Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
11 Dicembre 2014

Il nuovo reato di autoriciclaggio

Di cosa si tratta

Dopo aver disciplinato l’istituto della voluntary disclosure, nella seconda parte della norma il legislatore ha sancito l’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di autoriciclaggio, con l’inserimento nel codice penale dell’art. 648-ter.1.
Fino ad oggi lo strumento principale per punire l’occultamento dei profitti derivanti da altro reato era l’art. 648-bis – rubricato Riciclaggio – che prevede la punibilità chi sostituisca o trasferisca “denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto doloso, ovvero compia in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa”. Il limite di tale fattispecie di reato sta nel fatto che il soggetto punibile sia solo chi ricicli i proventi derivanti da un reato commesso da terzi e non anche di un reato commesso dallo stesso soggetto.
Con l’introduzione del nuovo reato il legislatore ha voluto sanare tale “lacuna” dell’ordinamento prevedendo la punibilità anche di chi “auto-ricicli” ossia reimpieghi i proventi derivanti da un reato dallo stesso commesso con la finalità di occultane la provenienza.
Prima di analizzare nello specifico la nuova figura occorre effettuare due premesse; in primo luogo “non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale”. In sostanza, è esclusa la configurabilità del reato di auto-riciclaggio qualora i proventi del reato presupposto siano goduti dal soggetto senza trarre dall’utilizzo un ulteriore vantaggio.
In secondo luogo, in forza del principio dell’irretroattività della legge penale sfavorevole al reo il nuovo reato introdotto dalla Legge n. __ del 4 dicembre 2014potrà trovare applicazione solo con riferimento ai fatti verificatisi successivamente all’entrata in vigore della norma.
Più in dettaglio, il nuovo articolo del codice penale sancisce la punibilità di “chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.
Come è possibile notare il legislatore non ha limitato il reato solo a colui che abbia posto in essere la condotta “presupposta” ma lo ha esteso anche a colui che abbia concorso alla sua realizzazione.
Per quanto riguarda la condotta tipica punita essa consiste nell’impiegare, sostituire o trasferire, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti da un “reato presupposto” riconducibile al solo novero dei delitti non colposi. Il reimpiego dei proventi deve poi avvenire nell’ambito di quelli che potremmo definire come investimenti atti a creare nuova ricchezza o nuovi vantaggi (in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative).
La finalità perseguita dal soggetto deve poi essere quella di mascherare la provenienza delittuosa dei proventi o delle altre attività, il legislatore utilizza infatti la locuzione “ostacolare concretamente”.
La sanzione prevista dall’art. 648-ter.1 per la commissione dei fatti di cui sopra è la reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000. Vi è tuttavia una riduzione della reclusione da uno a quattro anni e della multa da 2.500 a 12.500 euro se “il denaro, i beni o le altre utilità provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni”.
E’ interessante poi osservare che l’aver commesso i fatti nell’esercizio di un’attività bancaria o finanziaria e, più in generale, nell’esercizio di altra attività professionale è considerata una circostanza aggravante con conseguente inasprimento della pena.
E’ invece prevista la diminuzione fino alla metà della pena “per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto”.

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