31 Marzo 2020

La prova della cessione dei crediti cartolarizzati

Il creditore cessionario, che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo nell’ambito di un complesso di crediti che sia stato oggetto di cessione per cartolarizzazione, deve provare con certezza che il credito sia certo e verificabile puntualmente e, in difetto, il giudice investito dell’opposizione potrà sospendere l’efficacia esecutiva.
In questi termini si è espresso il Tribunale di Rimini con ordinanza in data 27 febbraio 2020.
La mancanza della certezza documentale che un credito sia stato ceduto produce l’effetto di non potere ritenere esistente la legittimazione attiva dell’opposta banca. Questa non aveva prodotto in giudizio altro se non la mera “produzione dell’avviso della cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale”, formalità che, secondo quanto chiarito dal Supremo Collegio (cfr.: Cass. 13 settembre 2018, n. 22268) non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto”.
La produzione dell’elenco delle posizioni cedute conteneva esclusivamente codici numerici denominati “ID RAPPORTO ed “NDG” che non consentono di verificare, anche ammettendo l’esistenza del contratto di cessione, se tra le posizioni cedute sia compresa anche quella azionata dall’opposta in via monitoria”. Non ritenendo quindi provata la certezza del credito il Giudice ha sospeso l’efficacia provvisoria del provvedimento.
La pronunzia della Suprema Corte ha esaminato, se esistente la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 58 e L. n. 130 del 1999, artt. 1-4, in combinato disposto con l’invocato art. 58, che riguarda la cessione di crediti in blocco, con la pubblicazione di avviso sulla Gazzetta Ufficiale, che esonera la banca cessionaria dal notificare la cessione al debitore ceduto.
Con la speciale operazione di cui alle norme indicate in rubrica l’oggetto del contratto non sarebbe più, quindi, lo specifico credito ceduto, bensì tutto il blocco dei crediti ceduti. Nel caso in esame, sarebbe stato documentalmente provato che il credito esisteva ancora alla data della cessione e che sarebbe stato in sofferenza.
Non può non rilevarsi che il giudice d’appello aveva affermato che, se non individua il contenuto del contratto di cessione, non prova l’esistenza di quest’ultima. Tale rilievo è condivisibile, perché una cosa è l’avviso della cessione, necessario ai fini della efficacia della cessione, un’altra la prova della esistenza di un contratto di cessione e del suo specifico contenuto. La questione si sposta allora, in ultima analisi, sulla valutazione probatoria, valutazione che è riservata al solo giudice di merito.

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