Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
15 Gennaio 2016

La plusvalenza dei terreni edificabili

Di cosa si tratta

Abbiamo ottenuto un buon risultato da una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano (12 novembre 2015) che ha accolto le argomentazioni svolte per vietare di fare ricorso al “maggiore valore del terreno compravenduto accertato in sede di registro” per applicarlo in sede di determinazione di un maggiore valore in sede di imposte dirette.
Per la Commissione “è principio oramai consolidato che i principi relativi alla determinazione del valore di un bene che viene trasferito sono diversi a seconda dell’imposta che si deve applicare, sicché quando si discute di imposta di registro si ha riguardo al valore di mercato di un bene, mentre quando si discute di una plusvalenza occorre verificare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione”.
Inoltre questa pronuncia ha affermato che “il condono a cui la parte ha inteso aderire è un condono di imposta, non già una definizione circa un diverso valore della cessione”. L’individuazione di questa differenza è qualitativamente saliente in quanto evidenzia come la base del ragionamento per compiere astratte riconduzioni da un regime di imposta ad un altro sono cosa diversa dal conto di convenienza dell’adesione ad una misura che agevola il contribuente con un minore costo.
Ci stupisce invece l’affermazione per la quale si possa ritenere assolto l’onere, che è a carico del contribuente, di avere fornito la prova della veridicità del prezzo percepito non tanto sulla base di una antecedente stima effettuata da un perito, ma dall’aver valutato che “la contribuente è stata in grado di dimostrare di avere in concreto venduto l’area per il prezzo dichiarato di €. 340.000, come indicato nell’atto di vendita” e si argomenta: “Essendo evidente che non può essere fornita dalla stessa la prova positiva di non avere percepito una somma maggiore a quella dichiarata, l’onere probatorio che può esserle richiesto è quello di mostrare che la somma concretamente ricevuta corrisponde a quella indicata nell’atto di compravendita”. “La contribuente ha inteso supportare, sotto un duplice profilo, la veridicità degli incassi dichiarati attraverso la produzione degli estratti conto bancari nonché di fotocopie di assegni circolari (tre) il cui totale risulta accreditato sui predetti conti”.
La prova quindi si ritiene raggiunta nel momento in cui è offerta in via documentale e presuntiva avendo la relazione chiarito la congruità di quanto percepito.
Ameremmo che principi analoghi vengano seguiti in quanto la prova negativa è sempre la prova diabolica, che comunque viene richiesta, e sottesa al ragionamento sta anche la considerazione che, se l’Ufficio non è in grado di altro dimostrare e non ha preso le mosse dell’accertamento in ragione di elementi altrimenti acquisiti, che l’Ufficio può utilizzare, è più opportuno che non proceda; del resto degli assegni di pagamento l’Ufficio disponeva in forza dell’allegazione obbligatoria all’atto di trasferimento.

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