Categorie approfondimento: Societario
18 Febbraio 2016

La chiusura della società con soli debiti: il deposito del bilancio di liquidazione al registro delle imprese

Di cosa si tratta

Il Conservatore del Registro delle Imprese di Milano ha emanato delle “Indicazioni operative” relativamente al tema della iscrizione nel Registro del deposito del bilancio di liquidazione di società.
Il tema non è di secondo piano, perché l’ammissibilità o meno dell’iscrizione e gli effetti che produce, può certamente incidere anche sulle scelte sostanziali di una società, dei suoi soci e di chi la amministra.
Riprendendo quanto illustrato nelle “Indicazioni operative”, si evidenzia come da tempo la giurisprudenza dei giudici del registro delle imprese di Milano abbia espresso l’orientamento secondo cui il bilancio finale di liquidazione debba essere, in linea di principio, l’ultimo atto della liquidazione.
In generale, quindi, non possono essere depositati e iscritti bilanci finali che riportino la contemporanea presenza di poste creditorie e debitorie, ovvero di poste attive e passive. In tali casi, infatti, “il bilancio finale non è in grado di attestare quanto sia stato attivamente riscosso (dai crediti e/o dalla liquidazione dei beni), quanto sia quindi pagabile ai creditori sociali e, infine, se vi sia un residuo ripartibile tra i soci”, che è la questione di maggiore rilevanza perché incide sulle responsabilità future dei soci stessi.
Se, invece, un bilancio finale presenta solo poste iscritte nel passivo – perché tutto ciò che c’era di attivo e che era possibile monetizzare è stato liquidato ed è stato utilizzato per il pagamento dei creditori sociali – non vi sono elementi ostativi per il Conservatore che impediscano l’iscrizione (del deposito) del bilancio nel registro delle imprese. Secondo il Conservatore, infatti, anche se residuano debiti, ma non ci sono più crediti, “le operazioni di liquidazione si possono ritenere concluse”.
In linea con questa affermazione ritiene anche che possa essere iscritto nel Registro il bilancio finale che contenga solo poste debitorie e, all’attivo, solo somme liquide da distribuire, siano esse sufficienti, o meno, a pagare i debiti sociali. In questo caso, infatti, “l’attivo è liquidato e residua solo la materiale distribuzione delle somme pro-quota ai creditori sociali ed eventualmente ai soci”.
Sempre in applicazione del principio, è iscrivibile il bilancio finale che presenti solo crediti o poste attive, incluse somme di danaro (e nessun cespite passivo). In questo caso i cespiti attivi, crediti compresi, andranno assegnati sulla base di quanto indicato nel piano di riparto.
Problemi operativi si presentano invece, quando il bilancio finale prevede la contemporanea esistenza di poste debitorie e creditorie oppure di beni mobili o immobili non liquidati (e non utilizzati quali forma diretta di pagamento dei creditori sociali). In questi casi si ritiene che il bilancio presentato non attesti la conclusione dell’iter liquidatorio e che “il controllo dell’ufficio possa esplicitarsi nella segnalazione di questi aspetti che, se non regolarizzati, possono determinare il rifiuto di iscrizione”.
Il Conservatore chiarisce sul punto che “in merito ai poteri di controllo dell’ufficio del registro delle imprese sul bilancio finale di liquidazione, l’opinione prevalente è nel senso che l’ufficio debba andare oltre le verifiche meramente formali (non essendo previsto, in questo caso, il controllo ‘omologatorio’ del notaio). Non sarebbe sufficiente cioè il controllo della ‘veste esteriore’ del documento presentato, quale ‘bilancio finale di liquidazione’, ma andrebbe appurata anche l’assenza di poste debitorie non soddisfatte e di poste creditorie o cespiti non liquidati”. Sulla base di questa verifica sostanziale e dei principi operativi sopra esposti, il Conservatore accetterà o rifiuterà il deposito nel Registro delle imprese.
La decisione in merito all’accettazione del deposito e relativa iscrizione nel Registro produce effetti sostanziali, soprattutto dopo le sentenze della Corte di Cassazione in merito all’art. 2495 comma II cod. civ., che abbiamo già avuto modo di commentare in passato e nella loro evoluzione interpretativa (v. “L’estinzione delle società conseguente alla cancellazione: gli effetti”; “Ancora in materia di cancellazione ed estinzione delle società”; “Società estinte: aggiornamenti dall’Agenzia delle Entrate”).
Infatti, secondo la Corte: i) alla cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese consegue l’estinzione dell’ente societario e ii) gli eventuali rapporti giuridici non definiti al momento della cancellazione si trasferiscono ai soci in base a un fenomeno di carattere “successorio”.
Conclude il Conservatore osservando che “ne consegue l’accentuata e importante funzione informativa svolta dal bilancio finale e le forti perplessità generate da soluzioni contabili volte a chiudere prematuramente la liquidazione”.

(Visited 25 times, 655 visits today)