12 Marzo 2021

La possibilità dello storno delle provvigioni dell’agente

La sentenza 17 maggio 2017, C-48/16, della Corte di Giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sull’interpretazione dell’art. 11 della Direttiva europea n. 86/653 sugli agenti commerciali, che è stato recepito in Italia nell’art. 1748, VI co., cod. civ. riguardante il tema della restituzione da parte dell’agente delle provvigioni già riscosse.
Per comprendere l’importanza della sentenza è opportuno avere presente il testo dell’art. 11 della Direttiva europea n. 86/653, il quale prevede che: “1. Il diritto alla provvigione può estinguersi unicamente se e nella misura in cui: – sia certo che il contratto tra il terzo ed il preponente non sarà eseguito e – la mancata esecuzione non sia dovuta a circostanze imputabili al preponente. 2. Le provvigioni già riscosse dall’agente commerciale sono rimborsate se il relativo diritto è estinto. 3. Non si può derogare mediante accordo al § 1 a detrimento dell’agente commerciale.” Con la sentenza si è stabilito che: – l’articolo 11, § 1, primo trattino, della Direttiva europea n. 86/653 deve essere interpretato nel senso che riguarda non solo i casi di totale mancata esecuzione del contratto tra il preponente e il terzo, ma anche i casi di parziale mancata esecuzione.
È stato recepito nell’art. 1748, VI co., cod. civ., secondo cui: “L’agente è tenuto a restituire le provvigioni riscosse solo nella ipotesi e nella misura in cui sia certo che il contratto tra il terzo e il preponente non avrà esecuzione per cause non imputabili al preponente. È nullo ogni patto più sfavorevole all’agente.”
Da queste affermazioni consegue che: – l’art. 1748, VI cod. civ., riguarda non solo i casi di totale mancata esecuzione del contratto tra il preponente e il terzo, ma anche i casi di parziale mancata esecuzione di tale contratto; e non è da considerarsi nulla, ai sensi dell’art. 1748, VI comma, cod. civ. una clausola contrattuale inserita in un contratto di agenzia che preveda l’obbligo a carico dell’agente di rimborsare una quota proporzionale della sua provvigione in caso di parziale mancata esecuzione del contratto stipulato tra il preponente e il terzo, in quanto una clausola del genere non integra un patto più sfavorevole per l’agente; e devono intendersi per “circostanze attribuibili al preponente” di cui all’art. 1748, VI co., cod. civ. non solo le cause giuridiche che hanno determinato l’estinzione del contratto stipulato tra il preponente e il terzo, ma anche tutte le circostanze di diritto e di fatto imputabili al preponente, che sono all’origine della mancata esecuzione del contratto.
È interessante seguire gli sviluppi se la giurisprudenza italiana interpreterà l’art. 1748, VI co., cod. civ. conformemente alla sentenza della Corte europea, posto che, trattandosi di una sentenza interpretativa, è un precedente vincolante anche per i giudici degli altri Stati membri.
In questo quadro si inserisce la pronunzia della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 18664 dell’8.9.2020) per la quale l’agente è tenuto a restituire le provvigioni riscosse solo nella ipotesi e nella misura in cui sia certo che il contratto tra il terzo e il preponente non avrà esecuzione per cause non imputabili al preponente.
In fatto un agente di commercio, conclusa la sua collaborazione con una azienda del settore telecomunicazioni per fatto a quest’ultima imputabile, si era rivolto al Tribunale per ottenere, inter alia, la declaratoria di nullità della clausola del mandato che prevedeva lo storno delle provvigioni nel caso in cui il cliente “attivato” non avesse raggiunto un determinato fatturato oppure avesse comunicato disdetta dal contratto entro i primi sei mesi.
Si accertava con la sentenza la legittimità di queste clausole che andava affermata in quanto quelle previsioni contrattuali erano legittime e frutto di libera accettazione tra le parti, tesi fatta propria dalla Suprema Corte. La Cassazione conferma la decisione del Giudice di appello, così sottolineando: (..) ai sensi dell’articolo 1748 cod. civ. “L’agente è tenuto a restituire le provvigioni riscosse solo nella ipotesi e nella misura in cui sia certo che il contratto tra il terzo e il preponente non avrà esecuzione per cause non imputabili al preponente. È nullo ogni patto più sfavorevole all’agente”. È evidente che nelle ipotesi contrattuali riportate non si sia verificata alcuna mancata esecuzione del contratto, ma solo il mancato raggiungimento di taluni obiettivi di politica aziendale (..), ed è coerente l’orientamento espresso con il dato letterale dell’articolo 1748 cod. civ., per cui sono da considerarsi vessatorie tutte quelle previsioni che introducano nel mandato, in tema di storni provvigionali, delle “condizioni restitutorie” legate alla crescita aziendale e alla stabilità nel tempo degli affari conclusi (o dei contratti), fattori del tutto estranei alla condotta e alla volontà dell’agente.

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