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13 Marzo 2021

L’impegno di liberare le fideiussioni dopo la cessione d’azienda

Quando si effettua una cessione di un ramo d’azienda e siano esistenti impegni di garanzia del cedente, nell’accordo è costante l’impegno perché l’acquirente provveda alla liberazioni delle garanzie in essere.
Perché il venditore sia adeguatamente protetto contro l’eventuale inadempimento dell’acquirente è necessario avere previsto nel contratto di cessione una clausola risolutiva espressa il cui effetto è quello di potere chiedere in sede giudiziale la declaratoria dell’inadempimento al contratto e la conseguente sua risoluzione.
Prevista dall’art. 1456 cod. civ. la clausola risolutiva è quel accordo espresso in contratto per il quale questo si risolve se una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite. Il concorso inoltre del rafforzamento dell’importanza del termine entro il quale eseguire l’obbligazione, che sia previsto come essenziale per una delle parti, come previsto dall’art. 1457, 2° comma cod. civ., comportano questo importante effetto.
Quando esiste questa previsione contrattuale la parte che avrebbe dovuto beneficiare dell’impegno di liberazione delle garanzie si troverà a valutare la convenienza di questo ritrovarsi ad una situazione dove è vero che quanto ceduto torna ad essere di proprietà del venditore, ma restano invariati gli effetti per quanto attiene la permanenza delle garanzie in capo al garantito.
Un caso deciso dal Tribunale di Torino, sezione specializzata in materia d’impresa del 25 gennaio 2019, n. 6910/2017, ha accertato, l’operatività della clausola risolutiva espressa prevista in una scrittura privata, sottoscritta dalle parti per inadempimento del convenuto rispetto all’obbligo di liberare l’attrice dalle fideiussioni esistenti nel termine previsto contrattualmente, e per l’effetto veniva accertata e dichiarata la risoluzione dell’atto di cessione di quota sociale autenticato dal notaio, e la risoluzione della scrittura privata portante cessione di quota sociale e reintestazione di quota di società a responsabilità limitata al fiduciante nella parte in cui il fiduciario in liquidazione cedeva e trasferiva, su mandato del fiduciante, l’intera sua quota dell’intero capitale sociale, al cessionario.
Nella pronunzia si sottolinea come l’accertamento dell’esistenza dei presupposti fattuali, provati da documenti, comporta il riporto al momento antecedente la cessione delle quote.
Le valutazioni di merito, anche in presenza della clausola, sono comunque complesse. L’acquirente non ha coronato il suo obiettivo, che era di comprare, ma nel contempo neppure era poi tenuto a fare fronte agli impegni con i terzi garanti, impegni che sono rimasti in capo al venditore.
Neppure il venditore ha coronato il suo di obiettivo di vendere ma ha stimato e ha proceduto a chiedere la dichiarazione di risoluzione perché le utilità che residuavano dall’operazione davano un potenziale successivo esito positivo, perché altrimenti non avrebbe optato per la risoluzione.

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