Categorie approfondimento: Lavoro
4 Febbraio 2008

Lavoro a progetto: indicazioni operative alla vigilanza

Di cosa si tratta

Al pericolo che il lavoratore dipendente contesti la liceità di un contratto a progetto si aggiungono ora le indicazioni operative del Ministero del Lavoro (Circolare Ministero del lavoro e della previdenza sociale 29/01/2008, n. 4) al fine di uniformare l’attività di vigilanza per le collaborazioni coordinate e continuative (articoli 61 e seguenti, D.LGS n. 276/2003) al fine di interpretare la validità del contratto.
Si riconosce che dare delle linee è un fatto opportuno per sapere quali indirizzi in concreto verranno seguiti e che potranno anche essere invocati come strumenti di difesa, in quanto siano noti al destinatario e agli interessati; un pregio va subito riconosciuto alla circolare nell’individuazione di quei lavori che intrinsecamente non sono compatibili con un progetto, tipi di prestazioni che elencheremo in seguito.
L’aspetto negativo della circolare lo si può individuare nella logica restrittiva all’uso di strumenti contrattuali lavoristici nel momento nel quale già altri sono esclusi (lavoro a chiamata, staff leasing, proroghe al lavoro a termine, clausole elastiche e flessibili nel part time).
Sempre più assume importanza la certificazione del contratto di lavoro preventiva in prevenzione a successive interpretazioni restrittive che fossero portate avanti sul piano amministrativo.
In futuro gli ispettori dovranno verificare il contenuto della prestazione, ritenuto che una prestazione elementare, ripetitiva e predeterminata è difficilmente riconducibile ad una attività che abbia il carattere progettuale, che sia in grado di una valutazione in termini di risultato tipica della collaborazione coordinata e continuativa nella modalità a progetto.
Gli ispettori dovranno raccogliere dichiarazioni puntuali e dettagliate sia dal collaboratore che da quanti lavorano con lui (altri dipendenti e collaboratori), per stabilire la vera e concreta attività svolta.
Dovrà essere controllato che il collaboratore non sia utilizzato per attività generiche estranee al progetto, programma di lavoro o fase di esso indicato in contratto e che la prestazione non si risolva in una messa a disposizione di attività lavorativa.
Il Ministero individua attività che non si prestano ad essere svolte con le modalità del lavoro a progetto e le elenca in modo esemplificativo.
Il Ministero ricorda che con la circolare n. 1/2004 si era provveduto a dare indicazioni sulla disciplina sostanziale del contratto di collaborazione a progetto, evidenziandone il presupposto dell’autonomia della prestazione e le caratteristiche del “progetto, programma di lavoro o fase di esso”, e con la circolare n. 17/2006 è intervenuto, con riferimento al settore dei call center, ad individuare le modalità di corretto utilizzo di questo tipo contrattuale, indicandone le forme di svolgimento della prestazione lavorativa. Aveva anche fornito indicazioni “trasferibili” ad altri settori di attività in ordine alla determinazione del progetto, alla gestione dei tempi di lavoro del collaboratore ed alle corrette modalità di “coordinamento” tra questo ed il committente.
Il Ministro avverte la necessità di tracciare un quadro unitario del fenomeno di queste collaborazioni per consentire una più incisiva ed uniforme azione ispettiva nell’ambito delle finalità individuate dalla legge.
Valutata la più recente esperienza dei processi di stabilizzazione delle collaborazioni, previsti dalla Finanziaria 2007, e considerata che l’attività di vigilanza sul fenomeno costituisce una priorità della Programmazione del Ministero, nonché l’attuazione dell’impegno assunto con il Protocollo sul welfare del 23 luglio 2007 – di contrasto alla “elusione della normativa di tutela del lavoro subordinato” con “particolare attenzione alle collaborazioni svolte da lavoratori, anche titolari di partita IVA, che esercitino attività per un solo committente e con un orario di lavoro predeterminato” – con le istruzioni operative, formulate con l’INPS e l’INAIL, vengono fornite indicazioni per un’omogenea attività di accertamento in materia da parte degli organi di vigilanza.
Ai sensi dell’articolo 61 del D.Lgs. n. 276/2003 le collaborazioni coordinate e continuative devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente.
Il progetto, il programma o fase di esso diventano parte del contratto di lavoro e devono essere specificati per iscritto ed individuati nel loro contenuto caratterizzante. La finalità della disposizione è di delimitare l’utilizzo del lavoro coordinato e continuativo a quelle sole prestazioni che siano autonome perché definite in funzione di un risultato predeterminato che le caratterizza e ne delimita l’ambito di svolgimento. Un risultato che le parti definiscono in tutti i suoi elementi qualificanti al momento della stipulazione del contratto e che il committente, a differenza del datore di lavoro subordinato, non può successivamente variare in modo unilaterale.
Alla luce dell’insegnamento della Corte di Cassazione, le modalità concrete di esecuzione del rapporto di lavoro – e cioè la presenza dell’elemento della subordinazione ovvero della autonomia – assumono valore decisivo, posto che il lavoro a progetto configura una nuova tipologia contrattuale nel più generale ambito delle collaborazioni coordinate e continuative cui all’articolo 409, n. 3, c.p.c., che continuano a trovare applicazione nelle ipotesi di cui all’art. 61 comma 3.
Il personale ispettivo dovrà preliminarmente verificare che il contratto di collaborazione nella modalità a progetto sia formalizzato per iscritto. La forma scritta, seppur richiesta ai soli fini della prova, assume valore decisivo per l’individuazione del progetto, del programma di lavoro o fase di esso atteso che non sarebbe agevole per le parti dimostrare la riconducibilità della prestazione alla fattispecie contrattuale. Il personale ispettivo, in assenza di formalizzazione del progetto ovvero di altri elementi idonei aliunde ricavabili, provvederà a ricondurre la fattispecie contrattuale nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, senza svolgere alcuna ulteriore attività istruttoria; ferma restando la possibilità da parte del committente/datore di lavoro di provare in sede giudiziaria l’effettiva sussistenza di un rapporto di natura autonoma.
L’indagine degli organi di vigilanza verrà incentrata sulla compatibilità delle modalità di esecuzione della prestazione non con il lavoro autonomo, ma con la fattispecie del lavoro coordinato e continuativo nella modalità a progetto, tenendo presente indici sintomatici.
Con riferimento al progetto, programma di lavoro o fase di esso il personale ispettivo verificherà la specificità, tenendo presente che lo stesso non può totalmente coincidere con l’attività principale o accessoria dell’impresa come risultante dall’oggetto sociale e non può ad essa sovrapporsi ma potrà essere soltanto ad essa funzionalmente correlato. Ciò comporta che il progetto non può limitarsi a descrivere il mero svolgimento della normale attività produttiva, né può consistere nella semplice elencazione del contenuto tipico delle mansioni affidate al collaboratore.
Verranno verificate le modalità di inserimento del collaboratore nel contesto aziendale del committente. L’inserimento organico non può, di per sé solo, essere ritenuto elemento decisivo per la natura subordinata del rapporto di lavoro, in quanto connaturato a qualunque prestazione lavorativa inserita in un contesto organizzativo. Verrà valutato, in sede di indagini ispettive, la tipologia e le modalità in cui si esplica l’inserimento nell’organizzazione aziendale, soprattutto con riguardo alle forme del coordinamento, che devono essere espressamente individuate nell’accordo contrattuale.
Si verificherà il contenuto della prestazione, atteso che una prestazione elementare, ripetitiva e predeterminata è difficilmente compatibile con una attività di carattere progettuale, suscettibile di una valutazione in termini di risultato, tipica della collaborazione coordinata e continuativa nella modalità a progetto. Il personale ispettivo dovrà acquisire dichiarazioni puntuali e dettagliate – non soltanto dal collaboratore, ma soprattutto da quanti, dipendenti o altri collaboratori, lavorano con lo stesso – circa le concrete modalità operative con le quali le prestazioni vengono rese. Si dovrà accertare che il collaboratore non sia utilizzato per una molteplicità di generiche attività estranee al progetto, programma di lavoro o fase di esso, e che la sua prestazione non si risolva in una mera messa a disposizione di energie lavorative in favore del committente.
Va verificato se al collaboratore, fermo restando il collegamento funzionale con la struttura organizzativa del committente, residui una autonomia di scelta sulle modalità esecutive di svolgimento della prestazione. In particolare, gli organismi di vigilanza accerteranno che l’esecuzione delle prestazioni lavorative non avvenga con assoggettamento ad uno specifico controllo sull’attività svolta, esercitato dal committente, direttamente o per interposta persona. Inoltre, perché la collaborazione sia genuinamente attivata nella modalità a progetto è necessario che risulti del tutto assente qualsiasi manifestazione di un potere disciplinare attuato, anche in forma sanzionatoria, dallo stesso committente.
Va verificato che il compenso non sia esclusivamente legato al tempo della prestazione, ma sia riferibile anche al risultato enucleato nel progetto, programma di lavoro o fase di esso. Dovranno essere esaminati i criteri per la determinazione del corrispettivo, i quali risulteranno evidenziati dalle parti nel contratto (è un obbligo che l’articolo 62 del D.Lgs. n. 276/2003 prescrive tassativamente) e verificati in concreto secondo le effettive circostanze dell’attività lavorativa oggetto di esame.
Dovrà valutarsi l’eventuale clausola di esclusiva, vale a dire la sussistenza di una ipotesi di “monocommittenza” che è assolutamente compatibile anche con il lavoro a progetto, ma la cui sottoscrizione da parte del collaboratore impone al personale ispettivo una più attenta verifica di tutti gli atri indici evidenziati.
Particolare cura merita l’indagine relativa alla proroga e al rinnovo del contratto di collaborazione nella modalità a progetto, nel dover tener conto della legittimità di una proroga nel caso in cui il risultato pattuito non sia stato raggiunto nel termine fissato, così come del rinnovo sulla base di un progetto nuovo o affine; al contrario, la proroga ingiustificata ed il rinnovo per un progetto identico al precedente costituiscono elementi indiziari particolarmente incisivi.
Senza escludere eventuali successive approfondite indicazioni sull’utilizzo del contratto di collaborazione in altre attività (come quello dell’insegnamento in strutture private paritarie, parificate e legalmente riconosciute), vengono segnalate alcune particolari attività lavorative che non sembrano adattarsi, per le tipiche modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, non tanto con una prestazione di natura autonoma, intesa in senso ampio, quanto con lo schema causale della collaborazione coordinata e continuativa nelle modalità a progetto.
L’elencazione è finalizzata a sollecitare una maggiore attenzione nei confronti di tali attività, che in genere per le modalità concrete di esecuzione, risultano difficilmente inquadrabili nella tipologia contrattuale in esame, e incompatibili con l’attività progettuale tendente ad un risultato predeterminato ed identificabile conseguito mediante una prestazione resa in piena autonomia e sulla base di un mero coordinamento con il committente. In tale ambito rientrano le attività svolte dalle seguenti figure professionali:
– addetti alla distribuzione di bollette o alla consegna di giornali, riviste ed elenchi telefonici;
– addetti alle agenzie ippiche;
– addetti alle pulizie;
– autisti e autotrasportatori;
– babysitter e badanti;
– baristi e camerieri;
– commessi e addetti alle vendite;
– custodi e portieri;
– estetiste e parrucchieri;
– facchini;
– istruttori di autoscuola;
– letturisti di contatori;
– manutentori;
– muratori e qualifiche operaie dell’edilizia;
– piloti e assistenti di volo;
– prestatori di manodopera nel settore agricolo;
– addetti alle attività di segreteria e terminalisti.
Nel ribadire la natura esemplificativa dell’elencazione e pur non potendo astrattamente escludere che tali prestazioni siano, in casi eccezionali, compatibili con la modalità del lavoro a progetto, il personale ispettivo avrà cura di ricondurre dette fattispecie nell’ambito del lavoro subordinato ove non sia dimostrato l’elemento essenziale di una autentica e concreta autonomia nella esecuzione della attività oggetto del contratto.
Il Ministero dichiara che le indicazioni di carattere operativo intendono conseguire il fondamentale obiettivo di assicurare all’azione ispettiva efficacia ed omogeneità su tutto il territorio nazionale.

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