Categorie approfondimento: Energia
30 Marzo 2015

Interruzione della somministrazione gas ed energia elettrica: i clienti morosi per l’energia

Di cosa si tratta

Ci siamo già occupati dell’applicazione del C-MOR nei casi di morosità nel pagamento delle forniture di gas ed energia elettrica (nel sito: “CMOR: procedure, condizioni di legittimità e conciliazione”) e torniamo sul tema per considerare con riferimento all’energia elettrica il problema degli omessi pagamenti (le morosità), che possono essere più o meno giustificati.
Il tema è singolare in quanto il comportamento del fornitore dell’energia in senso lato è un po’ in mezzo tra chi la fornisce fisicamente (dispacciamento e trasporto) e il soggetto (“l’esercente la vendita”) che conclude il contratto con il cliente finale. In questo articolo ci limitiamo a considerare l’energia elettrica.
Il rimedio, che è posto in capo ai somministratori in caso di morosità, è rappresentato ovviamente dalla sospensione e dall’interruzione della fornitura. Questa operazione molte volte non viene compiuta in quanto può andare a pregiudicare altre connessioni esistenti oppure può rappresentare un sensibile costo che produce effetti sul sistema in generale andando pur sempre a gravare sul cliente finale; del resto è anche la morosità del cliente finale che alla fine va ad incidere sui costi dell’energia stessa.
Il sistema ha quindi un problema di equilibrio tra le misure da adottare nei casi di morosità e gli effetti che vanno a prodursi a danno di taluni e a danno di tutti. Abbiamo cercato di semplificare l’illustrazione del tema in funzione di andare a verificare come il sistema sia composto in termini di reazione alle morosità.
Al fine di avere esatta conoscenza di queste posizioni nel 2012 l’AEEG era arrivata a predisporre il funzionamento di un nuovo strumento il BICSE “Banca dati relativa agli inadempimenti dei clienti finali nel settore energetico”, progetto che è definitivamente tramontato nel novembre 2012 con dichiarazione del Presidente dell’Autorità (il documento in consultazione era del 2 agosto 2012), e, diremmo, non poteva essere altrimenti, nonostante ancora il 31 ottobre 2014 l’ANIGAS abbia formulato osservazioni e proposte al progetto.
Testo base della regolamentazione della morosità è l’allegato A) alla Deliberazione 25 gennaio 2008 (ARG/elt 4/08) e successive modifiche, relativo ai casi di morosità dei clienti finali disalimentabili, di inadempimento del venditore e dei clienti finali non disalimentabili.
Per chiarire subito questi ultimi per l’art. 18: “I clienti non disalimentabili sono i clienti che appartengono ad una delle seguenti categorie: a) i clienti finali identificati ai sensi del Piano di emergenza per la sicurezza del servizio elettrico della delibera CIPE n. 91 del 6 novembre 1979 e s.m.i. (praticamente i soggetti non oggetto della possibilità di essere forniti, ma a livello di piano di emergenza); b) i clienti finali di cui al comma 2.2, lettera b) della deliberazione n. 117/08 (utenti domestici disagiati: non oggetto del nostro approfondimento), ai quali è stata riconosciuta la compensazione della spesa per la fornitura di energia elettrica di cui al comma 2.1 della medesima deliberazione che non sono identificati come interrompibili ai sensi del precedente comma; c) altri clienti finali diversi da quelli identificati ai precedenti punti a) e b), per i quali, fino a quando sono rimasti serviti dall’impresa distributrice, non è stata prevista da parte della medesima impresa distributrice la sospensione della fornitura in relazione alla funzione di pubblica utilità svolta dai medesimi”.
Solamente l’ultima lettera, la C) ci provoca qualche curiosità: perché questa disposizione? Rispondere è una questione di conoscenza dei limiti del sistema normativo che cerchiamo di esaminare. I soggetti considerati sono quelli che avevano un servizio in corso, ma mancava una disposizione contrattuale che prevedesse il regime e quindi la delibera li considera perché si pone il tema se costoro siano suscettibili di essere dei non disalimentabili. In pratica in difetto di una disciplina certa ed efficace e con il tema della efficacia delle disposizioni nel sistema, il dubbio è risolto nel metterli nel limbo delle determinazioni contrattuali mancanti (una domanda potrebbe essere se in questa categoria rientrino i soggetti che hanno avuto forniture pur senza un contratto concluso, ricordiamo “in relazione alla funzione di pubblica utilità svolta dai medesimi”, quindi di impiego non illimitato).
Si torna quindi al tema della morosità (giustificata o meno) come regolato dalla Delibera del 25 gennaio 2008, All. A). L’alternativa del sistema nella mediazione alla risoluzione contrattuale ed effetti esecutivi è realizzata con la procedimentalizzazione accurata per arrivare ad adottare la misura.
Proseguiamo analiticamente a riportare il testo integrandolo con chiarimenti di richiamo per chi voglia fare valere l’osservanza puntuale delle disposizioni.
Il titolo secondo si rubrica: “regolazione dei servizi di dispacciamento e di trasporto nei casi di morosità dei clienti finali disalimentabili” e all’art. 3 si regola la morosità dei clienti finali disalimentabili, i soli regolati dal titolo, mentre i non disallineabili sono trattati dalle disposizioni transitorie e finale della Delibera.
L’esercente la vendita può richiedere all’impresa distributrice la sospensione della fornitura con le modalità che descriveremo. Prima di effettuare la richiesta, l’esercente la vendita è tenuto a costituire in mora il cliente finale, mediante comunicazione scritta a mezzo di raccomandata, in cui devono essere almeno indicati: a) il termine ultimo entro cui il cliente è tenuto a provvedere al pagamento, evidenziando: 1. la data a partire dalla quale tale termine è calcolato; 2. se la data corrisponde alla data di emissione o alla data di invio della comunicazione di costituzione in mora; 3. le previsioni regolatorie relative ai termini che l’esercente la vendita deve rispettare.
Fatto questo e decorso il termine, in costanza di mora, l’esercente la vendita provvederà ad inviare all’impresa distributrice la richiesta di sospensione della fornitura. Ancora vanno indicate le modalità con cui il cliente può comunicare l’avvenuto pagamento e la comunicazione deve indicare che il cliente finale ha diritto ad un indennizzo automatico pari a 20 (venti) euro nel caso in cui la fornitura sia stata sospesa per morosità o sia stata comunque effettuata una riduzione di potenza nonostante il mancato rispetto di uno dei seguenti termini: il termine ultimo entro cui il cliente è tenuto a provvedere al pagamento; termine massimo tra la data di emissione della comunicazione di costituzione in mora e la data di consegna al vettore postale qualora l’esercente la vendita non sia in grado di documentare la data di invio della raccomandata; il termine minimo tra la data di scadenza del termine ultimo di pagamento e la data di richiesta all’impresa distributrice per la sospensione della fornitura.
I termini non possono comunque essere: a) inferiore a 15 giorni solari dall’invio al cliente finale della relativa raccomandata, oppure a 10 giorni solari dal ricevimento, da parte dell’esercente la vendita, della ricevuta di avvenuta consegna al cliente finale della comunicazione di costituzione in mora trasmessa tramite posta elettronica certificata, oppure a 20 giorni solari dalla data di emissione della comunicazione scritta di costituzione in mora qualora l’esercente la vendita non sia in grado di documentare la data di invio della suddetta comunicazione, relativamente al termine di pagamento; b) inferiore a 3 giorni lavorativi decorrenti dalla scadenza del termine, relativamente al termine entro cui l’esercente la vendita può presentare richiesta di sospensione della fornitura; c) superiore a 3 giorni lavorativi decorrenti dalla data di emissione della comunicazione di costituzione in mora relativamente al termine per la consegna al vettore postale, qualora l’esercente la vendita non sia in grado di documentare la data di invio della raccomandata, ferma restando la facoltà per l’esercente la vendita di consegna al vettore postale entro un termine non superiore a 5 giorni lavorativi qualora anche il termine ultimo di 20 giorni solari sia aumentato di un numero di giorni lavorativi pari alla differenza tra il termine di consegna osservato e il termine minimo di 3 giorni lavorativi.
Nel caso di clienti finali connessi in bassa tensione, la comunicazione dovrà inoltre specificare che, qualora sussistano le condizioni tecniche del misuratore, prima della sospensione della fornitura, verrà effettuata una riduzione della potenza ad un livello pari al 15% della potenza disponibile e che, decorsi 15 giorni dalla riduzione della potenza disponibile, in caso di mancato pagamento da parte del cliente finale, verrà effettuata la sospensione della fornitura.
L’esercente la vendita è tenuto a corrispondere al cliente finale un indennizzo automatico, per un importo pari a: a) euro 30 (trenta) nel caso in cui la fornitura sia stata sospesa per morosità o sia stata effettuata una riduzione di potenza, nonostante il mancato invio della comunicazione di costituzione in mora; b) euro 20 (venti) nel caso in cui la fornitura sia stata sospesa per morosità o sia stata effettuata una riduzione di potenza nonostante alternativamente: 1. il mancato rispetto del termine ultimo entro cui il cliente è tenuto a provvedere al pagamento; il mancato rispetto del termine massimo tra la data di emissione della comunicazione di costituzione in mora e la data di consegna al vettore postale qualora l’esercente la vendita non sia in grado di documentare la data di invio; il mancato rispetto del termine minimo tra la data di scadenza del termine ultimo di pagamento e la data di richiesta all’impresa distributrice per la sospensione della fornitura.
Nei casi indicati al cliente finale non può essere richiesto il pagamento di alcun ulteriore corrispettivo relativo alla sospensione o riattivazione della fornitura.
L’esercente la vendita corrisponde al cliente finale l’indennizzo automatico direttamente o in occasione della prima fattura utile, attraverso detrazione dall’importo addebitato nella medesima fattura. Nel documento di fatturazione o comunque nella comunicazione di accompagnamento deve essere indicato: a) come causale della detrazione “Indennizzo automatico per mancato rispetto dei termini/modalità per la costituzione in mora”; b) che “La corresponsione dell’indennizzo automatico non esclude la possibilità per il richiedente di richiedere nelle opportune sedi il risarcimento dell’eventuale danno ulteriore subito”.
Nel caso in cui l’importo della prima fattura addebitata al cliente finale sia inferiore all’entità dell’indennizzo automatico, la fatturazione deve evidenziare un credito a favore del cliente finale, che deve essere detratto dalle successive fatturazioni fino ad esaurimento del credito relativo all’indennizzo dovuto, ovvero corrisposto mediante rimessa diretta. In ogni caso l’indennizzo automatico, ove dovuto, deve comunque essere corrisposto al cliente finale entro 8 mesi dal verificarsi della sospensione.
La Delibera passa all’art. 4 relativo alla richiesta di sospensione della fornitura che può essere presentata: a) dal venditore per i clienti finali serviti sul mercato libero; b) dall’esercente la maggior tutela per i clienti finali nei cui confronti eroga tale servizio, anche nel caso del mancato pagamento degli importi; c) dall’esercente la salvaguardia per i clienti finali nei cui confronti eroga tale servizio.
La richiesta di sospensione della fornitura di uno o più punti di prelievo relativi ad un cliente finale moroso è presentata all’impresa distributrice attraverso il canale di posta elettronica certificata o attraverso un canale di comunicazione che fornisca all’esercente la vendita idonea documentazione elettronica attestante l’invio e l’avvenuta consegna della richiesta all’impresa distributrice. Tale richiesta è valida se riporta, per ciascun punto di prelievo oggetto della medesima richiesta, i seguenti elementi informativi: a) il POD; b) la partita IVA o il codice fiscale del cliente finale.
La richiesta di sospensione della fornitura non può comunque essere presentata all’impresa distributrice nei casi in cui: a) non sia stata effettuata la comunicazione di messa in mora nei modi stabiliti e non siano state rispettate le tempistiche già indicate; b) il cliente finale abbia comunicato all’esercente la vendita l’avvenuto pagamento secondo una delle modalità richiamate; c) l’importo del mancato pagamento sia inferiore o eguale all’ammontare del deposito cauzionale o della fideiussione rilasciata dal cliente finale e comunque inferiore ad un ammontare equivalente all’importo medio stimato relativo ad un ciclo di fatturazione; d) per i clienti in maggior tutela, la morosità del cliente finale sia relativa al mancato pagamento di corrispettivi per servizi diversi dalla fornitura di energia elettrica; e) l’esercente la vendita non abbia provveduto a fornire una risposta motivata ad un eventuale reclamo scritto, relativo alla ricostruzione dei consumi a seguito di malfunzionamento del gruppo di misura accertato dall’impresa distributrice competente o relativo a conguaglio o a fatturazione anomala di consumi; f) con riferimento a clienti finali connessi in bassa tensione, la loro morosità non riguardi pagamenti contemplati nei rispettivi contratti di vendita e dettagliati nella scheda riepilogativa dei corrispettivi definita dall’Autorità.
La richiesta di sospensione della fornitura può essere effettuata: a) settimanalmente, indicando l’ordine di priorità per l’esecuzione e con riferimento a punti di prelievo connessi in bassa tensione non dotati di misuratore elettronico messo in servizio. Le eventuali richieste di sospensione della fornitura ricevute in esubero sono soddisfatte dall’impresa distributrice nell’ambito dell’eventuale capacità settimanale residua non utilizzata da altri esercenti la vendita e resa disponibile proporzionalmente agli esercenti la vendita interessati; b) in ciascun giorno lavorativo del mese, con riferimento a punti di prelievo diversi da quelli di cui alla lettera a). La richiesta di sospensione inoltrata dall’esercente la vendita può essere revocata dal medesimo in qualsiasi momento. Qualora la revoca della richiesta di sospensione pervenga dopo l’intervento di sospensione della fornitura, la medesima equivale ad una richiesta di riattivazione.
La sospensione della fornitura di energia elettrica, fatto salvo quanto previsto al successivo comma 5.1bis (cioè le richieste di sospensione formulate dall’esercente la maggior tutela), a seguito della richiesta di sospensione della fornitura, l’impresa distributrice: a) effettua l’intervento di sospensione della fornitura di tutti i punti di prelievo inclusi nella richiesta medesima: i) entro 8 giorni utili dal ricevimento della richiesta, con riferimento a punti di prelievo connessi in bassa tensione non dotati di misuratore elettronico messo in servizio; ii) entro 5 giorni utili dal ricevimento della richiesta, con riferimento a punti di prelievo diversi da quelli di cui alla precedente lettera i); b) informa l’esercente la vendita richiedente la sospensione riguardo all’esito positivo dell’intervento indicando la data in cui l’operazione è stata effettuata, entro 2 giorni lavorativi successivi all’effettivo intervento di sospensione della fornitura; c) qualora sia impossibilitata ad effettuare l’intervento di sospensione della fornitura per cause ad essa non imputabili, comunica il mancato intervento all’esercente la vendita entro 2 giorni lavorativi successivi all’effettivo tentativo di sospensione.
Le richieste di sospensione formulate dall’esercente la maggior tutela, relative a clienti finali inadempienti con riferimento al pagamento degli importi devono essere eseguite dall’impresa distributrice: a) a decorrere dalla data di switching, se pervenute precedentemente al terz’ultimo giorno lavorativo del mese antecedente allo switching; b) entro tre giorni utili dal loro ricevimento, se pervenute a partire dal terz’ultimo giorno lavorativo del mese antecedente allo switching. L’intervento di sospensione della fornitura può essere eseguito solamente nei giorni utili.
Nella comunicazione ove si dichiara l’impossibilità di intervento di sospensione l’impresa distributrice è tenuta anche ad indicare: a) il POD e la partita IVA o il codice fiscale relativi a ciascuno dei punti di prelievo oggetto della richiesta di sospensione per cui la medesima richiesta non è andata a buon fine; b) le cause del mancato intervento.
Per i punti di prelievo connessi in bassa tensione, qualora sussistano le condizioni tecniche, l’impresa distributrice è tenuta a procedere, prima della sospensione della fornitura, alla riduzione della potenza ad un livello pari al 15% della potenza disponibile, secondo i medesimi tempi indicati. Decorsi 15 giorni dalla riduzione della potenza disponibile, l’impresa distributrice procede, in caso di mancata richiesta di riattivazione da parte del venditore, alla sospensione della fornitura. In questi casi l’impresa distributrice informa l’esercente la vendita richiedente la sospensione riguardo all’avvenuta riduzione della potenza indicando la data in cui l’operazione è stata effettuata, entro 2 giorni lavorativi successivi all’effettivo intervento.
Sono poi regolati gli effetti della richiesta di sospensione della fornitura di energia elettrica sullo switching dei clienti finali.
Qualora una richiesta di switching sia riferita a punti di prelievo già sospesi per morosità del cliente finale o per i quali risulta in corso una richiesta di indennizzo, l’impresa distributrice è tenuta a informare l’esercente la vendita entrante, entro 4 giorni dal ricevimento dalla richiesta di switching inoltrata dal medesimo esercente, che il punto di prelievo risulta sospeso a seguito di una richiesta di sospensione da parte dell’esercente la vendita uscente o che per il medesimo risulta in corso una richiesta di indennizzo.
Al fine di identificare i punti di prelievo per i quali risulta in corso una richiesta di indennizzo, l’impresa distributrice considera i punti di prelievo per i quali ha ricevuto la comunicazione, relativa all’accoglimento della richiesta di indennizzo e per i quali non ha ancora effettuato la comunicazione indicata.
Il venditore entrante può revocare la richiesta di switching relativa al punto di prelievo sospeso per morosità entro 2 giorni dal ricevimento della comunicazione e la revoca è efficace se l’impresa distributrice non ha ricevuto la comunicazione della sopravvenuta risoluzione di un contratto di vendita.
Qualora una richiesta di switching sia riferita a punti per i quali successivamente pervenga una richiesta di sospensione della fornitura, l’impresa distributrice procede alla sospensione della fornitura, dandone comunicazione all’esercente la vendita entrante entro 4 giorni dalla richiesta di sospensione.
Nelle ipotesi di punti di prelievo già sospesi, qualora il venditore entrante non si avvalga della facoltà di revoca della richiesta o intervenga con richiesta successiva di sospensione, l’impresa distributrice è tenuta ad eseguire la richiesta di switching riattivando, alla data di efficacia dello switching, la fornitura del cliente finale in precedenza sospesa.
Nell’ipotesi di punti sospesi e di sola richiesta di sospensione della fornitura per le richieste di switching relative all’attivazione del servizio di maggior tutela, l’impresa distributrice è tenuta ad eseguire tali richieste riattivando, alla data dello switching, la fornitura del cliente finale in precedenza sospesa solo in esito alla richiesta formulata dall’esercente la maggior tutela.

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