condizioni disponibili per la clientela.
Già la Legge comunitaria 2006 (Legge 6 febbraio 2007, n. 13) all’art. 10 indica le misure da adottare per l’attuazione della direttiva 2004/39/CE, come modificata dalla direttiva 2006/31/CE, in materia di mercati degli strumenti finanziari e prevede che il Governo sia tenuto, nell’adozione dei decreti legislativi, a seguire anche i seguenti principi e criteri direttivi: apportare al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), e successive modificazioni, le modifiche e le integrazioni necessarie al corretto e integrale recepimento della direttiva e delle relative misure di esecuzione nell’ordinamento nazionale, attribuendo le competenze rispettivamente alla Banca d’Italia e alla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) secondo i principi di cui agli articoli 5 e 6 del citato TUF, e successive modificazioni, in materia di vigilanza, e confermando la disciplina prevista per i mercati all’ingrosso di titoli di Stato.
Il decreto legislativo dovrà recepire le nozioni di servizi e attività di investimento, nonché di servizi accessori e strumenti finanziari contenute nell’allegato I alla Direttiva; attribuire alla CONSOB, d’intesa con la Banca d’Italia, il potere di recepire le disposizioni adottate dalla Commissione per l’applicazione uniforme della Direttiva.
Dovrà prevedere che l’esercizio nei confronti del pubblico, a titolo professionale, dei servizi e delle attività di investimento sia riservato alle banche e ai soggetti abilitati costituiti in forma di società per azioni nonché, limitatamente al servizio di consulenza in materia di investimenti, alle persone fisiche in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali, stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la CONSOB. Resta ferma l’abilitazione degli agenti di cambio ad esercitare le attività previste dall’ordinamento nazionale.
Dovrà prevedere che la gestione di sistemi multilaterali di negoziazione sia consentita anche alle società di gestione di mercati regolamentati previa verifica della sussistenza delle condizioni indicate dalla direttiva.
Sarà da individuare nella CONSOB, in coordinamento con la Banca d’Italia, l’autorità unica competente per i fini di collaborazione con le autorità competenti degli Stati membri stabiliti nella direttiva e nelle relative misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea.
Dovrà stabilire i criteri generali di condotta che devono essere osservati dai soggetti abilitati nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e dei servizi accessori, ispirati ai principi di cura dell’interesse del cliente, tenendo conto dell’integrità del mercato e delle specificità di ciascuna categoria di investitori, quali i clienti al dettaglio, i clienti professionali e le controparti qualificate.
Dovrà prevedere che siano riconosciute come controparti qualificate, ai fini dell’applicazione delle regole di condotta, le categorie di soggetti espressamente individuate come tali dalla direttiva, nonché le corrispondenti categorie di soggetti di Paesi terzi; attribuire alla CONSOB, sentita la Banca d’Italia, il potere di disciplinare con regolamento, tenuto conto delle misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea i requisiti di altre categorie di soggetti che possono essere riconosciuti come controparti qualificate. Dovrà attribuire alla CONSOB, sentita la Banca d’Italia, il potere di disciplinare con regolamento, in conformità alla direttiva e alle relative misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea le seguenti materie relative al comportamento che i soggetti abilitati devono tenere:

  1. le misure e gli strumenti per identificare, prevenire, gestire e rendere trasparenti i conflitti di interesse, inclusi i princìpi che devono essere seguiti dalle imprese nell’adottare misure organizzative e politiche di gestione dei conflitti;
  2. gli obblighi di informazione, con particolare riferimento al grado di rischiosità di ciascun tipo specifico di prodotti finanziari e delle gestioni di portafogli di investimento offerti; a tale fine, la CONSOB può avvalersi della collaborazione delle associazioni maggiormente rappresentative dei soggetti abilitati e del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti previsto dal codice del consumo, al D.Lgs 6 settembre 2005, n. 206;
  3. la valutazione dell’adeguatezza delle operazioni;
  4. l’affidamento a terzi, da parte dei soggetti abilitati, di funzioni operative;
  5. le misure da adottare per ottenere nell’esecuzione degli ordini il miglior risultato possibile per i clienti, incluse le modalità di registrazione e conservazione degli ordini stessi.

Dovrà disciplinare l’attività di gestione dei sistemi multilaterali di negoziazione, conferendo alla CONSOB il potere di stabilire con proprio regolamento i criteri di funzionamento dei sistemi stessi e, al fine di garantire l’effettiva integrazione dei mercati azionari e il rafforzamento dell’efficacia del processo di formazione dei prezzi, eliminando gli ostacoli che possono impedire il consolidamento delle informazioni messe a disposizione del pubblico nei diversi sistemi di negoziazione, dovrà attribuire alla CONSOB, sentita la Banca d’Italia, per i mercati all’ingrosso di titoli obbligazionari privati e pubblici, diversi dai titoli di Stato, nonché per i titoli normalmente negoziati sul mercato monetario, e di strumenti finanziari derivati su titoli pubblici, su tassi di interesse e su valute, e al Ministero dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la CONSOB, per i mercati all’ingrosso dei titoli di Stato, il potere di:

  1. disciplinare il regime di trasparenza pre-negoziazione e post-negoziazione per le operazioni riguardanti azioni ammesse alla negoziazione nei mercati regolamentati, effettuate nei mercati medesimi, nei sistemi multilaterali di negoziazione e dagli internalizzatori sistematici;
  2. estendere, in tutto o in parte, quando ciò sia necessario per la tutela degli investitori, il regime di trasparenza delle operazioni aventi ad oggetto strumenti finanziari diversi dalle azioni ammesse alle negoziazioni nei mercati regolamentati.

Dovrà ancora conferire alla CONSOB il potere di disciplinare con regolamento, in conformità alla direttiva e alle misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea le seguenti materie:

  1. il contenuto e le modalità di comunicazione alla CONSOB, da parte degli intermediari, delle operazioni concluse riguardanti strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni nei mercati regolamentati, prevedendo anche l’utilizzo di sistemi di notifica approvati dalla CONSOB stessa;
  2. l’estensione degli obblighi di comunicazione alla CONSOB delle operazioni concluse da parte degli intermediari anche agli strumenti finanziari non ammessi alle negoziazioni sui mercati regolamentati, quando ciò sia necessario al fine di assicurare la tutela degli investitori;
  3. i requisiti di organizzazione delle società di gestione dei mercati regolamentati.

Dovrà poi prevedere altri dettami e cioè che:

  1. la CONSOB possa individuare i criteri generali ai quali devono adeguarsi i regolamenti, adottati dall’assemblea ordinaria delle società di gestione, di gestione e organizzazione dei mercati regolamentati in materia di ammissione, sospensione e revoca degli strumenti finanziari dalle negoziazioni, di accesso degli operatori e di regolamento delle operazioni concluse su tali mercati, in conformità ai principi di trasparenza, imparzialità e correttezza stabiliti dalla Direttiva e dalle misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea;
  2. conferire alla CONSOB, d’intesa con la Banca d’Italia, il potere di disciplinare con regolamento, in conformità alla Direttiva e alle relative misure di esecuzione adottate dalla Commissione europea i criteri non discriminatori e trasparenti in base ai quali subordinare la designazione e l’accesso alle controparti centrali o ai sistemi di compensazione, garanzia e regolamento come previsto dalla direttiva;
  3. conferire alla CONSOB il potere di disporre la sospensione o la revoca di uno strumento finanziario dalla negoziazione;
  4. prevedere che la CONSOB vigili affinché la prestazione in Italia di servizi di investimento da parte di succursali di intermediari comunitari avvenga nel rispetto delle misure di esecuzione per il comportamento (art. 19), per l’esecuzione delle condizioni più favorevoli per il cliente (art. 21), per le regole di gestione degli ordini (art. 22), per il rispetto degli obblighi di preservare l’integrità del mercato (art. 25), per pubblicare le quotazioni irrevocabili (art. 27) e per l’informazione post-negoziazione (art. 28), ferme restando le competenze delle altre autorità stabilite dalla legge;
  5. prevedere la possibilità per gli intermediari di avvalersi di promotori finanziari, secondo i principi già previsti dal TUF;
  6. attribuire alla Banca d’Italia e alla CONSOB i poteri di vigilanza e di indagine previsti dal TUF;
  7. prevedere, fatte salve le sanzioni penali già previste dal TUF per le violazioni delle regole dettate in attuazione della direttiva: l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie; la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche; l’esclusione della facoltà di pagamento in misura ridotta delle sanzioni; l’adeguamento alla complessità dei procedimenti sanzionatori dei termini entro i quali procedere alle contestazioni; la pubblicità delle sanzioni, salvo che la pubblicazione possa mettere gravemente a rischio i mercati finanziari o arrecare un danno sproporzionato alle parti coinvolte;
  8. estendere l’applicazione del codice del consumo n. 206/2005, alla tutela degli interessi collettivi dei consumatori nelle materie previste dalla direttiva;
  9. prevedere procedure per la risoluzione stragiudiziale di controversie relative alla prestazione di servizi e di attività di investimento e di servizi accessori da parte delle imprese di investimento, che consentano anche misure di efficace collaborazione nella composizione delle controversie transfrontaliere;
  10. disciplinare i rapporti con le autorità estere anche con riferimento ai poteri cautelari esercitabili nelle materie previste dalla direttiva.

Da ultimo la Legge Comunitaria ha già disposto che per gli scambi organizzati di strumenti finanziari l’aggiunta di un art. 3-bis a TUF, che recita: “3-bis. L’attività di organizzazione e gestione dei sistemi di scambi organizzati di strumenti finanziari è riservata ai soggetti abilitati alla prestazione di servizi di investimento, alle società di gestione dei mercati regolamentati e, limitatamente agli strumenti finanziari derivati su tassi di interesse e valute, anche ai soggetti che organizzano e gestiscono scambi di fondi interbancari”.
Questo è il contenuto delle Legge Comunitaria 2006 con il quale l’Italia intende allo stato dare attuazione alle direttive MIFID; ne seguiremo a breve gli sviluppi, rinviando al primo di essi e cioé il nuovo Regolamento Intermediari, proposto dalla CONSOB in data 20 luglio 2007.

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