Categorie approfondimento: Societario
26 Luglio 2016

La mancata convocazione dell’assemblea di srl per l’approvazione del bilancio

Tra le prime operazioni che si compiono quando si abbia a che fare con una Società a responsabilità limitata è prendere visione almeno dell’ultimo bilancio. Quando si accerta che il deposito è mancato e magari da qualche anno la preoccupazione sale immediatamente.

Per quanto si possa ritenere un indicatore da valutare la sua mancanza fa dubitare anche sulle relazioni interne tra i soci e tra questi e gli amministratori.

Anche per queste ragioni è centrale che la regolarità e i termini siano rispettati con corrette convocazioni precedute dal deposito della bozza di bilancio e dalla relazione.

Il Tribunale di Milano (ord. 21 gennaio 2016) ha sottolineato la sua centralità e valutato l’inerzia della convocazione una “significativa negligenza, foriera di gravi ripercussioni sul patrimonio sociale, soprattutto quando riguardi più esercizi”.

In quest’ultima ipotesi il tribunale ha ritenuto che debba essere accolta l’istanza formulata da un socio di revoca dell’amministratore, disposta ai sensi dell’art. 2476 cod. civ., in quanto il comportamento dell’amministratore, che per anni non aveva presentato il bilancio in assemblea e, quando ha fissato l’assemblea, lo ha fatto senza inserire nell’ordine del giorno la presentazione del bilancio, integra la sussistenza di una responsabilità.

Il comportamento è stato valutato come lesivo della dialettica interna degli organi sociali e riconducibile alle gravi irregolarità che si possono ritenere esistenti a fronte della delicatezza di una necessaria corretta tenuta dei conti della società.

La pronunzia sta nella scia dell’orientamento che ha prestato particolare interesse a quanto il legislatore della Riforma ha fatto per una più incisiva forma di controllo dei soci di srl, essendo diventato un modello autonomo dalla SPA, dalla quale in precedenza si mutuavano le norme mancanti.

Questa grave violazione dei doveri inerenti la carica è poi foriera di pregiudizi per il patrimonio sociale, dato che in mancanza di un’adeguata rendicontazione della situazione economico-patrimoniale, l’organo amministrativo prosegue nell’attività gestoria senza ordine, “creando per di più una situazione idonea a scoraggiare i terzi dall’intraprendere rapporti negoziali con la società, perché rimangono privi di informazioni ufficiali, anche in ordine all’assolvimento degli obblighi fiscali”.

L’aspetto di novità della pronunzia è anche dato dal piano processuale quando riconosce espressamente la natura cautelare della misura all’art. 2476, 3° co. cod. civ. e individua gli elementi costitutivi della stessa per quanto attiene al fumus derivante dalla chiara violazione di un dovere dell’amministratore e dall’altro dal potenziale pregiudizio che può essere recato al patrimonio sociale.

La tutela del diritto è poi atteggiata ad essere slegata dal giudizio di merito successivo, giudizio che anche potrebbe non essere introdotto, come anche nel fatto di ritenerla fondata in un giudizio anteriore alla causa di merito.

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