Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
22 Settembre 2012

Lista Falciani, il ripensamento in sede tributaria: “i dati acquisiti sono utilizzabili”

Di cosa si tratta

Ci eravamo occupati del tema della c.d. della “Lista Hervé Falciani” quando il Tribunale di Pinerolo, con decreto reso in sede penale in data 4 ottobre 2011, aveva ritenuto che fosse fondato il rilievo che la documentazione incriminante fosse stata acquisita su documenti riservati illecitamente sottratti dalla banca-dati informatica dall’ex dipendente, documentazione consistente in movimenti di conti correnti bancari accesi da soggetti privati, che attestavano il versamento o il possesso di somme che non erano state dichiarate nel noto quadro RW ( Cfr.: nel sito “Lista Falciani e utilizzabilità dei dati acquisiti” ).
In sede tributaria era invece già intervenuta la pronuncia della Commissione tributaria provinciale di Como che con la sentenza del 15 novembre 2011, n. 118 aveva ritenuto inutilizzabili ai fini dei controlli fiscali i dati e nominativi contenuti nella Lista in ragione del fatto che fossero stati acquisiti irritualmente. Riprese le considerazioni della pronuncia piemontese, l’affermazione dell’inutilizzabilità in sede di contenzioso tributario delle prove irritualmente acquisite è fondata su precedenti giurisprudenziali importanti come le pronunce della Cassazione, sezione tributaria, 26 maggio 2003, n. 8273 e 1 ottobre 2004, n. 19689.
Come richiamato in relazione al Tribunale di Pinerolo, si trattava di un giudizio in sede penale e i principi che governano la materia non sono quelli di sedi diverse, quale quella tributaria.
A compiere la contraria affermazione è ora la Commissione Tributaria Provinciale di Treviso che ritiene che i dati possano essere utilizzati per indagini fiscali.
Con due distinte sentenze la Commissione ha rigettato il ricorso presentato da contribuenti residenti in zona contro gli avvisi di accertamento emessi dalla Direzione Provinciale delle Entrate di Treviso, che contestavano la mancata dichiarazione di capitali e attività finanziarie detenute all’estero.
La Commissione Tributaria di Treviso nelle due distinte sentenze ha considerato pienamente legittima l’acquisizione dei dati, giudicandola “conseguente ad una corretta richiesta all’Amministrazione Fiscale francese, inoltrata attraverso i canali di collaborazione informativa internazionale nel pieno rispetto delle procedure e dei trattati”. L’acquisizione sarebbe avvenuta nell’ambito della collaborazione informativa internazionale prevista dalle direttive europee e dalla convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Francia.
La Commissione ha inoltre affermato che le categorie proprie del processo penale, secondo cui elementi probatori acquisiti in violazione dei divieti stabiliti dalla legge sono inutilizzabili dal punto di vista processuale, non possano essere pedissequamente trasposte nel giudizio tributario. Infatti, da un lato non vi è alcun diritto del contribuente italiano alla segretezza di un conto bancario estero non dichiarato, dall’altro l’acquisizione dei dati non sarebbe avvenuta in violazione di norme italiane, tantomeno ad opera dell’Amministrazione fiscale italiana.
In linea di principio ci pare che la tesi sia condivisibile, ma non che il contribuente non possa invocare il rispetto delle norme che consentono l’impiego della documentazione.
Quando la Guardia di Finanza fonda la verifica sui dati risultanti dalla “scheda cliente” o sulla “fiche” della banca attraverso la quale il responsabile della vicenda ha fatto nascere lo “spunto“ di riferimento, la domanda è se questo uso possa in sede tributaria inficiare il procedimento; questo è il punto al quale vorremmo rispondere, come già ci domandavamo nell’articolo richiamato del sito.
Si tratterebbe di informazioni illecitamente acquisite e come tali non dovrebbero potere costituire un fondamento di una pretesa. Se neppure la Guardia di Finanza ne dovrebbe potere disporre, il loro uso in concreto dovrebbe essere vietato. Il poter disporre di informazioni, per esempio bancarie, dei rapporti intrattenuti da un cittadino in altro stato postula il corretto impiego degli accordi bilaterali che regolano i rapporti tra i due paesi od anche accordi plurilaterali e nei limiti previsti da detti accordi anche con riferimento al coinvolgimento penale o solamente tributario; cioé a seconda dei fini perseguiti dagli accordi.
L’impiego della lista Falciani non può certo essere paragonato ai dati emergenti dalla collaborazione tra i paesi alla lotta al terrorismo, al riciclaggio e all’evasione fiscale; i dati emergenti da queste fonti sono legittimi, utilizzabili e su di questi si può fondare l’attività di verifica ed accertamento. Se queste norme vigenti tra i Paesi non sono state osservate, il fondamento materiale della pretesa non è discutibile proprio perché illecitamente acquisito.
La violazione di queste norme, come si deve invece ritenere per i soggetti della c.d. Lista Falciani, ci deve portare a concludere che il dato aliunde acquisito non possa costituire presupposto per la sua acquisizione ed utilizzo alle indagini e quindi alla contestazione all’interessato, soprattutto laddove il materiale abbia una provenienza non lecita in quanto procurato attraverso altre violazioni di disposizioni a danno degli interessati.

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