15 Marzo 2021

L’INPS insiste per l’iscrizione alla gestione commercianti degli amministratori di società

Nell’ipotesi in cui l’amministratore di una società voglia non iscriversi alla Gestione Commercianti, sarà l’INPS a dovere dimostrare che sussistano i presupposti per esservi tenuto.
L’indirizzo interpretativo si dovrebbe ritenere consolidato, ma l’INPS insiste contro l’affermato principio che si può riassumere: “Qualora il socio amministratore di una società a responsabilità limitata partecipi al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, ha l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti, mentre, qualora si limiti ad esercitare l’attività di amministratore, deve essere iscritto alla sola gestione separata (Corte di cassazione, Ordinanza 13 febbraio 2020, n. 3637”.
Il giudice del merito con giudizio in fatto aveva escluso la partecipazione all’attività aziendale dell’amministratore della società in maniera abituale e prevalente, sia rispetto ad altri fattori produttivi sia rispetto alla diversa e preponderante attività dell’amministratore all’interno della società.
Nel ricorso in Cassazione dell’INPS si affermava la violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 203 e 208, così come interpretato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 11, conv. in L. n. 122 del 2010, in relazione all’art. 2697 c.c.; la sentenza di appello aveva ritenuto che l’I.N.P.S. non avesse fornito la prova dell’espletamento di un’attività idonea a sostanziare il requisito di cui alla L. n. 662 del 1996 cit., comma 203, lett. c).
L’attività svolta non è da includere in quelle per cui è prevista l’iscrizione alla Gestione Commercianti in quanto dall’istruttoria espletata era emerso che abitualmente l’amministratore non partecipava al lavoro aziendale e la società era dotata di organizzazione d’impresa in grado di realizzare autonomamente lo scopo sociale.
Date tali caratteristiche dell’attività svolta è risultato che non valicasse i limiti della funzione trattandosi di un facere sostanzialmente gestorio proprio di chi ricopre il ruolo di socio ed amministratore della società, restando assente la prova dell’esercizio abituale e prevalente dell’attività d’impresa oggetto della società. Si desume, dunque, l’assenza dell’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti da elementi concretamente valutati ed accertati dal giudice di merito e non da mere presunzioni.
Se quanto illustrato è indicato in negativo, la Corte ha già enunciato l’indirizzo che, qualora il socio amministratore di una società a responsabilità limitata partecipi al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, ha l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti, mentre, qualora si limiti ad esercitare l’attività di amministratore, deve essere alla sola gestione separata, operando le due attività su piani giuridici differenti, in quanto la prima è diretta alla concreta realizzazione dello scopo sociale, attraverso il concorso dell’opera prestata dai soci e dagli altri lavoratori, e la seconda alla esecuzione del contratto di società sulla base di una relazione di immedesimazione organica volta, a seconda della concreta delega, alla partecipazione alle attività di gestione, di impulso e di rappresentanza (Cass. n. 23782 del 2019).
È presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti che sia provata quanto previsto dalla normativa concernente i requisiti previsti per ritenere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo svolgimento di un’attività commerciale (v. Cass. n. 3835 del 2016; Cass. n. 5210 del 2017) per cui con riferimento alle società non è sufficiente la qualità di amministratore a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza.
In particolare (v., fra le tante, Cass. n. 4440 del 2017) tale carattere va inteso con riferimento all’attività lavorativa espletata dal soggetto stesso in seno all’impresa, al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali); tale accezione del requisito della prevalenza meglio si attaglia alla lettera della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, volto a valorizzare l’elemento del lavoro personale, ed alla sua ratio, includendo nell’area di applicazione della norma tutti i casi in cui l’attività del socio, ancorché abituale e prevalente rispetto al resto delle sue attività, non possa essere ritenuta preponderante rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa.
È compito del giudice di merito accertare la sussistenza dei requisiti di legge per tale coesistenza, nonché l’assolvimento dell’onere probatorio a carico dell’ente previdenziale, ai cui fini assumono rilevanza la complessità dell’attività, la presenza di dipendenti o collaboratori, la loro qualifica e le mansioni svolte.

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