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15 Febbraio 2017

Nuova IRI: Imposta sul Reddito di Impresa

Nasce la nuova IRI (imposta sul reddito di impresa) introdotta dai commi 547‐548 della Legge di stabilità 2017 che hanno aggiunto l’art. 55‐bis al TUIR (D.P.R. n. 917/86).
L’IRI dà ingresso a una tassazione separata del reddito d’impresa che non può essere utilizzata da tutti gli imprenditori, ma vale solamente per gli imprenditori individuali e le società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria, nonché per le Società a responsabilità limitata che siano soggette a tassazione per trasparenza. Questa ultima possibilità è stata disposta con la modifica contenuta nella lettera c), dell’art. 116 del TUIR, per la quale la tassazione separata IRI viene estesa alle srl che potevano optare per la trasparenza fiscale.
L’impiego di questa imposta non è obbligatorio, ma è l’imprenditore che ha la facoltà di ricorrervi esercitando un’opzione che vale cinque anni ed è prorogabile ed ha effetto già dal periodo di imposta cui la dichiarazione si riferisce.
Optando per tale regime, il reddito prodotto dall’impresa non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF dell’imprenditore o collaboratore familiare/socio, ma è assoggettato, a decorrere dal 1 gennaio 2017, a tassazione “separata” con l’aliquota del 24%. Infatti non si applica l’art. 5 del TUIR che prevede la tassazione per trasparenza del reddito prodotto dalle società di persone.
Siccome l’aliquota è inferiore al valore medio della tassazione, l’apparenza porterebbe a fare scegliere questa opzione, ma la scelta richiede precise valutazioni e rimandiamo alcune considerazioni negative al fondo di questo intervento.
Dal reddito d’impresa sono ammesse in deduzione le somme prelevate, a carico dell’utile di esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito del periodo d’imposta e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata al netto delle perdite residue computabili in diminuzione dei redditi dei periodi d’imposta successivi, a favore dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci.
Le perdite maturate nei periodi d’imposta di applicazione dell’IRI sono computate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza senza limite di tempo, né di importo. Le perdite non ancora utilizzate al momento di uscita dal regime IRI sono computabili in diminuzione dai redditi considerando l’ultimo anno di permanenza nel regime come anno di maturazione. Nel caso di società in nome collettivo e in accomandita semplice tali perdite sono imputate a ciascun socio proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.
Le somme prelevate a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito dell’esercizio e dei periodi d’imposta precedenti, assoggettati a tassazione separata, concorrono integralmente a formare il reddito complessivo dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci, secondo la tassazione ordinaria. Quindi se da un lato si riduce la tassazione, il passaggio alla persona comporta la soggezione all’aliquota di riferimento ordinaria.
Queste disposizioni non si applicano alle somme prelevate a carico delle riserve formate con utili dei periodi di imposta precedenti a quello dal quale ha avuto inizio la tassazione separata con l’aliquota IRI e le riserve da cui sono prelevate le somme si considerano formate prioritariamente con utili di tali periodi di imposta.
Il comma n. 548 prevede che, per i soggetti che optano per il regime dell’IRI, il contributo annuo dovuto alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali sia determinato senza tener conto delle nuove disposizioni in materia di IRI.
Diciamo che la più importante novità si ha nell’ambito delle perdite che con il “nuovo” art. 55-bis c. 2 TUIR, quando maturate durante l’applicazione del regime (dovute, ad esempio, ad eccessivi prelievi da parte dell’imprenditore/collaboratore/socio) sono computate in diminuzione del reddito dei periodi successivi: per l’intero importo che trova capienza in essi e senza la limitazione temporale del quinquennio (art. 8 co. 3 TUIR).
Come abbiamo anticipato l’IRI potrebbe non essere sempre vantaggiosa e in alcuni casi potrebbe comportare un aggravio della tassazione per l’imprenditore.
Trattandosi di imposta sostitutiva dell’IRPEF, l’assoggettamento del reddito all’IRI potrebbe compromettere la capienza del reddito imponibile IRPEF ai fini dell’integrale recupero di oneri deducibili (quali i contributi previdenziali obbligatori) o di detrazioni (per spese detraibili, ristrutturazioni edilizie, risparmio energetico, …).
Per le imprese ora in contabilità semplificata, si dovranno tener conto dei maggiori oneri derivanti dal passaggio al regime ordinario. In questi casi dovrà anche essere considerata l’altra novità prevista dalla Legge di Bilancio 2017 che introduce il principio di cassa ai fini della tassazione dei redditi delle cosiddette “imprese minori” assoggettate a contabilità semplificata (art. 66 del Tuir; art. 5-bis, co. 1-bis , D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446; art. 18, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600).
Anche se l’opzione andrà esercitata in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi per il periodo d’imposta 2017, è opportuno esaminare in anticipo gli effetti che l’opzione IRI potrebbe comportate, tanto più per quei soggetti che si trovano in regime “semplificato” e potrebbero decidere di passare all’ordinario già dal 1° gennaio 2017.

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