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22 Gennaio 2019

L’illegittima esclusione del socio nelle società di persone

È illegittima l’esclusione del socio di una società di persone che abbia conoscenza dell’esclusione dalla comunicazione a lui inviata senza avere partecipato all’assemblea, alla quale non era stato invitato e dove il provvedimento è stato adottato. Non integra il presupposto per l’adozione del provvedimento il fatto che il socio escluso abbia operato a favore di altra società, intrattenendo rapporti commerciali ove non sia provato che questo abbia rappresentato una ingerenza nell’attività della S.a.s. dalla quale è stato escluso.
Il Tribunale di Roma, Terza Sezione, dott. Guglielmo Garri, ha pronunciato la sentenza tra una Società in accomandita semplice e un socio accomandante in data 28 dicembre 2017, n. 24139.
Con citazione notificata alla SAS, un accomandante conveniva in giudizio la società per annullare la delibera assembleare dichiarando illegittima l’esclusione del accomandante dalla società.
Il socio assumeva la nullità della delibera in quanto adottata senza la comunicazione della convocazione dell’assemblea e in quanto il socio sarebbe stato estraneo ad ogni atto di ingerenza nell’amministrazione della Sas; questa si difendeva affermando che l’unico onere che incomberebbe, ai sensi dell’art. 2287 c.c., sul socio accomandatario, è quello della comunicazione della esclusione: onere che sarebbe stato assolto dalla medesima attrice nel proprio atto di citazione, ribadendo che il socio accomandante avrebbe violato ripetutamente il divieto di immistione di cui all’art. 2320 cod. civ.. La causa veniva rinviata all’udienza in cui il giudice la tratteneva in decisione e la domanda era ritenuta fondata.
Preliminarmente è stata ritenuta priva di pregio la doglianza afferente la mancata convocazione per l’assemblea del socio escluso.
Il giudicante ha ritenuto di condividere il consolidato e risalente orientamento della Cassazione (Sez. 1, Sentenza n. 153 del 10 gennaio 1998) secondo cui “Nella disciplina legale delle società di persone manca la previsione dell’organo e del metodo assembleare, con la conseguenza che, dovendosi adottare la delibera di esclusione di un socio (per la quale è richiesta la maggioranza dei soci non computandosi tra questi quello da escludere), non è necessario che siano consultati tutti i soci, né che essi manifestino contestualmente la propria volontà attraverso una delibera unitaria, essendo sufficiente raccogliere le singole volontà idonee a formare la richiesta maggioranza e comunicare poi la delibera di esclusione al socio escluso, affinché sia posto in condizione di esercitare la facoltà di opposizione dinanzi al tribunale”.
La delibera di esclusione del socio di società di persone non presuppone la convocazione dell’assemblea dei soci, ma richiede che l’esclusione debba essere deliberata dalla maggioranza dei soci, non comprendendosi nel numero di questi il socio da escludere (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6394 del 15/07/1996).
Pertanto, la legittimità della delibera di esclusione prescinde non solo dalla convocazione dell’assemblea, ma anche dalla preventiva convocazione del socio, che ha il diritto di ricevere comunicazione della deliberazione per poter proporre opposizione.
Per quanto concerne il merito della delibera il giudice ha ritenuto che la stessa vada annullata non ricorrendo i presupposti per l’utile esercizio del potere di esclusione.
Il fondamento dell’esclusione sarebbe stato dato dall’avere il socio richiesto un decreto di ingiunzione formulato da altra società, amministrata dal socio escluso, nei confronti della SAS che non integra in alcun modo la violazione del divieto di immistione contestato al accomandante. Il decreto nei confronti della SAS era stato emesso per forniture di merci rimaste insolute: tale rapporto commerciale fra le due società non evidenziava la contestata violazione del divieto di ingerenza nell’amministrazione, atteso che la scelta di avvalersi di società amministrata dall’accomandante per l’approvvigionamento delle merci non evidenzia una condotta di immistione nella misura in cui non si provi che gli specifici e continuativi ordini alla società terza siano stati decisi dal socio escluso: a tal riguardo non vi era alcuna prova di natura documentale che legittimasse la conclusione.
In ordine alla generica contestazione di immistione nell’amministrazione da parte dell’accomandante si rilevava in via generale la carenza motivazionale della delibera che si limitava a contestare il compimento di atti di ordinaria e straordinaria amministrazione senza alcuna specifica puntualizzazione in ordine agli stessi.
La carenza di prova sull’esistenza della violazione del divieto oggetto di contestazione ha comportato l’accoglimento della domanda di invalidità della delibera.

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