Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
20 Luglio 2013

Legge Europea 2013: soldi all’estero sanzioni più leggere

Di cosa si tratta

Sul tema dei soldi all’estero ci siamo occupati soprattutto di contribuenti corretti che per varie ragioni hanno compiuto operazioni in buona fede che li hanno esposti a sanzioni pesanti (Cfr. nel sito “Soldi all’estero: sanzioni”). L’anticipazione della buona notizia è data dal fatto che la legge europea 2013 (già chiamata “Comunitaria”), tra altre cose, va ad alleggerire il sistema sanzionatorio.
Il Senato all’inizio di luglio ha approvato, in prima lettura, il Disegno di legge relativo alla Legge europea 2013, con la quale si interviene in diversi settori per rendere la disciplina fiscale italiana più adeguata agli obiettivi perseguiti dallo Stato come richiesto dalla Commissione europea, anche per riformulare il quadro RW del modello UNICO e passare agli operatori finanziari alcuni obblighi di comunicazione dei trasferimenti da o verso l’estero, diminuendo gli adempimenti per i contribuenti. Le sanzioni per la violazione degli obblighi di comunicazione ai fini del monitoraggio fiscale sono state ridotte: andranno dal 3% al 15%, anziché dal 10 al 50%. Non si può che confidare che la riforma entri in vigore al più presto.
L’art. 10 del Disegno di Legge reca modifiche alla normativa nazionale in materia di monitoraggio fiscale (in particolare il D.L. 28 giugno 1990, n. 167, e il D.Lgs. 19 novembre 2008, n. 195) al fine di renderla più adeguata agli obiettivi perseguiti dallo Stato, così come richiesto dalla Commissione europea nell’ambito del caso EU Pilot 1711/11/TAXU. In particolare, il co. 1 reca le modifiche al D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni dalla legge 4 agosto 1990, n. 227.
Art. 1: alcuni operatori, fra i quali i money transfer (art. 11, co. 1, lettere c) e c-bis), del D.Lgs. n. 231 del 2007), che non erano tenuti agli adempimenti di cui all’art. 1 del D.L. n. 167 del 1990, vengono compresi nell’ambito applicativo della normativa sul monitoraggio a fini fiscali dei flussi transfrontalieri. Sarebbero monitorate tutte le operazioni di valore pari o superiore a 15.000 euro (limite stabilito nell’ambito della disciplina antiriciclaggio) anche nel caso di operazioni che appaiono fra loro collegate, cosiddette operazioni frazionate.
Ai sensi delle disposizioni vigenti i trasferimenti verso l’estero effettuati dagli intermediari italiani da soggetti non residenti sono «monitorati» ai sensi del co. 4-bis dell’art. 1 del predetto D.L.. La finalità di tale previsione è quella di impedire che vengano usati come prestanome soggetti non sottoposti al monitoraggio. Le modalità di monitoraggio di tali flussi transfrontalieri si differenziano da quelle previste nel caso di operazioni messe in essere da soggetti residenti e richiedono apposite e costose modalità di lavorazione. Inoltre, i particolari limiti ai trasferimenti posti da tale disposizione appaiono difficilmente verificabili. Si ricorda che i trasferimenti da parte di soggetti non residenti possono essere effettuati solo «nei limiti dei trasferimenti dall’estero complessivamente effettuati o ricevuti, e dei corrispettivi o altri introiti realizzati in Italia».
Per effetto della proposta normativa, i trasferimenti effettuati da soggetti non residenti sarebbero monitorati analogamente a quelli effettuati da soggetti italiani, utilizzando gli stessi programmi con notevole snellimento degli adempimenti degli intermediari. In sostanza, la normativa sul monitoraggio a fini fiscali risulterebbe allineata a quella sull’antiriciclaggio mutuandone i presupposti applicativi ed evitando, con riferimento alle medesime operazioni, la raccolta di dati diversi. In tal modo, vi sarebbe un’unica soglia al di sopra della quale gli intermediari sarebbero tenuti agli adempimenti sia ai fini dell’antiriciclaggio che del monitoraggio fiscale. Il limite sarebbe unificato con riferimento ai trasferimenti di valore pari o superiore a 15.000 euro, anche per quanto concerne l’obbligo di rilevare e segnalare le operazioni frazionate.
Art. 2: poiché la Commissione europea, nell’ambito del caso EU Pilot 1711/ 11/TAXU, ha contestato l’utilità del vigente art. 2 (Trasferimenti attraverso non residenti), concernente l’indicazione nella dichiarazione dei redditi dei trasferimenti da o verso l’estero effettuati senza il tramite degli intermediari indicati nel co, 1 dell’art, 1 dello stesso D.L. n. 167 del 1990, e la proporzionalità delle relative sanzioni, indicate nell’art. 5, co. 2, i vigenti contenuti vengono eliminati e verrà eliminata la sezione I del modulo RW della dichiarazione dei redditi, risulteranno diminuiti gli adempimenti per i contribuenti, in linea con quanto richiesto dalla Commissione europea.
La nuova norma ha l’obiettivo di dare concreta attuazione alle disposizioni di contrasto delle frodi internazionali consentendo all’Agenzia delle entrate di richiedere agli intermediari i dati e le notizie relative ad operazioni finanziarie con l’estero, da chiunque poste in essere.
Art. 4: con le modifiche proposte alla norma, sono tenuti alla dichiarazione delle attività detenute all’estero, non solo i possessori «formali» delle stesse, ma anche i soggetti che possono essere considerati «titolari effettivi» ai sensi della normativa sul monitoraggio. Pertanto, la dichiarazione sarebbe dovuta anche nei casi in cui le attività e gli investimenti esteri, pur essendo formalmente intestati ad entità giuridiche (ad esempio società, fondazioni, o trust), siano riconducibili a persone fisiche o altri soggetti residenti tenuti agli obblighi dichiarativi di cui all’art. 4 del D.L. n. 167 del 1990 in qualità di titolari effettivi dell’entità nell’accezione utilizzata ai fini della normativa antiriciclaggio. Ai sensi dell’art. 2 dell’allegato tecnico del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, per «titolare effettivo» si intende:
«a) in caso di società:
1) le persone fisiche che possiedano o controllino un’entità giuridica, attraverso il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, anche tramite azioni al portatore, purché non si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposta a obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria o a standard internazionali equivalenti; tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25 per cento più uno di partecipazione al capitale sociale; 2) le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo sulla direzione di un’entità giuridica;
b) in caso di entità giuridiche, quali le fondazioni e di istituti giuridici quali i trust, che amministrano e distribuiscono fondi:
1) se i futuri beneficiari sono già stati determinati, le persone fisiche beneficiarie del 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica; 2) se le persone che beneficiano dell’entità giuridica non sono ancora state determinate, la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l’entità giuridica;
3) le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25 per cento o più del patrimonio di un’entità giuridica».
Viene soppresso l’obbligo di indicare l’ammontare dei trasferimenti da, verso e sull’estero che nel corso dell’anno hanno interessato le attività detenute all’estero, ora previsto dal co. 2 dell’art. 4 del D.L. n. 167 del 1990. E’ eliminata nel modulo RW della dichiarazione dei redditi la sezione III con semplificazione degli adempimenti.
È altresì stabilito che su tutti i redditi di capitale e sui redditi diversi gli intermediari indicati dalla normativa antiriciclaggio, ai quali le attività sono affidate in gestione, custodia o amministrazione, debbano applicare le ritenute. La norma prevede l’introduzione dell’imposizione tramite ritenuta a titolo d’acconto anche per tutte le tipologie di redditi di capitale sinora sottoposte ad imposizione solo nell’ambito della determinazione del reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi.
Viene confermato al co. 3 il contenuto delle disposizioni introdotte dal co. 16-bis dell’art. 8 del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, circa l’esonero dalla dichiarazione nei casi in cui le attività siano affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti e per i contratti conclusi attraverso il loro intervento, qualora i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività e contratti siano riscossi attraverso l’intervento degli intermediari stessi. Nei casi di gestione o amministrazione gli intermediari provvederanno a sottoporre ad imposizione i redditi ai sensi del co. 2 dell’art. 4, nella nuova formulazione.
Art. 5: le sanzioni relativamente alla violazione degli obblighi di dichiarazione di cui all’art. 4 del D.L. n. 167 del 1990 sono state attenuate. Originariamente le sanzioni erano previste nella misura dal 5 al 25 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati ed era prevista la confisca di beni di corrispondente valore.
Sono previste sanzioni particolarmente severe nel caso di attività detenute in Paesi a fiscalità privilegiata e non indicate nel modulo RW. Viene confermato quanto disposto a questo riguardo dall’art. 12 del D.L. n. 78 del 2009. Resta immutata la previsione che per l’accertamento di tali violazioni i termini di cui all’art. 43, primo e secondo comma, del D.Pr. n. 600/1973, e all’art. 57, primo e secondo comma, del D.Pr. 26 ottobre 1972, n. 633, sono raddoppiati. Lo stesso è disposto per il prolungamento dei termini di cui all’art. 20 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, con riferimento alle le violazioni di cui ai co. 1, 2 e 3 dell’art. 4 del D.L. n. 167 del 1990, nel testo vigente.
Art. 6: il riferimento attualmente vigente al «tasso ufficiale medio» è sostituito con quello al «tasso ufficiale di riferimento vigente in Italia nel relativo periodo d’imposta» e sono state introdotte disposizioni per i casi in cui le attività estere non sono produttive di redditi (ad esempio taluni conti correnti). Le stesse sono in linea con le indicazioni già date in sede di istruzioni al modulo RW. Il co. 2 introduce una modifica al D.Lgs. 19 novembre 2008, n. 195, al fine di prevedere la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate di tutte le informazioni raccolte dall’Agenzia delle dogane. Al riguardo i dati contenuti nelle dichiarazioni di trasporto al seguito, ai sensi dell’art. 3-ter del D.L. n. 167 del 1990, abrogato dalla lettera a) del co. 1 dell’art. 13 del D.Lgs. 19 novembre 2008, n. 195, erano trasmesse all’amministrazione finanziaria. Nella formulazione del vigente articolo 5 del D.Lgs. n. 195 del 2008 non si rinviene tale previsione. Appare dubbio se le informazioni possano essere legittimamente fornite all’Agenzia delle entrate. Al riguardo si ritiene opportuno ripristinare la possibilità per l’Agenzia delle entrate di conoscere i dati dei trasferimenti al seguito, al fine di poter conoscere in maniera completa i trasferimenti complessivi effettuati, attraverso i vari canali, dai singoli contribuenti in modo da ricostruirne l’effettiva capacità contributiva.
Al co. 3 dell’art. 10, infine, è stata inserita una modifica all’art. 8 del D.L. 30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983, n. 649, in base alla quale la ritenuta è operata dai soggetti residenti che intervengono nella riscossione dei proventi, anziché nel pagamento degli stessi.

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