Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
15 Settembre 2002

Il “nuovo trasferimento d’azienda” (d. lgs. n. 18/2001)

Di cosa si tratta

Il d. lgs. n. 18/01, che ha recepito la dir. 98/50/Ce, ha innovato la disciplina del trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 cod. civ. sia sotto il profilo della nozione di trasferimento d’azienda, sia sotto il profilo della tutela del lavoratore. Ci occuperemo qui del primo aspetto, il secondo essendo trattato in altro tema: Il trasferimento d’azienda alla luce del d. lgs. n. 18/2001: la tutela del lavoratore.
Con la riforma dell’art. 2112 cod. civ., la nozione di trasfermento d’azienda, che nel testo previgente era taciuta, viene ora esplicitata, peraltro in maniera molto ampia: non solo si tratta di “qualsiasi operazione che comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata”, ma il giudice, nel riconoscimento della fattispecie, deve “prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base dei quali il trasferimento è attuato”.
Si tratta pertanto di nozione assai comprensiva: il mutamento nella titolarità, comunque esso avvenga, comporta un trasferimento e il fatto che si faccia riferimento a un’attività economica organizzata, che è nozione più ampia del concetto tradizionale di azienda, postula che la disciplina del nuovo art. 2112 cod. civ. si applica anche a tutti quei casi, oggi sempre più frequenti, in cui a essere trasferito è piuttosto l’apporto professionale di un complesso coordinato di dipendenti, che beni materiali idonei all’esercizio dell’impresa: si pensi ad esempio al servizio di assistenza informatica interno a una impresa, dove appunto è preponderante la professionalità degli operatori rispetto all’apporto dei beni materiali che essi utilizzano nell’espletamento delle loro mansioni.
Inoltre, il legislatore avverte che non ha rilievo il nome che si dà al contratto, se questo in concreto va a realizzare una mutamento nella titolarità. In particolare, il legislatore prende esplicitamente in considerazione le due tipologie negoziali che, nella prassi dei contratti di trasferimento d’azienda, più usualmente ricorrono: l’usufrutto e l’affitto (d’azienda), che pertanto non potranno essere utilizzati per sottrarsi alla disciplina dell’art. 2112 cod. civ.
Un altro aspetto interessante è il recepimento, da parte della novella, del concetto di ramo d’azienda, inteso quale “articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata”, già peraltro elaborato da parte della giurisprudenza, che, sulla base del vecchio testo della norma (ma l’orientamento dovrebbe a maggior ragione consolidarsi con il nuovo testo), riteneva che tale requisito non venisse meno laddove anche il cessionario avesse integrato i beni aquisiti con altri di sua sfera o che avesse coordinato, integrandola, la struttura del ramo acquisito, con i propri servizi amministrativi, di gestione del personale, ecc., purché vi fosse un unico centro direttivo idoneo a collegare funzionalmente alla produzione la struttura sorta dall’integrazione.

In sintesi

I nodi interpretativi che si pongono dall’esame del nuovo testo dell’art. 2112 cod. civ. (e in particolare quelli legati ai concetti di preesistenza al trasferimento dell’attività e di mantenimento della identità aziendale nel trasferimento, pure enucleati nella norma) non possono essere in questa sede affrontati, anche perché implicherebbero un esame delle più varie fattispecie concrete che si potrebbero porre.
Può invece essere interessante rilevare che se, come detto, per configurare un ramo d’azienda deve sussistere un unico centro direttivo idoneo a collegare funzionalmente alla produzione la struttura, diverso appare il discorso per le attività accessorie all’attività principale: a titolo esemplificativo, il servizio di paghe e contributi può essere affidato a terzi senza che per questo i dipendenti passino automaticamente ai servizi del cessionario. Salvo diverse pattuizioni e con l’ovvio avvertimento di consultare un professionista che valuti le particolarità del caso concreto, si potrà ipotizzare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo o, se ne ricorrano i presupposti, un licenziamento collettivo per riduzione di attività.

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