Categorie approfondimento: Lavoro
21 Gennaio 2002

La tagliola dei quindici dipendenti nel licenziamento individuale

Di cosa si tratta

Il regime della tutela del lavoratore illegittimamente licenziato è ben differente a seconda che l’impresa occupi più di quindici lavoratori o meno.
Nel primo caso, infatti, il lavoratore potrà scegliere se essere reintegrato nel posto di lavoro, o farsi corrispondere un’indennità pari a 15 mensilità di retribuzione globale di fatto; in entrambe le ipotesi, l’imprenditore dovrà inoltre pagare tutte le mensilità maturate tra il giorno del licenziamento e quello della reintegra ovvero quello del versamento dell’indennità (cifra quest’ultima che potrebbe essere non di poco conto se si considera che la determinazione sull’illegittimità del licenziamento viene rimessa al Giudice del Lavoro e il giudizio dura mediamente tra i dodici e i ventiquattro mesi). Per il computo del numero, ha rilevanza che questo sia raggiunto all’interno di ciascuna sede, stabilimento, filiale o ufficio autonomo e vi rientrano anche i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro e quelli a part time per la quota di orario svolta (art. 18 della l. 300/70).
Laddove invece l’impresa occupi non più di 15 dipendenti, il licenziamento illegittimo (cioè mancante, in linea generale, di un giustificato motivo o di una giusta causa come definiti nella legge) produce effetti più limitati: la riassunzione del lavoratore, o, a scelta del datore di lavoro, la corresponsione di un importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità, da determinarsi tenendo conto dell’anzianità maturata dal lavoratore, del comportamento tenuto dalle parti e delle dimensioni dell’impresa (l. 604/66, come modificata dalla l. 108/90).
L’onere probatorio relativo ai requisiti dimensionali ora delineati, incombe, laddove il lavoratore chieda la reintegra nel posto di lavoro, sullo stesso lavoratore, ma di fatto il datore di lavoro che abbia fino a 15 dipendenti tenderà a produrre nel giudizio il libro matricola, per scongiurare che la prova testimoniale addotta dal lavoratore provi il contrario. Quest’ultimo, peraltro, tenderà a dare dimostrazione, attraverso la prova orale, dell’eventuale presenza in azienda di lavoratori irregolari, che, per giurisprudenza pacifica, rientrano senz’altro nel computo per la determinazione della soglia dei quindici lavoratori.

In sintesi

Appare quanto mai opportuno che le imprese che necessitano di una forza lavoro limitata si preoccupino di tenere una contabilità attenta dei dipendenti impiegati presso ciascuna unità produttiva, allo scopo di abbattere solo in caso di reale necessità il muro dei 15 dipendenti. A tale scopo appare utile ribadire che non è sufficiente che tale sia il numero dei lavoratori iscritti nel libro matricola, rientrando nel computo anche i lavoratori irregolari, che cioè prestino di fatto la propria attività all’interno dell’unità produttiva.
Conviene sottolineare che i c.d. gruppi societari non configurano, secondo la più recente giurisprudenza, un’unica unità produttiva ai fini della sussistenza dei requisiti dimensionali, a meno che il lavoratore non riesca a provare una simulazione o una preordinazione in frode alla legge, cioè un fittizio frazionamento fra più soggetti di quella che è un’unica attività.

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