Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
28 Ottobre 2014

I limiti della tutela dello scudo fiscale

Di cosa si tratta

Una recente sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione ha fatto incidentalmente chiarezza sulla portata del c.d. scudo fiscale; il provvedimento è particolarmente interessante in quanto, analizzando l’ambito di applicazione sia oggettivo sia soggettivo del richiamato istituto, permette di valutare quali siano le condotte coperte e sanate dallo scudo fiscale e, pertanto, quali siano le condotte che godano dell’esonero dalla punibilità.
Nonostante la normativa risalga ormai al 2009 il tema risulta sempre attuale in quanto non è infrequente che ancora oggi l’Amministrazione Finanziaria contesti delle condotte che il contribuente (spesso con eccessiva superficialità) aveva ritenuto pacificamente coperte dallo scudo fiscale.
A ciò su aggiunga che stanno per essere introdotte delle misure in materia di voluntary disclosure che per la loro ridotta convenienza faranno rimpiangere a molti i benefici straordinari riconducibili alla misura straordinaria del 2009.
La vicenda da cui trae origine la sentenza in esame muove appunto dalla contestazione (da parte dell’Amministrazione Finanziaria) ad una persona fisica dell’esterovestizione di un’azienda straniera avente sede in Italia e di cui tale soggetto era stato riconosciuto “dominus”; a tale contestazione conseguiva peraltro anche la denuncia per il reato di omessa dichiarazione Iva.
L’imputato tuttavia evidenziava di aver aderito allo scudo fiscale e da ciò riteneva di poter far discendere una radicale non punibilità della sua condotta. Nelle considerazioni in diritto esposte in sentenza la Corte ha fatto un organico quadro dell’istituto soffermandosi in particolare su due aspetti.
In primo luogo si afferma che la non punibilità prevista dalla disciplina del c.d. scudo fiscale riguarda solo condotte afferenti le somme che dall’estero rientrano in Italia e non invece condotte che sono distinte e diverse e non attinenti agli importi oggetto del beneficio. In particolare il D.L. n. 78/2009 “prevede una misura incentivante il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori del territorio dello Stato. A fronte del pagamento di un’imposta straordinaria … è previsto, come beneficio fiscale, la sterilizzazione del capitale rimpatriato che non può costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, nonché l’esonero dall’obbligo di segnalazione di cui al D.Lgs. n. 231/07, art. 41, ed altri effetti premiali tra cui l’esclusione dalla punibilità per alcuni reati fiscali”.
La Corte è tuttavia ben chiara nel ricordare che tale esonero dalla punibilità va inteso in termini rigorosamente restrittivi nel senso che si riferisce alle sole condotte afferenti i capitali oggetto della procedura di rimpatrio e ciò in quanto una portata più ampia della norma si sarebbe sostanzialmente sospinta nel novero delle ipotesi riconducibili all’amnistia (che avrebbe richiesto per l’approvazione una maggioranza qualificata). Infatti non può in alcun modo ritenersi che vi sia un effetto espansivo verso un’immunità soggettiva in relazione a reati fiscali nella cui condotta non rilevino affatto i capitali trasferiti e posseduti all’estero e successivamente oggetto di rimpatrio.
Questa interpretazione trova peraltro riscontro nella previsione dell’art. 13 bis, IV comma, del D.L. n. 78/09, che limita l’esonero della responsabilità penale “al rimpatrio e alla regolarizzazione” di capitali trasferiti e posseduti all’estero.
Il secondo aspetto trattato dalla Corte di Cassazione è l’ambito di applicazione soggettiva delle disposizioni normative. In particolare, si sottolinea come la norma sancisca che lo scudo fiscale sia applicabile alle persone fisiche, agli enti non commerciali, alle società semplici e alle associazioni equiparate ai sensi dell’art. 5 del TUIR; rimangono pertanto escluse le società commerciali.
La circolare n. 43/E/09 della Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate, atto privo di natura normativa e incapace di modificare o interpretare in modo autentico le leggi, ha tuttavia inteso ampliare l’applicabilità di questa misura straordinaria “ai soli effetti tributari” anche alle società commerciali a condizione che l’attività di emersione sia effettuata dal suo “dominus” e cioè da colui che ha il concreto dominio e gestione della società.
Alla luce di quanto detto la portata delle scudo fiscale risulta precisamente definita in sede penale.
Tornando brevemente alla vicenda oggetto della sentenza, la Corte di Cassazione ha sottolineato che anche a voler considerare giuridicamente operante l’estensione dello scudo alle società commerciali, essa sarebbe limitata alle sole operazioni di emersione effettuate dal “dominus” della società e per i soli effetti tributari. Ne deriva che ulteriori fattispecie di rilevanza penale non possano essere coperte in quanto distinte e diverse e non attinenti agli importi oggetto del beneficio, come nel caso di specie nel quale le somme scudate si riferivano alla quota di partecipazione del soggetto nella società mentre il reato contestato riguardava l’omessa dichiarazione IVA.

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