Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
15 Dicembre 2014

Le sanzioni della voluntary disclosure

Di cosa si tratta

Il meccanismo della voluntary disclosure rappresenta uno strumento per recuperare le imposte favorendo il rientro dei capitali dall’estero. A fronte di tale “beneficio” le sanzioni, che nel nostro ordinamento vengono quantificate d’abitudine in misura elevata perché svolgano un ruolo dissuasivo all’evasione, ma comportando talora l’effetto contrario, vengono ridotte drasticamente per indurre ad aderire ed è prevista anche la riduzione degli interessi.
L’utilità principale è la riduzione delle sanzioni legate alle violazioni sul monitoraggio fiscale e di quelle previste per le violazioni sostanziali ai fini delle imposte sui redditi, Iva e Irap.
Le disposizioni sulle sanzioni sono contenute nell’art. 5-quinquies, che viene inserito nel testo del D.L. 30 giugno 1990, n. 167, convertito nella legge 4 agosto 1990, n. 227, inserimento operato dalla legge istitutiva della voluntary disclosure.
La disposizione elenca le esclusioni di punibilità in sede penale per passare al n.ro 4 alle sanzioni vere e proprie.
Le sanzioni agli obblighi dichiarativi sono determinate in misura pari alla metà del minimo edittale:

  • a) se le attività vengono trasferite in Italia o in Stati membri dell’U.E. o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo che consentono lo scambio effettivo di informazioni con l’Italia, inclusi nella lista del D.M. Finanze 4 settembre 1996, e successive modificazioni, per l’individuazione dei Paesi White List;
  • b) se le attività trasferite in Italia o negli Stati indicati erano o sono detenute in luogo;
  • c) se l’autore delle violazioni rilascia all’intermediario estero presso cui le attività sono detenute l’autorizzazione a trasmettere alle autorità italiane tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria e allega copia della autorizzazione alla richiesta di collaborazione volontaria, controfirmata dall’intermediario finanziario estero.

Nei casi diversi invece la sanzione è determinata nella misura del minimo edittale, ridotto di un quarto.
Nei confronti del contribuente che si avvale della procedura, la misura minima delle sanzioni per le violazioni in materia di imposte sui redditi e addizionali, di imposte sostitutive, di imposta regionale sulle attività produttive, di imposta sul valore aggiunto e di ritenute è fissata al minimo edittale, ridotto di un quarto.
Nei casi di cui alle precedenti lettere a), b) e c), qualora l’autore della violazione trasferisca, dopo la presentazione della richiesta, le attività oggetto di collaborazione volontaria presso un altro intermediario localizzato fuori dell’Italia o di uno degli Stati White List, l’autore della violazione è obbligato a rilasciare, entro trenta giorni dalla data del trasferimento delle attività, l’autorizzazione all’intermediario presso il quale le attività sono state trasferite e a trasmettere, entro sessanta giorni dalla data del trasferimento delle attività, l’autorizzazione alle autorità finanziarie italiane, pena l’applicazione di una sanzione pari alla metà della sanzione prevista dal primo periodo del comma 4.
Il procedimento di irrogazione delle sanzioni è lo stesso definito dall’art. 16 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni e il confronto previsto all’art. 16, co. 3, del D.Lgs. n. 472/1997, è operato tra il terzo della sanzione indicata nell’atto e il terzo della somma dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi o, se più favorevole, il terzo della somma delle sanzioni più gravi determinate ai sensi del comma 4, primo e secondo periodo.
Per gli Stati o territori a regime fiscale privilegiato la misura della sanzione minima prevista per le violazioni dell’obbligo di dichiarazione nei casi di detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria, è fissata al 3 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati se le attività oggetto della collaborazione volontaria erano o sono detenute in Stati che stipulino con l’Italia, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della disciplina, accordi che consentano un effettivo scambio di informazioni ai sensi dell’art. 26 del modello di Convenzione contro le doppie imposizioni predisposto dall’OCSE, anche su elementi riconducibili al periodo intercorrente tra la data della stipulazione e quella? di entrata in vigore dell’accordo. Al ricorrere di tale condizione non si applica il raddoppio delle sanzioni all’art. 12, co. 2, secondo periodo, del D.L. 10 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.?
Su istanza del contribuente, da formulare nella richiesta di voluntary disclosure, l’ufficio, in luogo ? della determinazione analitica dei rendimenti, li calcola applicando la misura del 5 per cento al valore complessivo della loro consistenza alla fine dell’anno e determina l’ammontare dell’imposta utilizzando l’aliquota del 27 per cento. L’istanza può essere presentata solo nei casi in cui la media delle consistenze delle attività finanziarie risultanti al termine di ciascun periodo d’imposta non ecceda il valore di 2 milioni di euro.

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