Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
30 Settembre 2013

Mediazione obbligatoria

Di cosa si tratta

I colleghi avvocati ben sanno che cosa sia la mediazione obbligatoria che deve essere esperita prima di potere introdurre alcuni giudizi in tribunale; i clienti invece talora non sanno quando e come questa debba essere esperita.
Già introdotta dal legislatore con il D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 la mediazione è stata ritenuta incostituzionale dalla sentenza della Corte in data 6 dicembre 2012, n. 272, ed è stata ora reintrodotta con le modifiche apportate dal D.L. 21 giugno 2013, convertito in legge 9 agosto 2013, n. 98, che è entrata in vigore il 20 settembre 2013.
La illustriamo per dare un quadro di come si usi questo istituto e per contribuire a quell’informazione che il legislatore ritiene necessaria.
La Riforma ha introdotto la definizione dell’istituto, che sarebbe: “l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa”, sia che si tratti di mediazione obbligatoria o meno.
Le controversie che ne possono essere oggetto sono quelle che si riferiscono a diritti “disponibili”; questo pare ovvio, se non lo fossero, non vi sarebbe il potere di definire la posizione senza violare il divieto di farlo.
La procedura da seguire è quella che l’organo di mediazione ha predisposto e questa tende ad individuare il soggetto che la svolgerà che abbia le caratteristiche di imparzialità e l’idoneità a potersi muovere senza particolari formalità.
Con la Riforma e la modifica dell’art. 4, ora è necessario che la mediazione si svolga presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia.
La domanda di mediazione si presenta con il deposito di un’istanza e, nel caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all’organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda. Per determinare il tempo della domanda vale la data del deposito dell’istanza.
Il dovere del difensore di informare del possibile ricorso alla mediazione è sancito, come l’esistenza di alcune agevolazioni fiscali, assieme al fatto che il giudizio non è “procedibile” senza il previo esperimento della mediazione, informazione che deve essere chiara e data per iscritto. L’omessa informativa rende annullabile l’incarico al difensore e deve essere allegato al primo atto che introduce il giudizio a pena di improcedibilità.
Quando la mediazione non viene esperita, il giudizio non può proseguire se l’eccezione è sollevata entro il termine della prima udienza ed è lo stesso giudice a poterlo rilevare d’ufficio.
Le materie per le quali la mediazione è un obbligo sono: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.
Quando si effettui un primo incontro in sede di mediazione e non si raggiunga un accordo, si considera avverata la condizione di procedibilità.
Si può procedere direttamente al giudizio per i provvedimenti urgenti e cautelari e alla trascrizione della domanda giudiziale. Una norma elenca le procedure escluse dall’obbligo, che sono: a) i procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione; b) i procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’art. 667 cod. proc. civ.; c) i procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis cod. proc. civ.; d) i procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’art. 703, terzo comma, cod. proc. civ.; e) i procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata; f) i procedimenti in camera di consiglio; g) l’azione civile esercitata nel processo penale.
Presentata la domanda, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda.
La domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. Quando siano richieste specifiche competenze tecniche, l’organismo può nominare uno o più mediatori ausiliari; il procedimento si svolge senza formalità presso la sede dell’organismo di mediazione o nel luogo indicato dal regolamento di procedura dell’organismo.
A questo punto il mediatore si adopera affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia anche con l’ausilio di esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i tribunali. Il regolamento di procedura dell’organismo deve prevedere le modalità di calcolo e liquidazione dei compensi spettanti agli esperti.
Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio. Il giudice, nel successivo giudizio, condanna la parte costituita che non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
Chi presta la propria opera nell’organismo o nell’ambito del procedimento di mediazione, è tenuto all’obbligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento. Il mediatore è tenuto alla riservatezza nei confronti delle altre parti per le dichiarazioni rese e le informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate e salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l’insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sulle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio. La fase della mediazione non può comportare effetti sostanziali o processuali che non siano quelli espressamente riconosciuti dalla normativa in materia e anche il mediatore non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento, né davanti all’autorità giudiziaria, né davanti ad altra autorità.
Se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale che è allegato al testo dell’accordo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fatto concorde richiesta in qualunque momento del procedimento. Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze sulle spese processuali, come illustreremo in seguito.
La proposta di conciliazione è comunicata alle parti per iscritto. Le parti fanno pervenire al mediatore, per iscritto ed entro sette giorni, l’accettazione o il rifiuto della proposta; in mancanza di risposta nel termine, la proposta si ha per rifiutata. Salvo diverso accordo delle parti, la proposta non può contenere alcun riferimento alle dichiarazioni rese o alle informazioni acquisite nel corso del procedimento.
Se è raggiunto l’accordo amichevole ovvero se tutte le parti aderiscono alla proposta del mediatore, si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore, che certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o l’impossibilità di sottoscrivere. Se con l’accordo le parti concludono uno dei contratti o compiono uno degli atti di divisione che vadano trascritti, per procedere alla trascrizione la sottoscrizione del processo verbale deve essere autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato. L’accordo, anche a séguito della proposta, può prevedere il pagamento di sanzioni per l’inadempimento.
Se la conciliazione non riesce, il mediatore forma processo verbale con l’indicazione della proposta; il verbale è sottoscritto dalle parti e dal mediatore, che ne certifica l’autografia delle parti o l’impossibilità di sottoscrivere. Nel verbale il mediatore dà atto della mancata partecipazione di una delle parti al procedimento. Il processo verbale è depositato presso la segreteria dell’organismo e è rilasciata copia alle parti che lo richiedono.
Il verbale di accordo è omologato, su istanza di parte e previo accertamento anche della regolarità formale, con decreto del presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’organismo. Nelle controversie transfrontaliere il verbale è omologato dal presidente del tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione. Il verbale costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Quando il provvedimento successivo che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice, che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato, ferma l’applicabilità delle sanzioni per lite temeraria. Analoghe disposizioni si applicano alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese. Queste disposizioni non si applicano ai procedimenti davanti agli arbitri.
Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.
Con Decreto Ministeriale sono determinati: a) l’ammontare minimo e massimo delle indennità spettanti agli organismi pubblici, il criterio di calcolo e le modalità di ripartizione tra le parti; b) i criteri per l’approvazione delle tabelle delle indennità proposte dagli organismi costituiti da enti privati; c) le maggiorazioni massime delle indennità dovute, non superiori al venticinque per cento, nell’ipotesi di successo della mediazione; d) le riduzioni minime delle indennità dovute nelle ipotesi in cui la mediazione è condizione di procedibilità.
Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda, all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. A tal fine la parte è tenuta a depositare presso l’organismo una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.
Anche i consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi presso ciascun tribunale, come anche i consigli degli ordini professionali, per le materie riservate alla loro competenza, previa autorizzazione del Ministero della giustizia. Gli organismi previsti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sono iscritti al registro a semplice domanda.
Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità, fino a concorrenza di euro cinquecento. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà. Con un Decreto ministeriale è individuato il credito d’imposta effettivamente spettante in relazione all’importo di ciascuna mediazione in misura proporzionale alle risorse stanziate e nei limiti dell’importo indicato. Il Ministero della giustizia comunica all’interessato l’importo del credito d’imposta spettante entro 30 giorni dal termine per la sua determinazione e trasmette, in via telematica, all’Agenzia delle entrate l’elenco dei beneficiari e i relativi importi a ciascuno comunicati. Il credito d’imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile a decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione, in compensazione ai sensi dell’art. 17 del D,Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nonché, da parte delle persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. Il credito d’imposta non dà luogo a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive.

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