Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
25 Settembre 2007

Interpello fiscale: il ruling

Di cosa si tratta

La legge 27 luglio 2000, n. 212, nota come Statuto dei diritti del contribuente, ha introdotto uno strumento importante per dare certezza ai comportamenti del contribuente che è costretto a complesse operazioni interpretative di norme spesso tra loro non chiare, collidenti, di difficile coordinamento.
Parliamo del diritto di interpello, istituto che consente al contribuente di formulare quesiti al Fisco per eliminare l’incertezza che deriva dalla normativa tributaria e chiarire dubbi relativi all’interpretazione di qualsiasi norma tributaria. Il diritto di interpello si esercita con un’istanza che va formulata prima di operare, sulla base di come il contribuente ha ritenuto di interpretare le disposizioni.
L’istanza deve contenere, a pena di inammissibilità:

  1. i dati identificativi del contribuente ed eventualmente del suo legale rappresentante;
  2. la descrizione, circostanziata e specifica, del caso concreto e personale da sottoporre all’attenzione del Fisco, sul quale sussistono concrete condizioni di incertezza;
  3. l’indicazione del domicilio del contribuente o dell’eventuale domiciliatario presso il quale devono essere effettuate le comunicazioni dell’amministrazione finanziaria;
  4. la sottoscrizione del contribuente o del suo legale rappresentante.

All’istante va allegata copia della documentazione che non sia in possesso dell’amministrazione finanziaria e sia rilevante ai fini della individuazione e qualificazione del caso in concreto sottoposto. Bisogna, inoltre, esporre in maniera chiara e univoca il comportamento e la soluzione interpretativa che si intende adottare. L’istanza, redatta in carta libera, deve essere consegnata o spedita a mezzo posta in plico raccomandato alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, competente in relazione al doAmicilio fiscale del contribuente.
Nel caso di Amministrazioni centrali dello Stato, di Enti pubblici a rilevanza nazionale e di soggetti che nel periodo di imposta precedente hanno conseguito ricavi per un ammontare superiore a 500 miliardi di lire, l’istanza di interpello va, invece, presentata alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate. Per i tributi di competenza dell’Agenzia delle dogane, l’istanza di interpello va presentata alla Direzione compartimentale territorialmente competente per la soluzione del caso particolare.
L’Amministrazione finanziaria deve rispondere entro 120 giorni dalla ricezione dell’istanza; in caso contrario opera il principio del silenzio assenso ed il contribuente può legittimamente adottare l’interpretazione da lui prospettata, in quanto si intende che l’Amministrazione concordi con il contribuente.
In caso di errore di individuazione dell’ufficio competente, questo provvederà, dandone comunicazione all’interessato, a trasmettere l’istanza all’ufficio effettivamente competente e solo da allora decorreranno i 120 giorni. Qualora, invece, l’ufficio richieda, e lo può fare solo una volta, di integrare la documentazione, il termine inizierà a decorrere dalla ricezione della documentazione richiesta. L’interpello non può essere proposto con riferimento ad accertamenti tecnici. La risposta dell’Amministrazione, pervenuta a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, deve essere scritta e motivata e vincola con esclusivo riferimento alla questione oggetto di interpello e limitatamente al richiedente. In caso di più istanze riguardanti la stessa questione, presentate da più contribuenti, l’Amministrazione finanziaria può rispondere collettivamente attraverso una circolare o una risoluzione, della quale deve fornire i riferimenti.
Per quanto riguarda le conseguenze, la presentazione dell’istanza ha l’effetAto di bloccare l’attività accertatrice del Fisco, con riferimento alla questione posta, fino alla notifica della risposta dell’Amministrazione. Questa risposta renderà nullo qualsiasi atto, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, emanato in difformità ad essa. La presentazione dell’istanza di interpello non ha effetto sulle scadenze previste dalle norme tributarie, né sulla decorrenza dei termini di decadenza e non comporta interruzione o sospensione dei termini di prescrizione.
Limite dell’istituto dell’interpello è rappresentato dal fatto che l’Amministrazione può rettificare la precedente risposta o addirittura rispondere oltre i termini previsti, recuperando le eventuali imposte dovute ed i relativi interessi, senza potere irrogare sanzioni e questo a condizione che il contribuente non abbia ancora posto in essere il comportamento specifico prospettato o dato attuazione alla norma oggetto di interpello o qualora il comportamento posto in essere non sia stato esposto in modo chiaro ed univoco nell’istanza.
Inoltre, in caso di risposta diversa da quella data in precedenza ovvero di risposta fornita oltre il termine, l’ufficio recupera le imposte eventualmente dovute ed i relativi interessi, senza la irrogazione di sanzioni, a condizione che il contribuente non abbia ancora posto in essere il comportamento specifico prospettato o dato attuazione alla norma oggetto d’interpello. La disposizione si rende applicabile anche in riferimento al comportamento già posto in essere dal contribuente, qualora la risposta dell’ufficio su istanze ammissibili, ma prive delle indicazioni necessarie, non pervenga nel termine disposto.
Ove si ravvisi che non ricorrono le obiettive condizioni di incertezza, qualora l’amministrazione finanziaria abbia compiutamente fornito la soluzione interpretativa di fattispecie corrispondenti a quella prospettata dal contribuente, mediante circolare, risoluzione, istruzione Ao nota, portata a conoscenza del contribuente attraverso la pubblicazione nel sito “documentazione tributaria” del Ministero delle finanze ed ancora disponibile sia nel sito sia presso gli uffici, l’amministrazione finanziaria deve comunicare al contribuente l’eventuale inammissibilità dell’istanza con indicazione della circolare, risoluzione, istruzione o nota contenente la soluzione interpretativa richiesta.
Con D.M. 8 Giugno 2007, n. 98, intitolato Regolamento recante modifiche al D.M. 26 aprile 2001, n. 209, concernente la determinazione degli organi, delle procedure e delle modalità di esercizio dell’interpello e dell’obbligo di risposta da parte dell’Amministrazione finanziaria, il legislatore è intervenuto e ha disposto che all’articolo 2 del D.M. 26 aprile 2001, n. 209, dopo il comma 4 fosse aggiunto il seguente: “4-bis. Per i tributi gestiti dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l’istanza di interpello è presentata, in materia di giochi, all’Ufficio regionale competente in base al domicilio fiscale del contribuente, fatta eccezione per coloro i quali abbiano conseguito nel precedente anno solare un volume di raccolta delle giocate non inferiore a 500.000,00 euro, i quali sono tenuti a presentare la predetta istanza alla Direzione per i giochi; per i tributi in materia di tabacchi lavorati l’istanza di interpello è presentata alla Direzione per le accise, fatta eccezione per i casi di verbalizzazione per contrabbando da parte della polizia giudiziaria, per i quali l’istanza è presentata all’Ufficio regionale competente per territorio in relazione al luogo in cui è stato commesso l’illecito”.
Alle dirette dipendenze del Ministro delle finanze è stato poi istituito il comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive, cui è demandato il compito di emettere pareri su richiesta dei contribuenti. La richiesta di parere deve riguardare l’applicazione, ai casi concreti rappresentati dal contribuente, delle dAisposizioni contenute negli articoli 37, comma terzo, e 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, relativi appunto alle disposizioni antielusive. La richiesta di parere può riguardare, ai fini dell’applicazione dell’art. 74, comma 2, del TUIR, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, la qualificazione di determinate spese, sostenute dal contribuente, tra quelle di pubblicità e di propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.
Il parere reso dal comitato ha efficacia esclusivamente ai fini e nell’ambito del rapporto tributario. Nella eventuale fase contenziosa l’onere della prova viene posto a carico della parte che non si è uniformata al parere del comitato. Il contribuente, anche prima della conclusione di un contratto, di una convenzione o di un atto che possa dar luogo all’applicazione delle disposizioni richiamate, può richiedere il preventivo parere alla competente direzione generale del Ministero fornendole tutti gli elementi conoscitivi utili ai fini della corretta qualificazione tributaria della fattispecie prospettata.
In caso di mancata risposta da parte della direzione generale, trascorsi sessanta giorni dalla richiesta del contribuente, ovvero qualora il contribuente non intenda uniformarsi alla risposta fornita, lo stesso potrà richiedere il parere in ordine alla fattispecie al comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive. La mancata risposta da parte del comitato consultivo entro sessanta giorni dalla richiesta del contribuente, e dopo ulteriori sessanta giorni da una formale diffida ad adempiere da parte del contribuente stesso, equivale a silenzio assenso.

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