Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
20 Gennaio 2016

Il waiver dopo la voluntary disclosure

Di cosa si tratta

In molti casi per coloro che hanno aderito alla definizione fiscale della regolarizzazione delle attività finanziarie e dei beni detenuti all’estero e non dichiarati in Italia, è stato necessario procurarsi dagli intermediari il waiver ossia l’autorizzazione all’istituto a fornire notizie personali presso la banca.
Non va dimenticato che l’avere fatto ricorso al waiver, che consentiva anche di avere ulteriori sconti in sede di definizione delle sanzioni, non comporta la completa disponibilità del denaro e delle attività finanziarie.
Il punto 4. dell’art. 5-quinquies delle legge richiamata in materia di sanzioni prevede uno sconto pari alla metà del minimo quando il contribuente trasferisca, aderendo alla voluntary disclosure, le attività in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo, che consentono uno scambio effettivo di informazioni con l’Italia.
Compiuta questa operazione le attività non possono liberamente essere trasferite presso altro intermediario od anche in altro Paese in quanto ”entro trenta giorni dalla data di trasferimento delle attività, l’autore della violazione è obbligato a rilasciare, l’autorizzazione… all’intermediario presso cui le attività sono state trasferite e a trasmettere, entro sessanta giorni dalla data del trasferimento delle attività, tale autorizzazione alle autorità finanziarie italiane” con l’effetto in caso di omesso rispetto di questo obbligo di vedere applicata altra pena.
Il denaro all’estero è sostanzialmente “vigilato”, non è vietato utilizzarlo, ma la sua movimentazione deve essere oggetto di attenzione; nel caso di trasferimento in Italia non vi sarà nessun obbligo dal momento che l’accesso alle informazioni è già assicurato senza waiver.
Nei casi indicati lo spostamento va segnalato e non è la sede della dichiarazione annuale dei redditi quella nella quale l’operazione va compiuta per essere in regola.
Scattano quindi due termini nel caso di movimentazione delle attività finanziarie all’estero: il primo entro il quale il nuovo intermediario estero deve ricevere l’autorizzazione del cliente per fornire informazioni al Paese e un secondo perché il contribuente provveda ad informare le autorità italiane.
Con le nuove disposizioni che si stanno elaborando per esempio in Svizzera, in caso di apertura di un nuovo rapporto, sarà lo stesso intermediario a chiedere che il cliente provveda a consegnare l’autorizzazione e riteniamo che senza di questa non si vada ad instaurare il nuovo rapporto. Bisognerà poi osservare la diligenza di compiere l’operazione nei confronti del proprio Paese e il termine entro il quale farlo è di sessanta giorni.

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