26 Luglio 2017

La disposizione individuale nel conto corrente cointestato

L’esistenza di un conto corrente cointestato non lega l’operatività alla necessità che le disposizioni siano congiunte da parte dei cointestatari; la legittimazione di disporre è disgiunta salvo espressa disposizione che la preveda congiunta; quindi l’atto di disposizione di un correntista è vincolante anche per gli altri (Cass. Civ., Sez. I, sent. n. 9063 del 7 aprile 2017).
Il tema è stato così risolto anche in relazione alla richiesta dell’apertura di credito in conto corrente che produce l’effetto di far confluire una disponibilità di denaro nella sfera dell’intestatario del conto.
In questo modo si determina, nel caso in cui il conto sia cointestato che tutti i contitolari risultino solidalmente responsabili nei confronti della banca del saldo passivo derivante dall’utilizzo dell’apertura di credito, a prescindere dalla riferibilità di tale rapporto a uno dei correntisti. Il cointestatario del conto in tale modo ha anch’esso un beneficio che deriva dall’apertura di credito concessa a richiesta di uno solo di essi.
Con questa operazione infatti l’apertura di credito alimenta il conto corrente bancario di una provvista che entra nella libera disponibilità di tutti i correntisti.
Il tema è già stato oggetto di considerazione in quanto è ricorrente nella pratica il verificare queste situazioni.
Bisogna distinguere infatti i rapporti interni tra i cointestatari dove i saldi attivi e/o passivi siano riconducibili pro quota in capo a ciascuno dei cointestatari (nel caso di cointestazione effettuata per motivi specifici, come il fatto che le giacenza attive siano di uno soltanto dei correntisti), dai rapporti esterni ove questa situazione genera una sorta di presunzione di pari spettanza. Dal punto di vista passivo inoltre l’esistenza di un saldo negativo è soggetto alla regola della solidarietà dell’obbligazione pecuniaria specificamente prevista dall’art. 1854 cod.civ..
La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse confuso due titoli giuridici autonomi e distinti tra loro: il contratto di conto corrente cointestato e il contratto di apertura di credito regolato sul medesimo conto, i quali disciplinavano rapporti autonomi e distinti. In conseguenza, l’art. 1854 c.c. non poteva trovare applicazione, dovendo per contro prevalere la norma generale dell’art. 1372, 2° co. c.c., secondo cui il contratto produce effetto solo tra le parti che lo hanno concluso.
Il tema dibattuto in Cassazione origina dal collegamento del rapporto di conto corrente cointestato con un’apertura di credito, pure cointestata, ma che risultava incrementata, nella somma finanziata, per effetto di pattuizioni non riconducibili alle persone degli istanti (essendo stato accertato il carattere apocrifo delle sottoscrizioni apparentemente riferibili agli stessi ricorrenti). Stabilisce l’art. 1854 c.c. che nel caso in cui il conto sia intestato a più persone, con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, gli intestatari sono considerati creditori e debitori dei saldi del conto.
Dalla semplice cointestazione del conto non discende la riferibilità ad uno dei correntisti delle operazioni poste in essere dall’altro. E’ necessario, a tal fine, che il contratto preveda la facoltà dei correntisti di operare separatamente, in quanto in assenza di una disposizione negoziale di tale tenore, non è dato di affermare la presunzione del consenso dei contitolari all’operazione posta in essere da uno solo di essi (Cass. 1 ottobre 2012, n. 16671).
Infatti, la cointestazione del conto fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto, non anche l’esistenza del reciproco consenso dei cointestatari del conto alle operazioni poste in atto da uno di loro: consenso che, invece, è preventivamente manifestato allorquando sia accordata ad ogni contitolare del conto il potere di effettuare operazioni in modo disgiunto. In presenza della facoltà dei correntisti di operare separatamente, facoltà che non deve essere prevista espressamente (Cass. 5 luglio 2000, n. 8961) l’operazione posta in atto da uno solo dei cointestatari vincola, dunque, anche gli altri (il potere di disposizione del saldo, non anche la facoltà di effettuare i versamenti, rispetto alla quale non assumerebbe rilievo la previsione della firma disgiunta o congiunta).
Operando disgiuntamente, ciascuno dei correntisti può allora disporre della provvista giacente sul conto; la banca si libera, ed esegue la prestazione afferente il servizio di cassa cui è tenuta contrattualmente, effettuando il pagamento o l’accreditamento delle somme secondo quanto gli venga richiesto.
Al contempo, perché in caso di cointestazione disgiunta l’atto di disposizione del singolo correntista vincola gli altri, dovendosi ritenere attuato col consenso di questi, è stabilito che ogni contitolare del rapporto sia solidalmente responsabile nei confronti della banca per il saldo passivo del conto corrente. Non rileva che l’esposizione verso l’istituto di credito discenda dal finanziamento accordato dalla banca stessa in favore di uno o di alcuni soltanto dei correntisti.
Ciò che conta è, infatti, la previsione di solidarietà posta dall’art. 1854 c.c.: previsione che concerne tutte le operazioni bancarie regolate in conto corrente (quindi anche l’apertura di credito: art. 1852 c.c.) e che importa l’assunzione del debito da parte di tutti i correntisti, in presenza di una disciplina convenzionale di cointestazione disgiunta del conto.
Il servizio di cassa della banca consistente nella erogazione di somme eccedenti le disponibilità giacenti sul conto deve intendersi giuridicamente eseguito in favore non del solo correntista che abbia impartito le necessarie disposizioni all’istituto di credito, ma di tutti i correntisti, i quali sono infatti obbligati solidalmente per i saldi passivi del conto a mente del cit. art.1854 c.c.. Nel configurare la solidarietà degli intestatari del conto, non distingue tra le diverse ipotesi che possano determinare la confluenza sul conto di somme che si debbano poi restituire alla banca: tale disposizione è destinata ad operare anche ove il saldo passivo si determini per effetto di un’apertura di credito accordata ad alcuni soltanto dei correntisti, o comunque utilizzata solamente da taluni di loro.

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