Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
11 Gennaio 2002

La subfornitura

Di cosa si tratta

La subfornitura – disciplinata dalla l. 18/6/98, n. 192 – è il contratto con il quale una piccola o media impresa (subfornitore), in posizione di dipendenza tecnologica ed economica rispetto all’impresa committente, si impegna: i) a effettuare lavorazioni su prodotti semilavorati o su materie prime fornite dalla committente, che poi quest’ultima destinerà al mercato del prodotto finito (subfornitura di lavorazione), ovvero ii) a fornire prodotti o servizi destinati ad essere incorporati o comunque utilizzati nell’ambito dell’attività produttiva dell’impresa committente o nella produzione di un bene complesso (subfornitura di prodotto), verso il corrispettivo di un prezzo.
La legge in parola offre una tutela molto penetrante in favore del subfornitore, analogamente a quanto accade per il lavoratore nel rapporto di lavoro subordinato e per il conduttore nel rapporto di locazione, sacrificando forse in misura eccessiva l’autonomia privata dei contraenti.
Infatti, la l. 192/98 pone un fitto tessuto normativo a carattere inderogabile:
· viene imposta, a pena di nullità, la forma scritta, anche se effettuata per telefax o per via telematica (nel rispetto, deve presumersi, della sottoscrizone con firma digitale), ma, in caso di nullità, il subfornitore ha comunque diritto al pagamento delle forniture già effettuate e alle spese sostenute in buona fede;
· il contratto è validamente concluso anche nel caso il committente invii l’ordine e il subfornitore dia inizio alle lavorazioni o alle forniture, ma in questo caso – nel caso cioè l’ordine non rechi alcuna sottoscrizione da parte del subfornitore – l’ordine dovrà essere interpretato come depurato di tutte le clausole ritenute vessatorie dall’art. 1341 cod. civ. (limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto, sospensione dell’esecuzione del contratto, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, tacita proroga o rinnovazione, ecc.);
· il contratto deve avere il contenuto minimo della specificazione del bene o del servizio, del prezzo, dei termini e delle modalità della consegna, del collaudo e del pagamento;
· in mancanza di pattuizione sul punto, è fissato un termine massimo di pagamento di sessanta giorni, ma è possibile fissare un termine maggiore che in ogni caso non può essere eccedente i novanta giorni solo mediante la stipulazione di un contratto collettivo nazionale o locale (!);
· se il termine di pagamento non viene rispettato, gli interessi moratori sono fissati nella misura minima di cinque punti oltre il tasso di sconto ed è prevista, per i ritardi che eccedano i trenta giorni, una penale pari al 5% dell’importo oggetto del ritardo;
· il subfornitore, in caso di ritardo, ha inoltre titolo per ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo;
· è fatto divieto di abuso di dipendenza economica, definito come quella situazione in cui la committente sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con il subfornitore, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi; a tal fine deve tenersi conto della reale possibilità, per il subfornitore, di reperire sul mercato alternative soddisafacenti; infine, l’abuso può anche consistere nel rifiuto di vendere o di comprare o nell’interruzione arbitraria delle relazioni commerciali. E’ stabilito che il patto con il quale si realizzi tale abuso è nullo;
· in tema di proprietà intellettuale, è confermato che il committente resta proprietario del progetto, ma è nullo il patto con il quale il subfornitore ceda al committente, nel contesto del rapporto, propri diritti di privativa industriale o intellettuale, senza un adeguato corrispettivo;
· in tema di controversie, è previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione, analogamente a quanto accade per i rapporti di lavoro subordinato e di agenzia, nonché la possibilità (facoltativa) di ricorrere all’arbitrato gestito e regolato dalle Camere di Commercio;
· deve da ultimo rilevarsi che la legge 57/01 (art.11, 1° e 2° c.) ha innovato la disciplina della subfornitura, ribadendo la nullità del patto attraverso il quale si realizzi l’abuso di dipendenza economica e stabilendo, come d’altronde appariva piuttosto evidente, la competenza del giudice ordinario in materia di azioni sull’abuso di dipendenza economica, anche se di natura inibitoria o volte al risarcimento del danno; inoltre, la novella attribuisce all’Autorità garante della concorrenza e del mercato la facoltà, qualora ravvisi che un abuso di dipendenza economica abbia rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato, sia in seguito a segnalazione, sia d’ufficio, di procedere alle diffide e sanzioni a cui è tenuta istituzionalmente.

In sintesi

La l. 192/98 disciplina i c.d. rapporti di collaborazione produttiva “verticale” tra imprenditori, o, più precisamente, tra grandi aziende e imprese medio-piccole, cercando di ridurre le condizioni di inferiorità contrattuale a cui queste ultime, nella prassi, devono adeguarsi.
Tale tipo di processo produttivo, che attua – da parte dell’impresa madre, che ha il rapporto diretto con gli utilizzatori finali – un decentramento di singoli segmenti del processo di realizzazione del prodotto finito, alimenta una rete di imprese medio-piccole (il c.d. indotto) che si occupano della realizzazione di tali segmenti produttivi.
Si tratta di una normativa che pare suscettibile di incidere in maniera rilevante nelle realzioni commerciali: infatti, per evitare che lo squilibriuo di forze, tipico di questi rapporti, si attui in concreto quale dominanza di un soggetto forte verso un soggetto debole, con conseguenze negative per il mercato, viene introdotto, anche con sacrificio della libertà contrattuale, un penetrante regime di favore per la piccola o media impresa cui è commissionata la subfornitura.

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