Categorie approfondimento: Societario
15 Luglio 2013

INPS: doppia contribuzione previdenziale

Di cosa si tratta

L’INPS torna al tema del versamento di una doppia contribuzione previdenziale e come si debba applicare il regime della “prevalenza”; lo ha fatto la Circolare INPS n. 78 del 14 maggio 2013, tema non nuovo e del quale già abbiamo trattato (nel sito: “ La contribuzione INPS del socio lavoratore e Amministratore di S.r.l. ”, “ Le Sezioni Unite contro la doppia contribuzione INPS: il criterio dell’attività prevalente” e “ Doppia contribuzione INPS per i soci amministratori: la Corte Costituzionale scrive la parola fine? ”.
La Circolare muove dal considerare l’art. 1, co. 208 delle legge 23 dicembre 1996, n. 662 e D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12 co. 11, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
La Circolare focalizza il regime contributivo applicabile ai soggetti che si trovino ad esercitare contemporaneamente un’attività da cui percepiscono redditi assoggettabili alla Gestione Separata, di cui alla legge n. 335/95, art. 2, co. 26 ed altra attività imprenditoriale che comporta obbligo di iscrizione alla gestione commercianti o artigiani.
L’art. 1, co. 208 della L. 23 dicembre 1996, n. 662 prevede che: “Qualora i soggetti (di cui ai precedenti commi) esercitino contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente. Spetta all’Istituto nazionale della previdenza sociale decidere sulla iscrizione nell’assicurazione corrispondente all’attività prevalente…”.
L’INPS ha ritenuto che per attività autonome, soggette a comparazione in termini di prevalenza, devono intendersi solo quelle che abbiano natura imprenditoriale, ossia definibili ai sensi dell’art. 2195 c.c., come attività economiche organizzate ed esercitate professionalmente dall’imprenditore, al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi e soggette a registrazione.
L’applicazione del criterio della prevalenza è stata sempre esclusa in ordine a quelle attività autonome svolte in forma non imprenditoriale e che rientrano nell’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata di cui alla legge n. 335/95, art. 2, comma 26. Pertanto, in caso di contemporaneo esercizio di due attività, l’una di natura imprenditoriale e l’altra compresa tra quelle iscrivibili alla gestione separata, l’INPS ha proceduto ad imposizione contributiva nell’ambito di entrambe le gestioni previdenziali interessate.
Però è intervenuto il legislatore che, con D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, co. 11, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto una norma di interpretazione autentica relativa al citato co. 208, disponendo: “L’art. 1, co. 208 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’Inps. Restano esclusi dall’applicazione dell’art. 1, co. 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui all’art. 2, comma 26, legge 16 agosto 1995, n. 335”.
La giurisprudenza successiva ha uniformemente applicato la disposizione, ribadendo che “l’esercizio di attività di lavoro autonomo, soggetto a contribuzione alla Gestione separata, che si accompagni all’esercizio di un’attività d’impresa commerciale, artigiana o agricola, la quale di per sé comporti obbligo di iscrizione alla relativa gestione assicurativa presso l’Inps, non fa scattare il criterio dell’attività prevalente” (Cass. S.S.U.U., 17076/11; dello stesso tenore, Cass. S.S.U.U., 17074/11). Infatti, “la regola per cui ci si deve iscrivere presso l’unica gestione ove si svolge l’attività prevalente è rimasta in vigore, ma riguarda solo gli iscritti alla gestione Inps dei lavoratori autonomi ossia artigiani, commercianti e coltivatori diretti: ad es. i commercianti che svolgano anche attività di artigiano, o i coltivatori diretti che vendano i prodotti della coltivazione, ecc.” (Cass. sez. VI civ. n. 3839/12).
In considerazione del fatto che la norma è “una disposizione di interpretazione autentica, diretta a chiarire la portata della disposizione interpretata” (Cass., sez. lav. N. 5678/12), con conseguente effetto retroattivo, deve essere applicata a tutti i rapporti previdenziali attivi ed ai periodi contributivi ancora recuperabili entro i termini prescrizionali.
Nell’ipotesi in cui un soggetto contemporaneamente eserciti una qualsiasi attività autonoma che comporti obbligo di iscrizione alla Gestione separata ed un’attività imprenditoriale compresa tra quelle iscrivibili alla Gestione commercianti o artigiani, ai fini di tale ultima iscrizione non è richiesta la verifica del requisito della prevalenza, bensì degli elementi della abitualità e della professionalità della prestazione lavorativa, nonché degli altri requisiti eventualmente previsti dalle rispettive discipline normative di settore.
La Circolare ritiene superati i chiarimenti forniti con il messaggio n. 14905/99, nella parte in cui risulta in contrasto con la norma sopravvenuta, facendosi riserva di diramare ulteriori precisazioni in ordine ad eventuali fattispecie concrete che richiedano specifici approfondimenti.
Dispone inoltre che in sede di valutazione dei requisiti richiesti ai fini dell’iscrizione di un soggetto alle gestioni ART/COM, le strutture territoriali si attengano a quanto ora esposto, procedendo ad una verifica della fattispecie concreta, al fine di garantire la legittimità del provvedimento ed evitare eventuali soccombenze dell’Istituto in giudizio.
Dall’istruttoria dovrannno emergere idonei elementi probatori in ordine alla personalità della prestazione lavorativa ed all’abitualità dell’apporto conferito, da valutarsi in base al tipo di attività ed all’impegno che essa richiede.
Sono soci lavoratori tutti coloro che svolgono un’attività rivolta alla concreta realizzazione dello scopo sociale, al suo effettivo raggiungimento attraverso il concorso della collaborazione prestata a favore della società dai collaboratori della stessa.
Può ritenersi abituale un’attività effettuata per poche ore al giorno e non tutti i giorni, come è nel caso della gestione immobiliare, oppure un’attività necessaria all’interno del processo aziendale anche se non costituisce lo scopo aziendale, quale quella di predisposizione della documentazione necessaria alla vendita (Cass. Sez. lav. n. 11804/12); parimenti, può ritenersi abituale un’attività di vendita di merce on-line, ove sia effettuata con carattere di sistematicità e di reiterazione nel tempo.
Come affermato dall’Agenzia delle Entrate con Risoluzione n. 126/E del 16 dicembre 2011, i “connotati dell’abitualità, sistematicità e continuità dell’attività economica vanno intesi in senso non assoluto ma relativo, con la conseguenza che la qualifica di imprenditore può determinarsi anche in ragione del compimento di un unico affare, avente rilevanza economica e caratterizzato dalla complessità delle operazioni in cui si articola, che implicano la necessità di compiere una serie coordinata di atti economici”, pensiero questo sicuramente discutibile.
La prova circa la partecipazione al lavoro aziendale con i caratteri della personalità e dell’abitualità spetta all’INPS. Si segnala che la giurisprudenza è particolarmente attenta ai profili probatori e richiede che la verifica della presenza dei requisiti di legge e dell’abitualità della prestazione, sia effettuata in modo puntuale e rigoroso. Pertanto, si ritiene indispensabile che l’onere probatorio venga compiutamente assolto e che l’attività di verifica dei requisiti non si limiti a riscontri meramente documentali, bensì si estenda, ove necessario, ad accertamenti da effettuarsi in loco.
Indubbiamente la presenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni sono elementi che possono avere rilevanza al fine della valutazione: di recente la suprema Corte ha confermato di ritenere compiuta la prova dell’esercizio dell’attività da parte del socio in presenza della semplice domanda di iscrizione e dell’assenza di lavoratori ad eccezione dell’altro socio (Cass. Sez. lav. n. 11685/12). A tal proposito, è da tener presente che “per partecipazione personale al lavoro aziendale deve intendersi non soltanto l’espletamento di un’attività esecutiva o materiale, ma anche di un’attività organizzativa e direttiva, di natura intellettuale, posto che anche con tale attività il socio offre il proprio personale apporto all’attività di impresa, ingerendosi direttamente ed in modo rilevante nel ciclo produttivo della stessa” (Cass. sez. lav. n. 5360/12).
Le istruzioni verranno utilizzate anche in sede di istruttoria dei ricorsi amministrativi, nella duplice ottica di esercitare i diritti di imposizione contributiva confermati dal legislatore e di non aggravare il contenzioso giudiziario con provvedimenti non supportati da idoneo corredo probatorio.
In considerazione dei contrastanti orientamenti giurisprudenziali che hanno preceduto la disposizione normativa, l’INPS ritiene ravvisabili i presupposti di cui al co. 15 lettera a) dell’art. 116 della legge n. 388/00, e ha disposto la riduzione alla misura degli interessi legali delle sanzioni civili, relative ai casi di mancato o ritardato pagamento dei contributi. La riduzione non è riferibile alle fattispecie già definite, quelle coperte da giudicato ovvero per le quali vi è stato un pagamento senza riserva di ripetizione, mentre sarà applicata, a richiesta del soggetto interessato, ai periodi contributivi la cui scadenza di versamento si colloca entro il 31 luglio 2010, data di entrata in vigore della legge n. 122/10, recante la disposizione di interpretazione autentica. Per i periodi successivi, le sanzioni verranno calcolate secondo gli ordinari criteri di cui alla legge n. 388/00, art. 116, co. 8.

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