Categorie approfondimento: Lavoro
24 Marzo 2007

Il contratto di inserimento

Di cosa si tratta

Il contratto di inserimento è stato introdotto dal D.Lgs. n. 276 del 2003 in luogo del contratto di formazione e lavoro, il cui impiego attuale è limitato alla sola pubblica amministrazione. Questo contratto è volto a realizzare l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro di alcune categorie di lavoratori individuati dalla legge, e passa attraverso un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore ad uno specifico contesto lavorativo.
Possono compiere le assunzioni con questo contratto di inserimento: le singole imprese o i loro consorzi, i gruppi di imprese, le associazioni professionali, socio-culturali e sportive, le fondazioni, gli enti di ricerca (pubblici e privati), le organizzazioni e associazioni di categoria, nonché gli enti pubblici economici, mentre non possono procedere all’assunzione i datori di lavoro che non abbiano confermato in servizio almeno il 60% dei lavoratori il cui contratto sia venuto a scadere nei 18 mesi precedenti; non si computano i lavoratori dimessisi, quelli licenziati per giusta causa e quelli che abbiano rifiutato la proposta di rimanere in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Non si computano altresì i contratti risolti nel corso o al termine del periodo di prova, nonché i contratti non trasformati in rapporti di lavoro a tempo indeterminato fino al numero di quattro. In ogni caso non operano limiti nell’ipotesi in cui nei 18 mesi precedenti all’assunzione del lavoratore sia venuto a scadere un solo contratto di inserimento.
I lavoratori che possono essere assunti con contratto di inserimento sono i giovani compresi tra i 18 ed i 29 anni, i disoccupati di lunga durata da 29 fino a 32 anni di età, i disoccupati con più di 50 anni di età che siano privi di un posto di lavoro, i lavoratori che desiderano riprendere l’attività dopo almeno due anni di disoccupazione, le donne di qualsiasi età residenti in aree svantaggiate per l’occupazione femminile (tali aree erano state individuate dal DM 17 novembre 2005 per gli anni 2004, 2005 e 2006; si considera svantaggiata qualsiasi donna di un’area geografica al livello NUTS II in cui la percentuale media di disoccupazione superi il 100% della media comunitaria da almeno 2 anni e nella quale la disoccupazione femminile abbia superato il 150% del tasso di disoccupazione maschile nel territorio considerato per almeno 2 dei 3 anni precedenti. Inoltre si aggiungono le persone affette da grave handicap fisico, mentale o psichico.
I contratti collettivi (nazionali, territoriali, aziendali) sono demandati a determinare le modalità di definizione dei piani individuali di inserimento e con un accordo interconfederale, siglato l’11 febbraio 2004, sono state fissate le prime indicazioni per l’effettiva applicazione dell’istituto in tutti i comparti produttivi.
La disciplina interconfederale ha carattere transitorio e si applicherà fino a quando sarà sostituita dalle specifiche intese raggiunte in sede di contrattazione collettiva di categoria.
L’ accordo regola il contenuto del contratto, nel quale devono essere specificati:

  • la durata, che, nell’ipotesi di reinserimento di soggetti con professionalità compatibili con il nuovo contesto organizzativo, può prevedere durate inferiori alla massima stabilita dalla legge (18 mesi); il periodo di prova, come definito dalla contrattazione collettiva di categoria,
  • l’orario di lavoro, determinato in base al C.C.N.L. applicato,
  • l’inquadramento,
  • la formazione teorica che deve essere prevista per una durata non inferiore a 16 ore;
  • i servizi aziendali, come mensa e trasporti, ai quali si ha diritto ovvero a godere delle indennità sostitutive eventualmente corrisposte agli altri lavoratori,
  • il trattamento di malattia ed infortunio non sul lavoro secondo quanto previsto in materia di contratti di formazione e lavoro o, in mancanza, da accordi collettivi aziendali; in base alla durata del rapporto di inserimento/reinserimento deve essere riproporzionato e in ogni caso non può essere inferiore a 70 giorni,
  • le maggiorazioni per lavoro straordinario notturno, festivo, in turni secondo le regole generali valevoli per gli altri lavoratori,
  • la trasformazione del rapporto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il periodo di inserimento/reinserimento che va computato nell’anzianità di servizio, con esclusione degli aumenti periodici di anzianità o istituti assimilati e della mobilità professionale, disciplinata dalle clausole dei contratti che prevedano progressioni automatiche di carriera legate esclusivamente all’anzianità.

Sul piano del tipo di attività il contratto di inserimento può avere ad oggetto qualsiasi attività lavorativa e deve essere stipulato in forma scritta, come da principio generale in materia, e nel contratto deve essere indicato il progetto individuale di inserimento, concordato con il lavoratore, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore al contesto lavorativo.
Le modalità di definizione dei piani individuali di inserimento sono demandate ai contratti collettivi (nazionali, territoriali, aziendali) e in assenza di accordi sindacali, il Ministero del lavoro determina in via provvisoria, con decreto, le modalità di definizione dei piani in questione.
In caso di gravi inadempienze nella realizzazione del progetto individuale di inserimento la cui responsabilità sia da ricondurre esclusivamente al datore di lavoro e che siano tali da impedire la realizzazione della finalità del relativo contratto, il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di inserimento, maggiorata del cento per cento. La maggiorazione contributiva predetta esclude l’applicazione di qualsiasi altra sanzione prevista in caso di omessa contribuzione.
Il contratto di inserimento ha una durata non inferiore a 9 mesi e non superiore a 18 e, nel caso di assunzione di persone affette da grave handicap fisico, mentale o psichico, la durata massima è elevata a 36 mesi; dal computo sono esclusi i periodi di astensione per maternità e servizio militare. Il contratto può essere prorogato solo nel rispetto dei limiti massimi indicati e non è rinnovabile tra le stesse parti.
Ove il rapporto di inserimento si prolunghi oltre il termine di scadenza originariamente concordato o successivamente prorogato, il contratto si trasforma in contratto di lavoro a tempo indeterminato, sempre che venga superato il termine di 30 giorni di cui all’art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 368/2001.
Salvo come altrimenti regolato dai contratti collettivi, al contratto di inserimento si applicano le disposizioni sul rapporto a tempo determinato e, durante il rapporto di inserimento, la categoria di inquadramento del lavoratore non può essere inferiore, per più di due livelli, alla categoria spettante, in applicazione del contratto collettivo nazionale, ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è preordinato il progetto di inserimento.
Sempre salva diversa previsione da parte dei contratti collettivi nazionali o territoriali, sottoscritti dalle associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, il sottoinquadramento non trova applicazione nei confronti dei lavoratori di cui all’art. 54, comma 1, lett. e), D.Lgs. n. 276 del 2003 (donne di qualsiasi età residenti in area geografica il cui tasso femminile di occupazione, determinato con decreto del Ministero del lavoro, sia inferiore almeno del 20% di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10% quello maschile).
Fino alla riforma del sistema degli incentivi alla occupazione, i benefici economici previsti dalla disciplina vigente in materia di contratto di formazione e lavoro trovano applicazione, nel rispetto del Regolamento (CE) 5 dicembre 2002, n. 2204/2002 della Commissione, nel caso in cui il contratto di inserimento sia stipulato con lavoratori appartenenti alle seguenti categorie dei disoccupati di lunga durata da 29 fino a 32 anni di età, dei disoccupati con più di 50 anni di età che siano privi di un posto di lavoro, dei lavoratori che desiderano riprendere l’attività dopo almeno due anni di disoccupazione, delle donne di qualsiasi età residenti in aree svantaggiate per l’occupazione femminile, delle persone affette da grave handicap fisico, mentale o psichico.
Con la solita riserva della contrattazione collettiva, i lavoratori assunti con contratto di inserimento sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti dalla legge e dai contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative ed istituti.

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