Categorie approfondimento: Estero
10 Maggio 2007

La decisione della commissione europea sull’imposizione fiscale dei cantoni svizzeri per le società estere

Di cosa si tratta

La Commissione europea ha sciolto le riserve, delle quali parlavamo nell’articolo:”l’imposizione fiscale dei cantoni svizzeri e la posizione della comunità europea” il 13 febbraio 2007, adottando una decisione (IP/07/176) in cui sostiene che alcuni regimi di tassazione delle società applicati dai cantoni svizzeri a favore di società di partecipazione, miste e di gestione, costituiscono aiuti di Stato e risultano incompatibili con le norme contenute nell’accordo tra la Comunità europea e la Confederazione Svizzera del 22 luglio 1972.
La Comunità Europea da tempo stava considerando questa situazione e ora ha ritenuto di prendere posizione contro la loro ammissibilità.
La Commissione UE ha guardato alcuni regimi fiscali cantonali e ha ritenuto la non compatibilità con l’articolo 23 dell’Accordo che dispone: “Sono incompatibili con il buon funzionamento dell’Accordo, nella misura in cui siano suscettibili di pregiudicare gli scambi tra la Comunità e la Svizzera: ogni accordo tra imprese, ogni decisione di associazioni di imprese e ogni pratica concordata tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza per quanto riguarda la produzione e gli scambi di merci; lo sfruttamento abusivo, da parte di una o più imprese, di una posizione dominante nella totalità del territorio delle parti contraenti o in una parte sostanziale di questo; ogni aiuto pubblico che falsi o minacci di falsare la concorrenza, favorendo talune imprese o talune produzioni”.
“Se una parte contraente reputa che una determinata pratica è incompatibile con il presente articolo, essa può adottare le misure appropriate nei modi e secondo le procedure di cui all’articolo 27”.
La Commissione ha rilevato come la presenza di norme che consentano l’esenzione dalla tassazione parziale o totale degli utili realizzati all’estero dall’imposta cantonale o municipale sulle società rappresenta un sostanziale incentivo per le multinazionali che hanno stabilito le sedi in Cantoni come quelli di Zug e Schwyz.
Nel cantone di Zug le holding companies sono esenti dalle imposte cantonali e municipali e sono unicamente soggette al pagamento delle imposte sul reddito al 4 per cento per un reddito imponibile fino a 100 mila franchi svizzeri e al 7 per cento per l’ulteriore reddito. Analogo trattamento è riservato nel caso di trasformazione in holding o management company, mentre le riserve occulte sono soggette all’imposta ordinaria in caso di assegnazione, rivalutazione e trasferimento della sede all’estero nei cinque anni successivi al cambiamento dello status.
Per il cantone di Schwyz le società holding e le management companies sono soggette al pagamento dell’imposta sul reddito nella misura del 2 per cento per i redditi sino a 20mila CHF e del 4 per cento per l’ulteriore reddito e della tassa sul patrimonio netto nella misura dello 0,005 per cento, mentre gli immobili scontano l’imposta nella misura dello 0,08 per cento.
Le motivazioni dell’opposizione del Dipartimento federale delle Finanze sono note e sono già state riportate dal richiamato articolo. In effetti sostenere che esista una regolamentazione contrattuale tra la Svizzera e l’Ue che obblighi la Svizzera a parificare la sua imposizione delle imprese a quella degli Stati membri dell’Ue è alquanto arduo sulla base del patto riportato.
Inoltre la Svizzera, non essendo parte del mercato interno dell’Ue, non è soggetta all’applicazione né delle norme sulla concorrenza previste dall’accordo Ce, tra cui le norme sugli aiuti pubblici, né del codice di comportamento relativo all’imposizione delle imprese concordato tra gli Stati membri.
Da ultimo, le disposizioni cantonali sulle imprese, oggetto della critica, non rappresentano una discriminazione per le società nazionali e non sono un trattamento di favore per le società estere.
Il non applicare un’imposta cantonale sull’utile delle società holding rappresenta un principio di imposizione valido a livello internazionale al fine di evitare le doppie imposizioni.
Se si considera che lo scambio commerciale non è compromesso dalle disposizioni criticate, in quanto il tipo di imprese in discussione non può esercitare in Svizzera una attività volta a tale attività e, se lo può fare, è solo per le società miste e in via sussidiaria, gli argomenti a sostegno vanno a scadere.
Sul piano della convenienza economica la Svizzera opera in modo da essere vantaggiosa e l’imposizione fiscale è uno dei fattori di appetibilità al quale ritiene con correttezza di fare ricorso, non diversamente da alcuni Paesi comunitari.
La Svizzera dichiara che opererà ancora affinché il Paese mantenga o migliori l’attrattiva per le imprese nazionali ed estere che è quanto dire che si avranno ulteriori sviluppi politici.

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