Categorie approfondimento: Credito e banche
3 Febbraio 2014

L’assegno in bianco o posdatato: nullità

Di cosa si tratta

Abbiamo di recente resistito ad una domanda di sequestro promossa da un debitore che assumeva di non avere il debito derivante da una fornitura per la quale aveva consegnato un assegno.
Si trattava di un assegno postdatato, che è nullo in quanto costituisce un titolo di credito contrario alle norme imperative (artt. 1 e 2 R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736).
Anche di recente la Cassazione è tornata sul punto con la medesima affermazione di nullità (Cass. Civ., Sez. III, sent. n. 26232 del 22 novembre 2013).
La scelta che abbiamo coltivato è quindi stata di produrre in giudizio l’originale del titolo e il giudice ha dichiarato che era cessata la materia del contendere. In questo modo l’impaccio rappresentato da un giudizio che sarebbe finito male ha invece comportato la rimozione di un ostacolo per recuperare il credito nei confronti del vero debitore.
L’emissione di un assegno in bianco o postdatato, che viene chiesto di regola per realizzare un fine di garanzia (deve essere restituito al debitore qualora il datore dell’assegno adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento), è contrario alle norme imperative e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall’art. 1343 c.c..
Dal principio discende che non è invocabile la liberazione del fideiussore per fatto del creditore (art. 1955 c.c.) nell’ipotesi in cui il pegno, nel quale il fideiussore sostiene di non essersi potuto surrogare per comportamento doloso o colposo del creditore, sia costituito da assegni bancari postdatati consegnati dal debitore o da un terzo a garanzia del debito.
L’orientamento della giurisprudenza sul tema è consolidato da tempo (cfr. Cass. civile, sez. II n. 1995/4368).
La conseguenza della contrarietà alla legge ha causato, nel caso sottoposto a giudizio, l’impossibilità per il fideiussore di essere liberato per il fatto del debitore (il creditore nel rapporto di fornitura sottostante), fatto consistente nell’avere costui restituito all’emittente gli assegni posdatati; la garanzia era contraria alla legge dall’inizio ed anche il pegno (su detti titoli) invalido.
In termini generali si deve ricordare che i titoli che servono alla funzione descritta non sono gli assegni, ma le cambiali e a queste bisogna ricorrere nelle ipotesi triangolari nelle quali ci si vuole garantire un più sollecito recupero del credito.

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