Categorie approfondimento: Societario
22 Novembre 2010

Libro soci volontario

Di cosa si tratta

Torniamo a considerare un tema già trattato appena entrata in vigore la riforma che ha portato alla soppressione del libro soci (in questo sito “L’eliminazione del libro soci: effetti e conseguenze”).
Nel richiamato articolo avevamo considerato l’opportunità di conservare il libro soci volontariamente in funzione dell’esercizio dei diritti sociali, facilitando l’attività degli amministratori.
Vogliamo criticamente rappresentare che si sono già manifestate voci discordi dalle nostre conclusioni.
Il Giudice del Registro delle Imprese di Verona con provvedimento in data 28 settembre 2009 ha infatti affermato: “Per effetto dell’abolizione dell’obbligatorietà del libro soci ad opera dell’art. 16 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella L. 28 gennaio 2009, n. 2, deve ritenersi nulla per illiceità dell’oggetto ex art. 1418, comma 1, cod. civ. la clausola statutaria di società a responsabilità limitata che subordini l’esercizio dei diritti sociali del cessionario della partecipazione non già al deposito dell’atto di trasferimento presso il Registro delle imprese ma all’iscrizione del trasferimento medesimo nel libro soci volontariamente istituito dalla società; detta nullità deve poi considerarsi insanabile, in quanto non riconducibile al catalogo di quelle di cui al terzo comma dell’art. 2479 ter cod. civ.”. Prosegue la massima che: “I poteri di controllo del Conservatore del Registro imprese e del Giudice del Registro sono limitati ex art. 2436, comma 2, cod. civ. al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta, controllo che attiene alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge, con esclusione dell’indagine sulla legittimità sostanziale, salvo che la radicale illiceità del contenuto dell’atto comprometta la riconducibilità dello stesso al “tipo” giuridico di atto iscrivibile”.
Discutibile decisione anche perché da un lato afferma la mancanza di legittimazione sul tema a presentare ricorso da parte del Conservatore, per poi affermare invece la competenza a dichiarare la nullità.
Avevamo già affermato che dalla auspicata semplificazione si arriva ad opposto risultato non dimenticando peraltro che vi è una serie di altri eventi, diversi dalla cessione delle quote, che erano operazioni che venivano compiute anche attraverso il libro soci, come il cambio dei recapiti, la trasformazione in altra forma societaria e il cambio di denominazione, la fusione e la scissione, che non sono rilevanti per il Registro imprese.
Per ovviare in parte agli inconvenienti si è anche pensato di dare carico ai notai, chiamati ad effettuare queste operazioni, di comunicarle agli amministratori (Consiglio Notariato Studio 71/2009).
Per ovviare agli inconvenienti si è anche pensato di gravare il socio a legittimarsi all’esercizio dei suoi diritti, intervenendo nelle sedi di competenza con una certificazione attuale, prevedendo nello statuto tale obbligo, operazione che consentirebbe la verifica anche di altri elementi, quali il rispetto delle disposizioni sulla circolazione della quota.
Il pensiero del Consiglio del Notariato è stato favorevole alla tesi proposta assumendo la piena legittimità della previsione di un libro soci che contenga anche l’indirizzo anche telefax e di posta elettronica (certificata o non) dei soci ove inviare gli avvisi di convocazione.
La Proposta del Consiglio si arricchisce nel “libro soci volontario” al poter esser indicati “dati come la variazione dell’indirizzo del socio, del suo recapito di posta elettronica o di fax (notizie fondamentali per l’esercizio dei diritti sociali), al pari della trasformazione del socio in altra forma societaria, il su o cambio di denominazione, la sua fusione o scissione, che invece non sono eventi rilevanti per l’adempimento presso il Registro imprese in base all’articolo 2470”, anche di poter far assumere al “libro soci volontario” le stesse funzioni che, per il trasferimento di quote, esso svolgeva quando era “obbligatorio”.
Così operando si recupererebbe quella funzione di controllo che la modifica dell’art. 2470 c.c. ha sottratto ed eviterebbe il continuo controllo del registro imprese cui sarebbero costretti gli amministratori per qualsiasi aspetto riguardante l’esercizio dei diritti sociali.
La conclusione è confortata da quell’ampia autonomia statutaria che connota la s.r.l. dopo la riforma del diritto societario, per i casi in cui non vengono in questione profili inderogabili di natura pubblicistica.
Nonostante quanto abbiamo riportato pensiamo che si possa prevedere che il trasferimento delle partecipazioni sia subordinato, per l’efficacia nei confronti della società, all’avvenuta iscrizione, a cura degli amministratori, nel libro soci “volontario” (art. 2470, comma 1, c.c.) del relativo atto di trasferimento, così come è lecito che fra i modi di convocazione dell’assemblea dei soci determinati nell’atto costitutivo, vi sia la spedizione ai soci della lettera raccomandata almeno otto giorni prima dell’adunanza nel domicilio risultante dal libro dei soci (come prevede il testo originario dell’art. 2479-bis) piuttosto che a quello indicato nel registro delle imprese.

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