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9 Luglio 2020

Intestazione fiduciaria di quote di S.r.l.: la restituzione

Il delicato tema dell’intestazione fiduciaria di quote sociali è intrinsecamente un problema perché al momento di costituzione del rapporto la fiducia ne è il fondamento, ma poi per i più vari motivi il rapporto può cambiare e in tali casi esistono tutte le difficoltà per dimostrare la vera titolarità.

Un recente caso milanese ha affrontato il tema con molta puntualità sia nell’indagine in fatto che nell’individuazione della qualificazione giuridica (sentenza n. 5026 Tribunale Milano 7 maggio 2018), giudizio che nasceva dalla richiesta del ricorrente di un sequestro giudiziario delle quote di una S.r.l. a socio unico, nel concreto intestate alla moglie del ricorrente.

L’attore aveva formulato domanda di accertamento dell’esistenza di un negozio fiduciario tra sé e la convenuta avente ad oggetto l’intestazione di quote di una Srl, con conseguente richiesta di sentenza ex art. 2932 cod. civ. che disponesse il trasferimento della partecipazione a se medesimo.

Ultimata l’istruttoria il Tribunale ha ritenuto che le domande dell’attore possano essere accolte solo per quanto riguarda l’accertamento del negozio fiduciario, dell’inadempimento allo stesso da parte della convenuta e la conseguente pronuncia ex art. 2932 cc.

L’attore ha fatto valere non un accordo simulatorio ma un negozio fiduciario avente ad oggetto l’obbligo della convenuta di trasferimento a sé delle quote corrispondenti all’intero capitale sociale, quote effettivamente intestate alla convenuta al momento della costituzione della società, condividendo l’orientamento di legittimità secondo il quale: “Nel caso in cui più soggetti si accordino per creare una società di capitali (per azioni o a responsabilità limitata) il cui capitale sia stato solo da uno di essi conferito effettivamente, mentre gli altri sono solo apparentemente intestatari di azioni o quote sociali, si ha una mera intestazione fiduciaria delle azioni o delle quote la quale fa sorgere, a carico dell’intestatario, l’obbligo di trasferirle a chi ha somministrato i relativi mezzi economici.” (Cass. n. 7899/1994; nello stesso senso Cass. n.12138/2014), secondo la cui massima, analogamente: “Nel caso in cui due soggetti si accordino per creare una società di capitali, l’intestazione ad uno di essi della partecipazione dell’altro non dà luogo né ad una fattispecie di interposizione fittizia di persona – che presuppone un accordo simulatorio trilaterale fra stipulante effettivo (interponente), stipulante apparente (interposto) e terzo contraente – atteso che in tale situazione, in cui la società ancora non esiste e viene creata proprio con quel contratto, manca il soggetto terzo, né alla simulazione assoluta del contratto costitutivo di società, posto che gli stipulanti intendono davvero realizzare l’effetto della creazione di una persona giuridica con una soggettività distinta e separata da quella dei singoli soci. Ne consegue che l’unico strumento attraverso il quale far emergere la realtà dei rapporti non è quello dell’azione di simulazione, ma quello dell’accertamento (o della richiesta di adempimento) di un negozio fiduciario).

La sentenza conferma che il negozio fiduciario non richiede la forma scritta e, dunque, non soggiace ai limiti probatori ex art. 2725 cod. civ., neppure poi, in quanto ipotesi distinta da quella simulatoria, soggiacendo ai limiti probatori ex art. 2722 cod. civ., la prova di tale negozio potendo quindi essere data anche per testimoni e per presunzioni (cfr. ancora Cass n.7899/1994 cit., secondo la quale, appunto: “In siffatta ipotesi dovendosi procedere all’accertamento (o all’adempimento) di un negozio fiduciario, e non della ricorrenza di una fattispecie di simulazione relativa, in materia di prova, non si applicano le disposizioni degli artt. 2721 e 2722 cod. civ., giacché il “pactum fiduciae” non amplia, né modifica il contenuto di un altro negozio – operando esso solo sul piano della creazione di un obbligo da adempiere a cura del fiduciario – né si applicano le disposizioni dell’art. 2725 cod. civ., trattandosi di negozio per la cui validità non è richiesta la forma scritta.” (nello stesso senso cfr. Tribunale Milano 2.10.2015).

Corollario di tale orientamento è poi quello di cui a Cass. n. 4184/2013, secondo la quale “Il contratto con il quale, in vista della stipulazione dell’atto costitutivo di una società di capitali, si convenga tra uno dei futuri costituenti ed un terzo che una quota di partecipazione in detta società sarà intestata fiduciariamente, con l’obbligo per il fiduciario di darne conto al fiduciante e di trasferirgli eventualmente in seguito la titolarità della quota, non richiede per la sua validità la forma pubblica prescritta per l’atto costitutivo della società”.

Oramai si è consolidato orientamento di legittimità in tema di forma libera dell’atto di cessione di quote di SRL nei rapporti tra le parti (cfr., da ultimo, Cass. n. 25626/2017, secondo la cui massima: “L’art. 2479 c.c., nel testo anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003, disciplina (al pari dell’art. 2470 cod. civ., nel testo in vigore) la forma del trasferimento di quota di società a responsabilità limitata perché sia opponibile alla società, mentre, nei rapporti tra le parti, in forza del principio di libertà delle forme, la cessione medesima è valida ed efficace in virtù del semplice consenso manifestato dalle stesse, non richiedendo la forma scritta né “ad substantiam”, né “ad probationem”; nello stesso senso cfr. anche Cass. n. 23203/2013). Tali orientamenti comportano poi la coercibilità specifica ex art. 2932 cc del negozio fiduciario stipulato verbalmente ed avente ad oggetto l’obbligo del fiduciario di trasferimento al fiduciante di partecipazione in SRL, posto che: da un lato, come ancora affermato dalla corte di legittimità: “Il rimedio previsto dall’art. 2932 cod. civ., al fine di ottenere l’esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto, è applicabile non solo nelle ipotesi di contratto preliminare non seguito da quello definitivo, ma anche in qualsiasi altra fattispecie dalla quale sorga l’obbligazione di prestare il consenso per il trasferimento o la costituzione di un diritto, sia in relazione ad un negozio unilaterale, sia in relazione ad un atto o fatto dai quali detto obbligo possa discendere “ex lege” (così, da ultimo, Cass. n. 5160/2012, nonché, in motivazione, Cass. n.10633/2014); d’altro lato, poi, che nessun requisito di forma essendo appunto previsto per il negozio traslativo cui il fiduciario si sia obbligato quanto a quote di srl, nessun ostacolo alla pronuncia costitutiva ex art. 2932 cod. civ. può essere ricavato.

Come scritto all’inizio il complessivo materiale agli atti offriva una serie di elementi presuntivi tutti convergenti nel senso della riferibilità all’attore della iniziativa economica sottesa alla costituzione della società, nonché del carattere fiduciario della resistente a tale costituzione e del conseguente obbligo della convenuta al trasferimento delle quote in favore dell’attore: elementi presuntivi ciascuno dei quali potrebbe essere letto, ove valutato isolatamente, in senso non univoco, ma la cui valutazione complessiva, proprio per la loro concordanza, deponeva in senso grave ed univoco, sì da soddisfare i requisiti ex art. 2729 primo comma cc. cod. civ.

In fatto si trattava del conferimento della provvista relativa al versamento del capitale dove l’attore ha documentato un prelevamento in contanti dal proprio conto corrente; la deposizione del notaio rogante che confermava i carteggi mail per la costituzione della società, fatte solo dall’attore consistenti nella stampa di messaggi e-mail scambiati tra l’account del ricorrente e il notaio; tanto è bastato per convincere.

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