Categorie approfondimento: Credito e banche
10 Gennaio 2002

La revoca immotivata del fido

Di cosa si tratta

L’apertura di credito (comunemente chiamata “fido”) è, come noto, quel contratto col quale la banca si obbliga a tenere a disposizione del cliente una determinata somma di denaro, che l’accreditato – nel contesto, di solito, di un rapporto di conto corrente – può utilizzare in più volte e più volte ripristinare attraverso successivi prelevamenti e versamenti.
Se il contratto ha un termine, la banca non può recedervi prima della scadenza se non per giusta causa e non senza aver concesso un termine di almeno 15 giorni per la restituzione delle somme utilizzate e dei relativi interessi (art. 1845 cod. civ.).
Se, come comunemente accade, il contratto è a tempo indeterminato, la banca può recedere in qualsiasi momento, applicando il preavviso stabilito dal contratto (art. 1845 cod. civ., ult. comma), che è quasi sempre di un solo giorno. E’ di tutta evidenza che l’imprenditore che si trovi, nel breve volgere di un giorno, a dover restituire somme spesso considerevoli e i relativi (salati) interessi moratori, può trovarsi, in seguito al recesso di una banca, in seria difficoltà.
Non sempre, tuttavia, il comportamento della banca, che pure ricalchi la disciplina codicistica sopra descritta, può essere considerato legittimo. Recenti pronunce della Corte di Cassazione, infatti, hanno sancito l’illegittimità della revoca laddove questa abbia, nel suo concreto esplicarsi, i caratteri dell’arbitrarietà e della imprevedibilità. Tali caratteri sarebbero rinvenibili, sempre secondo la sentenza menzionata, quando la revoca del fido contrasti “con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai comportamenti usualmente tenuti dalla banca ed all’assoluta normalità commerciale dei rapporti in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista creditizia per il tempo previsto, e non potrebbe perciò pretendersi sia pronto in qualsiasi momento alla restituzione delle somme utilizzate, se non a patto di svuotare le ragioni stesse per le quali un’apertura di credito viene normalmente convenuta”.
QRA ha condotto, sulla scorta di tale precedente, alcuni giudizi per conto di imprese clienti, con esiti, anche risarcitori, apprezzabili. Per conseguire l’effetto sperato, devono ricorrere i presupposti concreti dell’arbitrarietà e dell’imprevedibilità, come si va ad illustrare nel punto che segue.

In sintesi

E’ vero che la banca ha la facoltà di recedere in qualsiasi momento dall’apertura di credito a tempo indeterminato, ma altro è l’esercizio del diritto, altro è l’abuso del diritto.
Si versa nel caso dell’abuso, laddove possano essere dimostrati i seguenti dati:

  • la sostanziale continuità nella situazione economico-finanziaria dell’impresa finanziata (per es., se il conto corrente di riferimento, nel periodo precedente la revoca, rechi un andamento in dare e in avere del tutto analogo a quello relativo al periodo anteriore, e magari abbia interessanti movimenti in avere; se le altre banche, nello stesso periodo, non abbiano revocati i loro fidi concessi alla stessa impresa, e magari neppure dopo la revoca del fido in oggetto, ecc.);
  • la vitalità finanziaria dell’impresa (allegazione di una fatturazione non in diminuzione, del giro di affari, della solvibilità, ecc.);
  • l’assenza di sintomi patologici (inadempimenti, decreti ingiuntivi, protesti, pignoramenti, ecc.).
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