Categorie approfondimento: Credito e banche
1 Dicembre 2013

Interessi bancari usurari ed effetti nei contratti di apertura di credito

Di cosa si tratta

L’applicazione da parte della banca di interessi che abbiano superato le soglie individuate dal legislatore come configuranti l’usura comporta l’applicazione della normativa specifica in materia.
Una banca che aveva provato ad agire per il recupero del proprio preteso credito, aprendo l’esecuzione nei confronti del cliente contro il quale aveva ottenuto decreti ingiuntivi, ha visto l’iniziativa del cliente diproporre un’opposizione in sede di esecuzione, ove otteneva la sospensione della procedura e l’apertura del giudizio di merito (Tribunale Pordenone 7 marzo 2012).
In questo giudizio il cliente, che si era provveduto di perizie ad opera di tecnici, si è visto impedito il proseguire della trattazione per l’esistenza del giudicato (cioé la definitività del provvedimento non altrimenti impugnabile)in quanto non era stata proposta opposizione ai decreti ingiuntivi, fatto che era stato ritenuto dal giudice impeditivo ad entrare nel merito dei rilevati rapporti per le commissioni di massimo scoperto e per la capitalizzazione trimestrale degli interessi passive; solo questa parte è stata ritenuta insuscettibile di esame perché non tempestivamente impugnata con l’opposizione ai decreti.
Diversamente ha ritenuto il giudice per quanto riguarda la misura degli interessi applicati in quanto si configurava una rilevanza penale della condotta della banca che non poteva essere impedita dall’essere esaminata dal fatto che il titolo fosse passato in giudicato in relazione ad alcune aperture di credito.
Il ragionamento del giudice era nel senso che non fosse il giudicato ad impedire la disamina, ma vi erano fatti sopravvenuti alla formazione del titolo giudiziale che consentivanodi entrare nel merito attraverso l’opposizione.Per il giudice, accertato il superamento della soglia dell’usura, la possibilità di proseguire nell’esecuzione non poteva essere consentita per la parte del credito eccedente la soglia massima consentita di interessi che era possibile applicare.
Con la legge 7 marzo 1996, n. 108 è stato individuate il limite dell’usura, previsto dall’art. 644 cod. pen. specificando come si arrivi alla sua determinazione anche per interessi praticabili dalle banche.
Per individuare questo limite superato il quale gli interessi sono usurai e rimangono tali senza possibilità di giustificazione alcuna, l’art. 2 della Legge stabilisce nel Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), individuato dalla rilevazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale, in relazione alle categorie di operazioni nelle quali il credito è compreso, quella misura che, maggiorata di un quarto e di un ulteriore quattro per cento, costituisce il Massimo dell’interesse applicabile. In ogni caso la differenza tra il limite così individuato e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali.
La determinazione della misura appartiene al Ministero del Tesoro in concorso con Banca d’Italia e dell’Ufficio Italiano Cambi, che la rilevano trimestralmente.
Nel giudizio per rilevare il Tasso Effettivo Globale (TEG) il tecnico nominato dal tribunale aveva utilizzato il metodo di calcolo offerto da Banca d’Italia nelle istruzioni emanate ancora tra il 2002 e il 2006; così operando il risultato era stato che il tasso praticato a tutte le aperture di credito in conto corrente non era usurario. Si congiungeva però il tema della considerazione delle commissioni di massimo scoperto.
Il giudice, richiamato l’orientamento emergente dalla sede penale sulla valutazione dell’eventuale carattere usurario del tasso effettivo globale medio, che teneva conto della commissione di massimo scoperto, praticata sulle operazioni di finanziamento, riteneva l’esame non precluso.
Infatti la Banca d’Italia con la Circolare del 30 settembre 1986, aggiornata al dicembre 2002, e in vigore sino al secondo trimestre del 2009, aveva previsto che la Commissione non rientrasse nel calcolo del TEG, ma che venisse rilevata separatamente in termini percentuali. La metodologia della Banca era stata applicata dai decreti ministeriali.
È poi entrato in vigore il Decreto Legge 29 novembre 2009, n. 2, che ha previsto che “le commissioni..comunque denominate.. sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 cod. civ., dell’art 644 cod. pen. e della Legge 7 marzo 1996, n. 108, art. 2 e 3. Si è poi intervenuto sulla materia con il Decreto Legge n. 78 del 2009, convertito in Legge n. 102/2009.
A seguito di questi interventi laBanca d’Italia ha emanato nuove istruzioni conformandosi al dettato legislativo e ricomprendendo anche le Commissioni nel TEG, arrivando quindi a ricomprendere tutto quanto in termini di oneri, escluse le imposte, l’utente paghi in derivazione dall’uso del credito.
Inoltre il giudice risolveva la qualificazione dell’intervento normativo non in termini di retroattività del nuovo disposto, ma in forza dell’art. 644 cod. pen. che già ricomprendeva a tenore letterale ogni corresponsione onerosa.
Non illustreremo la complessa questione del confronto tra TEGM e TEG, compiuta con attenzione dal giudice, limitandoci a confermare che il conto massimo del costo del denaro nei contratti di aperture di creditodeve essere comunque contenuto nel tasso soglia che si è precisato.
Se la parte richiamata è quanto rappresenta la realizzazione dei presupposti dell’usura in senso oggettivo e cioé quando, individuati i parametri da applicare, si ha usura che configura il reato a prescindere dalla considerazione di elementi volitivi caratterizzanti la condotta dell’agente o della vittima, esiste poi un’estensione che è rappresentata dalle peculiarità della condotta dell’operatore e della situazione in cui si realizza l’operazione.
Ci riferiamo al quarto comma dell’art. 644 cod. pen., che prevede la parificazione all’usura prima illustrata per quella che derivi da una situazione ove il saggio di interesse applicato sia al di sotto della misura limite del c.d. “tasso soglia”.
Dispone la norma che “sono usurari anche gli interessi, pur inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha datio promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”.
Mentre, come detto al comma precedente, vi è un limite al di sopra del quale non va compiuta altra indagine se non la verifica del superamento della soglia massima, anche i casi di non superamento vanno guardati con attenzione potendo ancora integrare l’usura “quando chi li ha datio promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”.
In entrambi i casi di usura l’effetto che scaturisce è il diritto alle restituzioni e al risarcimento dei danni (art. 644 cod pen. ultimo capoverso).

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