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21 Gennaio 2019

L’indirizzo PEC e la comunicazione dell’istanza di fallimento

L’indirizzo PEC e la comunicazione dell’istanza di fallimento sono da alcuni anni elementi strettamente connessi,infatti la mancanza di diligenza nel verificare il ricevimento delle comunicazioni all’indirizzo di Posta Elettronica Certificata è una delle ricorrenti cause dello scoprire che l’impresa è fallita pur senza essere stati a conoscenza della comunicazione che ha raggiunto l’impresa. È assolutamente opportuno che il ricevimento di una PEC venga segnalato con un avviso automatico alla posta personale del soggetto tenuto ad usare la PEC.
Ricordiamo che ogni imprenditore, sia individuale che collettivo, iscritto al Registro delle imprese, è tenuto a dotarsi di indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) e ha l’obbligo di attivarlo, tenerlo operativo e rinnovarlo nel tempo dal momento di iscrizione al Registro fino a 12 mesi successivi all’eventuale cancellazione.  
La responsabilità grava della sua adozione grava sul legale rappresentante della società e l’Ufficio camerale non ha compiti da svolgere, come conferma la Corte di Cassazione, Sez. 1 Civile, con l’Ordinanza n. 30532 del 26 novembre 2018, richiamando anche la pronuncia del 21 giugno 2018, n. 16365, della quale vengono richiamati questi principi.
L’obbligo di dotarsi di indirizzo PEC, inizialmente per le imprese costituite in forma societaria, deriva dall’art. 16, co. 6 e ss., del D.L. n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009,
Al citato articolo 16 è stato aggiunto il comma 6-bis, nel quale si stabilisce che l’ufficio del Registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa costituita in forma societaria che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’articolo 2630 del codice civile, sospende la domanda per tre mesi, in attesa che sia integrata con l’indirizzo di posta elettronica. Per gli imprenditori individuali analogo obbligo è stato introdotto dall’art. 5 del D.L. n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012.
L’ufficio del Registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa individuale che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’articolo 2630 del Codice civile, sospenderà la domanda fino ad integrazione della domanda con l’indirizzo di PEC e comunque per quarantacinque giorni; trascorso tale periodo, la domanda si intende non presentata. Per la Corte costituisce l’indirizzo “pubblico informatico”, che i predetti hanno l’onere di attivare, tenere operativo e rinnovare nel tempo sin dalla fase di iscrizione nel Registro delle imprese e per i dodici mesi successivi alla eventuale cancellazione da esso.
Il mancato funzionamento, per qualunque causa, dell’indirizzo PEC dichiarato dalla società ovvero dall’imprenditore individuale alla Camera di Commercio si ascrive tra le cosiddette irreperibilità “colpevoli” del destinatario sul quale incombe l’onere di comunicare un recapito informatico che lo renda effettivamente raggiungibile.
A quanto illustrato si aggiunge il tema della legge fallimentare, che all’art. 15, comma 3, come sostituito dall’art. 17, comma 1, lettera a), del già menzionato d.l. n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, stabilisce che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese o dall’indice nazionale degli indirizzi PEC delle imprese e dei professionisti.
Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, la notifica andrà eseguita dall’Ufficiale Giudiziario che dovrà accedere di persona presso la sede legale risultante dal registro, oppure, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell’irreperibilità del destinatario, depositerà l’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro.
La norma ha introdotto uno speciale procedimento per la notificazione del ricorso di fallimento, che fa gravare sull’imprenditore le conseguenze negative derivanti dal mancato rispetto degli obblighi di dotarsi di indirizzo PEC e di tenerlo operativo, così intendendo codificare e rafforzare il principio secondo cui il tribunale, pur essendo tenuto a disporre la previa comparizione in camera di consiglio del debitore fallendo e ad effettuare, a tal fine, ogni ricerca per provvedere alla notificazione dell’avviso di convocazione, è esonerato dal compimento di ulteriori formalità allorché la situazione di irreperibilità debba imputarsi alla sua negligenza e/o ad una condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico.

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