Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
18 Agosto 2016

Imposte pagate all’estero e la voluntary disclosure. La doppia imposizione

Di cosa si tratta

La legge 15 dicembre 2014, n. 186, che ha introdotto la possibilità di chiudere il passato fiscale per le imposte omesse, nulla dice con riferimento a quelle imposte che fossero state già pagate sui redditi nel Paese estero ove il reddito è stato prodotto.
Non sarà forse questo il motivo per il quale il contribuente si asterrà dall’aderire alla collaborazione volontaria, ma il tema è rilevante anche perché attiene ad accordi internazionali e principi di natura generale.
Non dicendo nulla la legge, c’è chi confida che vi provveda un improprio legislatore, cioè il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione, contenuta all’art. 5-sexies del D.L. n. 167/1990, convertito dalla legge n. 227/1990, norma introdotta dalla legge n. 186/2014 al primo comma.
Al Direttore sarebbe demandato di determinare le “modalità di presentazione” della domanda e di pagamento dei tributi e “ogni altra modalità applicativa delle relativa procedura”.
A noi non pare che questo tema appartenga alla competenza del Direttore perché una modalità applicativa della procedura non è il riconoscimento della deducibilità delle imposte già pagate; mentre la prima è meramente organizzativa e applicativa, il tema posto è di natura sostanziale; interpretazione siffatta che afferma la competenza del Direttore supererebbe i limiti della riserva costituzionale in materia di imposte. Quanto argomentato non esclude che nei fatti sia l’emananda Circolare che andrà poi a stabilire come regolarsi ed allora, se riconoscerà quei crediti, tutto bene perché nessuno vuole sostenere il contrario, ma se affermerà l’opposto, il punto sarà di sicuro oggetto di infinite discussioni successive.
La deduzione delle imposte pagate all’estero è tema trattato dal TUIR all’art. 165, 5° co, che afferma che il credito non spetta nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi esteri: “Per i redditi d’impresa prodotti all’estero mediante stabile organizzazione o da società controllate di cui alla sezione III del capo II del Titolo II, la detrazione può essere calcolata dall’imposta del periodo di competenza anche se il pagamento a titolo definitivo avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al primo periodo d’imposta successivo. L’esercizio della facoltà di cui al periodo precedente è condizionato all’indicazione, nelle dichiarazioni dei redditi, delle imposte estere detratte per le quali ancora non è avvenuto il pagamento a titolo definitivo”.
Nel momento nel quale il contribuente formula la domanda di adesione compie una dichiarazione relativa ai redditi da “sanare”; è in questo momento che pensiamo si attualizzi la possibilità di fare valere la deduzione di quanto già pagato ad altro Paese a titolo di imposte sul reddito che va ora a dichiarare.
Una diversa interpretazione sarebbe contraria al modello degli accordi internazionali in materia che hanno riguardo ad impedire l’effetto sostanziale di non duplicare il pagamento delle imposte.
Un altro profilo che dovrebbe portare alla più corretta interpretazione della mancante disposizione dovrebbe anche essere il confronto con l’altro nuovo strumento del ravvedimento speciale in discussione in Parlamento da inserire nella legge di Stabilità.
Essendo questa una dichiarazione integrativa nulla osta che, operata l’integrazione, si tenga in considerazione il credito. La sostanziale identità di ratio non giustificherebbe conclusioni diverse a seconda dello strumento prescelto.
Se non vi fosse tanta tensione e premura in parlamento per l’approvazione di questa legge, sarebbe bastato un piccolo emendamento aggiuntivo sul punto nella diversa sede per risolvere definitivamente il problema.

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