14 Gennaio 2019

IVA per cassa nell’intermediazione con pagamento differito

Nei casi in cui il contribuente vada a percepire nel tempo il compenso per i servizi resi si pone il tema dell’applicazione del principio di cassa in luogo a quello di competenza. La Corte UE con sentenza in data 29 novembre 2018, C-548/2017 ha ritenuto di affermare che: “L’articolo 63 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, in combinato disposto con l’articolo 64, § 1, di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che osta a che il fatto generatore e l’esigibilità dell’imposta relativa a una prestazione di servizi di intermediazione nel trasferimento di calciatori professionisti da parte di un agente oggetto di pagamenti rateizzati e assoggettati a condizione per un periodo di diversi anni dopo l’intermediazione, siano considerati avvenuti alla data di quest’ultima”.
La situazione decisa era stata sollevata dal fisco tedesco nei confronti di una società che presta servizi di agenzia sportiva, collocando i propri giocatori in cambio di provvigioni; si trattava di affermare il corretto assoggettamento a Iva dei pagamenti rateizzati.
Quando la società colloca un proprio giocatore riceve una provvigione dal club calcistico, pagata ratealmente su base semestrale, per tutto il periodo in cui il giocatore resta sotto contratto con la squadra e sia titolare della licenza sportiva rilasciata dalla Lega di calcio tedesco, e per il periodo d’imposta 2012 la ricorrente ha determinato il volume d’affari ai fini Iva sulla base dei corrispettivi pattuiti, come stabilito dalla normativa interna tedesca.
A seguito di una verifica fiscale condotta nel 2015, l’Amministrazione finanziaria ha emesso un avviso di accertamento Iva ritenendo che, in ragione del “principio della contabilità per competenza”, nel 2012 la società avrebbe dovuto integralmente assoggettare a Iva le provvigioni inerenti i contratti di lavoro a durata determinata dei giocatori con scadenza nel 2015.
La società ha impugnato l’atto impositivo e i giudici di primo grado hanno ritenuto fondate le tesi della ricorrente, confermando la correttezza del metodo utilizzato, in quanto le provvigioni oggetto di controversia non erano certe nel 2012 e la relativa imposta era esigibile solo alla data dell’effettiva percezione. L’Amministrazione finanziaria ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte tributaria federale.
La Corte si è posto il quesito della corretta interpretazione dell’art. 63 della direttiva Iva che detta la regola dell’esigibilità dell’imposta relativa a una prestazione di servizi al momento in cui tale prestazione è effettuata, nell’ipotesi in cui il relativo corrispettivo non sia esigibile o sia soggetto a condizione, alla luce del successivo art. 90, che disciplina il diritto alla riduzione della base imponibile nel caso di mancato pagamento del corrispettivo.
L’integrale pagamento dell’Iva al momento della intermediazione comporta il versamento anticipato dell’imposta, in potenziale contrasto con i principi generali di uguaglianza e proporzionalità in materia di Iva.
Le questioni pregiudiziali poste erano: 1. se l’art. 63 della direttiva Iva debba essere interpretato restrittivamente, nel senso che il corrispettivo della prestazione sia esigibile o quantomeno il suo pagamento non sia soggetto a condizioni; 2. in caso di risposta negativa, se il soggetto passivo sia tenuto a versare anticipatamente l’imposta dovuta a titolo della prestazione per un periodo di due anni, qualora possa ottenere il corrispettivo per la sua prestazione soltanto due anni dopo il verificarsi del fatto generatore dell’imposta e infine, 3. se gli Stati membri possano essere autorizzati ad accordare una riduzione della base imponibile già per il periodo d’imposta in cui è sorto il fatto generatore dell’imposta, qualora il soggetto passivo possa incassare l’importo dovuto per la prestazione soltanto due anni dopo il verificarsi del fatto, in quanto tale importo non è ancora esigibile.
Il giudice nazionale ha chiesto lumi in merito alla corretta interpretazione dell’art. 63 della direttiva Iva, per sapere se una prestazione di servizi non debba considerarsi “effettuata” quando il suo corrispettivo non sia né esigibile né soggetto a condizioni, con conseguente esigibilità parziale dell’Iva.
La Corte ha richiamato il successivo art. 64 della direttiva, secondo cui, “se comportano versamenti di acconti o pagamenti successivi … le prestazioni di servizi si considerano effettuate al momento della scadenza dei periodi cui si riferiscono tali acconti o pagamenti”.
La regola affermata discende dal fatto generatore dell’imposta che si verifica e l’imposta diventa esigibile nel momento in cui è effettuata la prestazione di servizi (art. 63) e, dall’altro, che le prestazioni di servizi che comportano pagamenti successivi si considerano effettuate al momento della scadenza dei periodi cui si riferiscono i pagamenti (art. 64). In quest’ottica, la questione riguarda il fatto se, nell’ipotesi di una prestazione di servizi di intermediazione nel trasferimento di calciatori professionisti da parte di un agente i cui corrispettivi siano rateizzati e soggetti a condizione per un periodo di diversi anni dopo l’intermediazione, il fatto generatore e l’esigibilità dell’imposta si considerano verificati alla data dell’intermediazione.
Sulla base dell’interpretazione delle norme citate e di una costante giurisprudenza, gli eurogiudici si sono espressi nel senso che, “per le prestazioni che comportano pagamenti successivi, il fatto generatore dell’imposta si verifica e l’imposta diviene esigibile al momento della scadenza dei periodi cui si riferiscono tali pagamenti”, sulla base di un principio “di cassa”. Spetta poi al giudice nazionale verificare che la prestazione rientri tra quelle che comportano versamenti di acconti o pagamenti successivi.
Per i giudici della Corte si ritiene che si rientri in tale ipotesi, trattandosi di negoziazioni inerenti il trasferimento di un giocatore a una società calcistica per un certo numero di stagioni, remunerate con pagamenti rateizzati sottoposti a condizione (la presenza del contratto di lavoro e la licenza calcistica), per un periodo di diversi anni dopo l’intermediazione. Se ne deduce, pertanto, che il fatto generatore e l’esigibilità dell’imposta si considerano verificati al momento della scadenza dei periodi cui si riferiscono i pagamenti effettuati dalla società calcistica e non alla data dell’intermediazione.

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