26 Settembre 2018

Mancata compilazione del quadro RW: il raddoppio dei termini per l’accertamento non è retroattivo

In relazione alla questione della mancata compilazione del quadro RW, una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (n. 2289/1/2018) ha confermato l’indirizzo espresso dalla dottrina e dalla giurisprudenza in ordine alla efficacia temporale dell’art. 12 del D.L. 78/2009.
La norma riveste una particolare importanza giacché, disciplinando la materia dell’emersione di attività economiche e finanziarie detenute in Paesi aventi regimi fiscali privilegiati, stabilisce il raddoppio dei termini decadenziali per gli accertamenti correlati alle relative violazioni fiscali.
Ebbene, la sentenza ha ritenuto non retroattiva la richiamata norma che quindi risulta applicabile solo per periodi d’imposta successivi al 2009.
La sentenza in oggetto fornisce altresì il pretesto per valutare l’atteggiamento dell’Amministrazione finanziaria che talvolta sembra perseguire in maniera eccessivamente miope i suoi obiettivi.
Oggetto del giudizio era un atto di contestazione emesso nel 2014 dall’Agenzia delle Entrate con il quale veniva contestata l’irregolare compilazione del quadro RW per gli anni d’imposta 2006 e 2007 da parte di una contribuente e con contestuale irrogazione di sanzioni per importi inferiori a €. 1.000 nel primo anno e inferiori a €. 10.000 nel secondo.
La particolarità della posizione della contribuente era dovuta al fatto che le giacenze non dichiarate erano riconducibili a redditi regolarmente prodotti e dichiarati in Italia e che la stessa aveva altresì provveduto a dichiarare gli interessi derivanti dagli investimenti.
Tornando al giudizio, la contribuente, decorsi i 90 giorni dalla notifica del reclamo-mediazione previsto dall’art. 17-bis, comma 2, D.Lgs. 546/92 (che avrebbe potuto portare a una definizione bonaria della controversia) si costituiva avanti la competente CTP deducendo l’illegittimità dell’atto in forza dell’irretroattività dell’art. 12 del D.L. 78/2009, ritenuta pacifica dalla dottrina e dalla giurisprudenza.
Il giudice di primo grado accoglieva l’eccezione della contribuente e, “aderendo all’indirizzo espresso da parte della dottrina e della giurisprudenza”, in punto di diritto riconosceva all’art. 12 del citato decreto natura sostanziale con la conseguente inapplicabilità retroattiva vietata dall’art. 3 dello Statuto dei diritti del contribuente. Pertanto, “essendo esclusa l’applicabilità retroattiva della suddetta norma, l’ufficio non poteva sanzionare comportamenti posti in atto nei periodi d’imposta antecedenti” l’entrata in vigore.
Nonostante le motivazioni della sentenza fossero fondate su un indirizzo granitico della dottrina e della giurisprudenza, l’Agenzia delle Entrate riteneva di proporre appello con la scontata conseguenza di risultare soccombente.
Al di là del valore della pronuncia della Commissiona Tributaria, il profilo più significativo è quello legato alla condotta dell’Agenzia dell’Entrate che pare quanto meno illogica.
Nel caso in esame occorre considerare che l’omessa compilazione del quadro RW è da ricondursi più a una dimenticanza che alla volontà di occultare giacenze all’estero da parte della contribuente (ciò non escluderebbe comunque la sanzionabilità dell’omissione). Tale circostanza deve tuttavia essere considerata unitamente all’interpretazione delle norme di riferimento che è da ritenersi pacificamente favorevole alla contribuente.
Alla luce del quadro delineato un attore ragionevolmente avveduto non avrebbe mai assunto iniziative destinate fin dall’inizio ad avere una conclusione negativa; non si spiega quindi la condotta tenuta dall’Agenzia delle Entrate certamente non improntata al principio della correttezza nei rapporti con il contribuente.

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