Categorie approfondimento: Credito e banche
3 Settembre 2014

Le istruzioni della Banca d’Italia in tema di usura: natura giuridica e possibilità di disapplicazione

Di cosa si tratta

Con l’introduzione dell’espressione “Norme tecniche Autorizzate” il tribunale di Milano ha ritenuto che le Istruzioni della Banca d’Italia in materia di rilevazione del Tasso Effettivo Globale ai fini della Legge sull’usura sono vincolanti e non possono essere disapplicate dalle parti o dal giudice con l’uso di formule matematiche diverse (Tribunale di Milano, sent. n. 7234, dott. Antonio S. Stefani del 3 giugno 2014).
Intorno a questo concetto e all’esistenza di una delega per l’esercizio di questo potere già la prima giurisprudenza si era sospinta nell’affermarlo con espressioni diverse.
Al riconoscimento di questa natura precettiva consegue la vincolatività delle disposizioni al duplice fine di compiere la rilevazione del Tasso Effettivo Globale e di mettere a disposizione dati omogenei per poterli raffrontare.
La formula matematica del calcolo del TEG è un’elaborazione che richiede l’esercizio di discrezionalità tecnica secondo il giudicante e non vi sarebbero ragioni per disattendere o disapplicare le Istruzioni della Banca d’Italia. I conti fatti sulla base di altre metodiche non potranno essere utilizzati se i calcoli sono effettuati sulla base di formule differenti.
Nel provvedimento di Milano la decisione scaturiva dalla richiesta formulata per domande relative alla ripetizione di indebito con riferimento ai conti correnti presso la banca e si chiedeva il risarcimento dei danni sofferti.
L‘attore aveva eccepito la nullità delle clausole relative alla commissione di massimo scoperto, alle valute, all’anatocismo e al tasso debitore ultra-legale, chiedendo la ripetizione degli addebiti.
Parte attrice però non aveva prodotto i due contratti di conto corrente nei quali erano comprese le clausole ritenute nulle, né aveva chiesto un ordine di esibizione a carico della banca, richiesta ritenuta inammissibile non avendo la parte tempestivamente esperito la richiesta di documentazione come è previsto dall’art. 119 TUB.
Ai sensi dell’art. 2697 cod. civ. l’attore in ripetizione ha l’onere di provare la natura indebita delle somme reclamate, di modo che quando viene eccepita la nullità di alcune clausole contrattuali si abbia a disposizione i contratti in cui le stesse sono presenti, in modo da poterne esaminare il testo e il contesto; la parte attrice non aveva assolto all’onere e non poteva essere dichiarata la nullità di clausole non conosciute.
Nella controversia la banca aveva affermato che i due contratti erano stati sottoscritti dopo il 22 aprile 2000 e nel rispetto della delibera OCR 9 febbraio 2000; l’allegazione non è stata oggetto di specifica contestazione e veniva ritenuto legittimo l’anatocismo applicato.
Altra doglianza è stata svolta in ordine all’applicazione di tassi di interessi debitori usurari sulla base delle due consulenze tecniche di parte.
Le relazioni, per la misurazione del TEG applicato dalla Banca sui rapporti in questione, avevano utilizzato una formula diversa rispetto a quella contenuta nelle Istruzioni della Banca d’Italia e, oltre a rispondere all’esigenza logica e metodologica di avere a disposizione dati omogenei al fine di poterli raffrontare, il giudice assumeva che avessero natura di norme tecniche autorizzate.
L’attribuzione della rilevazione dei tassi effettivi globali alla Banca d’Italia è stata disposta dai vari D.M. annuali che si sono succeduti a partire dal D.M. 23/9/1996 per la classificazione in categorie omogenee delle operazioni finanziarie.
I D.M. trimestrali con i quali sono resi pubblici i dati rilevati all’art. 3 hanno sempre disposto, a partire dal primo D.M. 22 marzo 1997, che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengono ai criteri di calcolo indicarti nelle Istruzioni emanate dalla Banca d’Italia.
Il D.M. 1 luglio 2009, emanato a seguito della novella di cui alla legge n. 2/2009, ha espressamente previsto la revisione delle Istruzioni per tenere conto delle modifiche normative introdotte in materia di computo della commissione di massimo scoperto.
Il legislatore “secondario” ha fornito una chiara indicazione all’organo tecnico per assicurare la conformità a legge delle Istruzioni, senza disporre alcunché in ordine alla formula già dedotta dalla Banca d’Italia per il calcolo del TEG.
Pertanto, ferma restando la natura tecnica delle Istruzioni, per il giudice è innegabile che esse siano autorizzate dalla normativa regolamentare e siano necessarie al fine di dare uniforme attuazione al disposto della norma primaria di cui all’art. 644, quarto comma c.p.. La questione del computo nel TEG delle commissioni, remunerazioni e spese collegate all’erogazione del credito richiede l’esercizio di discrezionalità tecnica per la definizione della relativa formula matematica e a tal fine la scelta operata dalla Banca d’Italia è apparsa del tutto congrua e ragionevole, nell’ambito della riconosciuta discrezionalità tecnica.
Altro addendo della formula per il computo assolve alla funzione di spalmare sull’anno gli oneri, in modo da evitare che alcune spese concentrate in un trimestre (come quelle di istruttoria fido) possano comportare un improprio innalzamento del TEGM e quindi il superamento del tasso soglia.
Al giudice è parsa ragionevole anche la scelta di rapportare gli oneri all’importo del fido accordato, giacché è quello l’importo che la Banca mette a disposizione del cliente, indipendentemente dall’utilizzato.
Non ravvisava gli estremi per disattendere o disapplicare dette Istruzioni e quale conseguenza riteneva che non si possa tenere conto di calcoli effettuati sulla base di formule differenti e non era necessaria una consulenza tecnico per stabilirlo e quindi la richiesta risultava infondata, atteso che l’indagine avrebbe avuto natura meramente esplorativa.

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