28 Settembre 2018

Limiti alla produzione in commissione tributaria di documenti non prodotti prima

Quando arriva il questionario della Agenzia delle Entrate, oltre a rivolgersi immediatamente al consulente fiscale, vanno con questo anche valutati gli effetti delle resistenze a produrre i documenti in quanto potrebbe essere ritenuto inopportuno.
La mancata risposta al questionario di cui all’art. 32 D.P.R. n. 600/1973 comporta la non utilizzabilità della documentazione richiesta nella successiva fase processuale. Secondo la Cassazione l’invito previsto dal 4° e 5° comma dell’articolo a fornire dati, notizie e chiarimenti, assolve alla funzione di assicurare un dialogo preventivo tra contribuente e amministrazione per evitare l’instaurazione del contenzioso.
Alla luce di questo principio (Cass. Trib. Ordinanza 19 giugno 2018, n. 16106) l’inottemperanza all’invito preclude automaticamente l’uso di quanto richiesto in sede preprocessuale amministrativa. Nel caso in esame la CTR del Lazio aveva ammesso le allegazioni documentali del contribuente non prodotte in fase di questionario.
In tema di accertamento fiscale non sono usufruibili dalla difesa i documenti richiesti dall’Agenzia delle Entrate e non prodotti tempestivamente in quanto l’inutilizzabilità segue all’inottemperanza all’invito, e non è soggetta ad eccezione di parte e può essere rilevata d’ufficio in ogni stato e grado di giudizio.
Nel caso di specie, a seguito della notifica di un questionario con cui l’Agenzia delle entrate invitava a produrre documenti a sostegno di alcune spese sostenute, la società destinataria della richiesta restava inerte e non ottemperava all’invito. Veniva emesso il susseguente avviso di accertamento, in materia di imposte dirette e di IVA, che veniva impugnato dalla società contribuente, che in sede di ricorso produceva i documenti inizialmente richiesti dall’Amministrazione finanziaria e la cui presentazione era stata omessa. In tema di accertamento fiscale, l’invito da parte dell’Amministrazione, previsto dal DPR n. 600/1973, art. 32, comma 4, a fornire dati, notizie e chiarimenti risponde ai criteri di lealtà, correttezza e collaborazione tipici degli obblighi di solidarietà della materia tributaria.
Pertanto, l’inutilizzabilità consegue all’inottemperanza all’invito, ed il contribuente può conseguire una deroga all’inutilizzabilità solo ove ricorrano le condizioni di cui al DPR 29 settembre, n. 600, art. 32, comma 5.
La CTR aveva osservato in particolare che doveva considerarsi infondato il motivo di gravame specificamente incentrato sulla inutilizzabilità delle allegazioni documentali della società contribuente D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32, e, più in generale nel merito, che tale documentazione dimostrava adeguatamente la veridicità/inerenza dei costi oggetto delle fatture in contestazione, con la conseguente complessiva correttezza della sentenza appellata.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate ritenendo che la CTR avesse affermato l’utilizzabilità della documentazione dimessa dalla società contribuente solo nella fase processuale e non, come richiestole con l’apposito invito di cui alla prima disposizione legislativa evocata, in quella preprocessuale amministrativa. La censura è stata ritenuta fondata.
Si è affermato che è legittimamente sanzionata l’omessa o intempestiva risposta con la preclusione amministrativa e processuale di allegazione di dati e documenti non forniti nella sede precontenziosa. Il contribuente può conseguire una deroga all’inutilizzabilità solo ove ricorrano le condizioni di cui al D.P.R. 29 settembre, n. 600, art. 32, comma 5 (Sez. 5, n. 5734 del 2016), che prevede “Le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile”. La CTR laziale si è dimostrata inconsapevole di tale arresto giurisprudenziale nomofilattico e perciò ha chiaramente violato le norme procedimentali e processuali tributarie evocate nella censura.
Peraltro, con incerta argomentazione, il giudice tributario di appello ha del tutto falsamente applicato quella di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, non essendo dato comprendere dalla lettura della motivazione della sentenza impugnata in quali esatti termini sia stata affrontata la questione, controversa anche in questo giudizio, del tutto dirimente dell’avvenuta notificazione dell’invito alla produzione documentale previsto dalla disposizione legislativa e del contenuto dell’invito.

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