Categorie approfondimento: Lavoro
15 Settembre 2013

Il costo del licenziamento: ASpl

Di cosa si tratta

La Circolare INPS n. 44 del 22 marzo 2013 è intervenuta a chiarimento delle modifiche apportate dalla legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Legge di stabilità 2013), che ha introdotto significative modifiche alla legge n. 92/2012, di riforma del mercato del lavoro.
Le principali variazioni hanno riguardato l’avvio del nuovo sistema degli ammortizzatori sociali per i settori sprovvisti di tutele e alcuni aspetti dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI). Con riguardo all’Asp; (i profili contributivi sono stati illustrati nella circolare n. 140/2012) la legge di stabilità 2013 ha rivisitato i criteri impositivi del contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro.
Per il contributo dovuto nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato il co. 250 dell’unico articolo della legge n. 228/2012, alla lettera f), riformula il co. 31 dell’art. 2 della legge 92/2012, che reca la relativa disciplina.
Dopo la modifica il testo diviene: « Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30».
La legge introduce un nesso tra il contributo e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro è stato interrotto; i datori di lavoro saranno tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.
Sono escluse dall’obbligo contributivo le cessazioni del rapporto a seguito di: a) dimissioni (salvo quelle per giusta causa o intervenute durante il periodo tutelato di maternità); b) risoluzioni consensuali, salvo quelle derivanti da procedura di conciliazione presso la D.T.L., c) nonché da trasferimento del dipendente ad altra sede della azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici; d) decesso del lavoratore.
La misura del contributo.
Al fine di rendere più semplice e snello il meccanismo di versamento del contributo, la norma ha sostituito il precedente parametro del 50% del trattamento ASpI spettante al lavoratore cessato con il 41% del massimale mensile.
Il riferimento legislativo va inteso come un richiamo alla somma limite di cui all’art. 2, c. 7 della legge n. 92/2012 che, per l’anno 2013, è stabilita in € 1.180,00. Questo valore, utilizzato dal legislatore come soglia per determinare l’importo della prestazione mensile spettante al lavoratore, è annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT intercorsa nell’anno precedente. Ne consegue che, per le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nel 2013, a decorrere dal 1 gennaio, per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, la contribuzione da versare sarà pari a € 483,80 (€1.180X41%). Per i soggetti che possono vantare 36 mesi di anzianità aziendale, l’importo massimo da versare nel 2013 sarà, quindi, €. 1.451,00 (€. 483,80 X 3).
Stante il nuovo impianto della norma, si precisa che:
a. il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time);
b. per i rapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi, il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro; si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario. Per un rapporto di 10 mesi, ad esempio, l’importo da versare nel 2013 sarà pari a € 403,16;
c. nell’anzianità aziendale si devono includere tutti i periodi di lavoro a tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato si computano se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40%. Nel computo dell’anzianità aziendale non si tiene conto dei periodi di congedo di cui all’art. 42, c. 5 del D.Lgs, 151/2001;
d. la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo prevista una definizione rateizzata.
Per l’art. 2, co. 32, il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione di cui all’art. 2, co. 1, lett. m) del D.Lgs. n. 167/2011.
Il contributo di cui all’art. 2, co. 31, è dovuto nei casi di dimissioni dell’apprendista per giusta causa o intervenute durante il periodo tutelato di maternità.
La contribuzione deve essere versata nei casi di procedura di conciliazione da tenersi presso la D.T.L. secondo le modalità previste all’art. 7 della legge n. 604/1966, come sostituito dall’art. 1, co. 40, della legge di riforma. In questa ipotesi, qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore l’erogazione della nuova indennità ASpI.
L’art. 2, c. 35 stabilisce che, a far tempo da 1º gennaio 2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale ex art. 4, c.9, della legge n. 223/1991, non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di cui trattasi è moltiplicato per tre volte.
Casi di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo.
L’art. 2, co. 33, della richiamata legge n. 92/2012, dispone l’esclusione dal versamento del contributo, fino al 31 dicembre 2016, dei datori di lavoro tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, co. 4, legge n. 223/91.
Il successivo co. 34 prevede che il contributo in argomento non è dovuto, per il periodo 2013 – 2015, nei seguenti casi:
a. licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai CCNL;
b. interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.
Infine, in forza della previsione contenuta all’art. 34, co. 54, lettera b) della legge n. 221/2012, restano escluse dal contributo le cessazioni intervenute a seguito di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex artt. 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero di processi di riduzione di personale dirigente conclusi con accordo firmato da associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria.
L’ultima esenzione opera con esclusivo riferimento a situazioni che rientrano nel quadro dei provvedimenti di “tutela dei lavoratori anziani” di cui all’art. 4 della legge n. 92/2012. Modalità operative.
La legge non si sofferma sulle modalità di assolvimento della contribuzione. Ai fini della individuazione del momento impositivo, l’Istituto, d’intesa con il Ministero del Lavoro, ha ritenuto che l’obbligo contributivo debba essere assolto entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica la risoluzione del rapporto di lavoro (es. per un licenziamento avvenuto il 4 maggio 2013, il contributo ex art. 2, comma 31 della legge 92/2012 deve essere pagato entro la denuncia riferita al mese di giugno 2013, i cui termini di versamento e di trasmissione sono fissati, rispettivamente, al 16 e al 31 luglio 2013).
Per la valenza “contributiva” assegnata alle somme dovute in relazione alle interruzioni dei rapporti di lavoro, il relativo versamento soggiace all’ordinaria disciplina sanzionatoria prevista in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria a carico del datore di lavoro.
In sede di prima applicazione della norma, in relazione alle interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nei periodo di paga da “gennaio a marzo 2013”, il versamento del contributo ex art. 2, c. 31 della legge 92/2012 potrà essere effettuato, senza aggravio di oneri accessori, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.
Contribuzione ASpI. Ulteriori precisazioni.
Come illustrato nella circolare n. 140/2012, l’assicurazione ASpI è caratterizzata da un sistema di finanziamento alimentato da un contributo ordinario, nonché da maggiorazioni contributive. Riguardo al contributo ordinario, lo stesso è dovuto in misura piena (1,31%+0,30%) per gli apprendisti, compresi quelli per cui opera, secondo i criteri illustrati nella circolare n. 128/2012, lo sgravio contributivo introdotto dalla legge n. 183/2011.
La medesima contribuzione (1,61%) risulta dovuta, da “gennaio 2013”, con riferimento agli apprendisti mantenuti in servizio al termine del periodo di formazione ex art. 7, c. 9 del D,lgs n. 167/2011.
Per i rapporti di apprendistato instaurati con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, invece, stante il combinato disposto di cui agli art. 7, c. 4, del D.Lgs. 167/2011 e 2, c. 37, della legge 92/2012, il carico contributivo datoriale rimane fissato in misura pari al 10%, per la durata di 18 mesi dalla data di assunzione.
Per i dipendenti somministrati il contributo ordinario ASpI resta determinato in misura pari a 1,31% e non comprende l’ulteriore percentuale (0,30%) di cui all’art. 25 della legge n. 845/1978.
Con riferimento al contributo addizionale (1,40%) – introdotto dall’art. 2, co. 28, della legge n. 92/2012 in relazione ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato sullo stesso potranno operare le riduzioni contributive previste dall’ordinamento per tutte le tipologie di assunzioni a tempo determinato agevolate (es. contratti di inserimento ex D.Lgs. 276/2003, stipulati entro il 31 dicembre 2012; assunzioni di over 50 disoccupati da oltre dodici mesi o di donne, introdotte dall’art. 4, co. 8 e 11 della legge 92/2012).
Stante il richiamato disposto di cui all’art. 2, c. 37 della legge di riforma del mercato del lavoro, il contributo non è dovuto nelle ipotesi di assunzione a tempo determinato, ex articolo 8, c. 2 della legge n. 223/1991, di lavoratori in mobilità.

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